scritto da Francesca Lombardi Lug - 3 - 2018 TAG: ,

Infine, no alla Pertite. Come previsto, del resto.
Solo che la decisione adottata in consiglio comunale il 25 giugno scorso – stralcio definitivo delle ipotesi Pertite e Lusignani, superamento del protocollo firmato nel febbraio 2017 da Comune, Ausl, Regione, Demanio e Difesa – comporta la necessità di rivolgersi al mercato privato. Niente di male, senonché la Regione, player certo non secondario nella partita in atto, paventa a questo punto costi aggiuntivi e lo dice a chiare lettere (missiva dell’assessore alla Sanità Venturi, letta da Barbieri in Consiglio comunale), costi supplementari per l’acquisizione dell’area sul libero mercato con rischio conseguente di “danno erariale” che in soldoni vuole dire spendere denaro pubblico in misura più alta del necessario. Ecco, in sostanza, su quale tavolo si gioca oggi la partita con, in mezzo, la denuncia dei consiglieri comunali di centrodestra, Trespidi compreso, nei confronti della Regione: ingerenza nei confronti dell’autonomia decisionale del Comune, entrata a gamba tesa e cose del genere. Ma vediano le ragioni della Regione. Nella sua lettera da Bologna l’assessore alla Sanità Sergio Venturi mette in guardia sulla necessità di motivare in modo adeguato e convincente la scelta di accantonare l’ipotesi di un’area pubblica (Pertite e Lusignani, appunto) per rivolgersi al mercato privato. Il rischio, secondo la Regione, è quello di derogare a “interessi pubblici prioritari”. Questi si concretizzano nel minor consumo di suolo, nella rivitalizzazione di contesti territoriali degradati e soprattutto nel “riuso non oneroso dei beni immobili dello Stato”. “Precise ragioni di natura sia tecnica che economica – continua la lettera – devono essere alla base della scelta”.
E ancora: l’ipotesi di scelta di aree anche private, sulle quali edificare l’ospedale, “presuppone che il comune affermi e motivi esaustivamente con proprio atto che nessuna delle due aree demaniali suscettibili di trasferimento non oneroso per il comune (in sostanza Pertite e Lusignani) è in grado di soddisfare l’interesse pubblico”.
La risposta del comune di Piacenza, attraverso giunta e maggioranza, non si è naturalmente fatta attendere: ma al di là delle vibrate proteste di numerosi esponenti del centrodestra (indebita ingerenza della regione sulla libera scelta di un libero comune, per riassumere), le motivazioni del superamento del protocollo e la necessità di allargare lo sguardo al privato le hanno sottolineate il sindaco Barbieri e il consigliere Foti. “Le contrarietà a Pertite e Lusignani, quindi alle aree demaniali – ha scandito Barbieri – non sono di carattere politico, ma tecnico. Si tratta di due aree che, per motivi diversi, risultano inidonee”.
L’ex caserma Lusignani, è noto, presenta una metratura insufficiente, in sostanza è ‘piccola’. Ma la Pertite? E’ Tommaso Foti a ribadirne, dal punto di vista suo e della maggioranza, l’inadeguatezza. Il nodo, per il parlamentare piacentino di FdI, consiste nell’impossibilità di superare l’ostacolo rappresentato dalla pista di collaudo per i carri armati. In sostanza, la Difesa, nel concedere l’area, ha posto come conditio sine qua non il mantenimento della pista o in alternativa l’individuazione di un’area altrettanto idonea sulla quale far rombare i cingolati dell’esercito italiano.
“Sono sette anni – rileva Foti – che lo spazio per una nuova pista non si riesce a individuare. Oltretutto – prosegue – si tratta di un’operazione che avrebbe dei costi non indifferenti. E allora perché parlare per la Pertite di acquisizione non onerosa?”. Il centrodestra, inoltre, sottolinea l’incognita dell’eventuale contaminazione ambientale dell’area che, al netto di ulteriori costi di bonifica, non sembra costituire il miglior viatico per una struttura sanitaria.
Convinta, infine, della assoluta inopportunità delle decisioni del comune di Piacenza, l’opposizione Pd. Così Stefano Cugini: “Devono esserci ragioni inoppugnabili alla base della scelta di pagare per un’area privata anziché acquisirne una pubblica a titolo non oneroso, perché Corte dei Conti e uffici regionale su queste vigilano con attenzione. In assenza di motivazioni assolutamente inoppugnabili, quale dirigente metterà la sua firma?”

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