Stucchevole. Quantomeno. O meglio appare così di primo acchito il dibattito sulla necessita di un referendum per stabilire se unirsi a Lodi o no nell’eventualità che la provincia di Piacenza venga sciolta perchè inutile.
Che la Provincia di Piacenza sia inutile, come probabilmente lo sono tutte le altre, non è chiaro solo ora che il governo ha deciso di dare una sfoltita. Lo è da tempo immemorabile. Basterebbe vedere le decisioni che sono state prese in questi anni dall’ente per capire che non era necessario eleggere nessuno per asfaltare qualche strada e fare piani che poi, regolarmente, nessuno rispetta perchè c’è sempre una scappatoia per aggirarli. Gli esempi sono infiniti: dall’energia, al rispetto del paesaggio, all’uso dei fiumi e così via. In questa fase delicata e di incertezza si tenta di aggirare l’ostacolo parlando d’altro, come avviare un dibattito che va avanti da diverso tempo sulla necessità di aggregarsi a Lodi per evitare la sciagura di vedersi associati a Parma. L’eterno conflitto. Comunque sia è una posizione come un’altra.
Per sfuggire allo scioglimento amministrativo dell’ente ora si cerca di tracciare una strada diversa da cui si traggono però alcune indicazioni significative. Prima alcune domande. Perchè a Piacenza si parla di aggregarsi a Lodi? Pare di leggere dietro a questa proposta la solita visione piacentina di potercela “vedere dentro con Lodi” mentre, anche per ragioni storiche, sembrerebbe più difficile giocarci il futuro con Parma. Sic. E ancora sic, alla maniera piacentina, insomma pensare che oltre Po vi sia una realtà debole su cui poter esercitare il proprio dominio senza fatica? Così si ragiona a Piacenza: vincere sull’avversario debole, o meglio, che si pensa debole. Tralasciando le questioni prettamente di carattere istituzionali e procedurali (vedasi i referendum celebrati a Cortina che fine hanno fatto) si sono mai chiesti i propugnatori di questa soluzione cosa ne pensa Lodi? E perchè in quell’eventualità dovrebbe essere Piacenza a mantenere la supremazia e quindi gli uffici periferici importanti quando si è di fronte a un territorio che, sul piano della produzione e della ricchezza, forse, non ha nulla di meno dei piacentini. Che i Lodigiani sian gente supina che si spellano le mani per darsi ai piacentini? Ma che valore aggiunto porteremmo noi a una zona del sud milanese oltre ai pendolari che già ogni giorno vanno e vengono per mangiare? Porteremmo qualche chilometro quadrato di montagna franante, seconde case già di proprietà in gran parte dei milanesi, tangenziali non concluse, piste ciclabili inesistenti, navigazione fluviale idem con patate, digital devide a livelli da terzo mondo ma anche, e son cose concrete, milioni di metri cubi di logistica che certamente potrebbe allargarsi ancora di più perchè, se vogliamo raccontarla fino in fondo, Piacenza per il basso milanese altro non rappresenterebbe che braccia e cervelli per lavorare e una piattaforma di partenza delle merci. E le intelligenze? Ma questa è merce a cui Piacenza non tiene particolarmente, si sa.
Non facciamo ridere e per una volta diciamo la verità che nessuno in questa provincia vuole mai raccontarsi. Piacenza vuole il profilo basso, vuole restare sotto traccia perchè sotto traccia non si rischiano i patrimoni consolidati e, anzi, si perpetuano. Un territorio così conciato, da qualsiasi parte si metta, resta perdente, sempre. Se avessero voluto imprimere una svolta a Piacenza si sarebbe pensato un poco più in grande sul suo futuro e il suo futuro altro non poteva essere se non avere un’alta qualità di vita e di servizi che avrebbe sì questo potuto attrarre residenti negli ultimi vent’anni e contrastare in questo modo quel numero malefico di 350mila abitanti al di sotto dei quali le province incontrano l’oblio. Cultura, servizi alla persona, ambiente valorizzato. Investimenti che invece sono sfuggiti di mano basti vedere l’uso che è stato fatto del tesoretto. Quello che manca a Piacenza ora e anche dopo è la capacità di progettarsi oltre il proprio conto in banca. Per questo resterà suddita, a qualsiasi carro si attacchi.




