Commercio in crisi: rischio desertificazione
I casi Mercatone Uno, Carrefour e Mediaworld

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Zuavi
Giuliano Zuavi segretario Filcams Cgil

di Elena Caminati – Il commercio è in forte sofferenza e i soldi da spendere sono sempre meno. Potrebbe sembrare un’affermazione banale ma non la è. Non la è quando la realtà offre agli occhi degli osservatori una fotografia vivida e reale e quando le saracinesche, inesorabilmente, si abbassano. Accade anche, e sempre di più, nella florida Piacenza. L’ultimo caso quello del supermercato Carrefour che ha chiuso i battenti il 24 aprile scorso. Oggi per i 22 dipendenti c’è la cassa integrazione e domani verrà avviata la procedura di mobilità. Tra l’altro la chiusura di Carrefour ha reso praticamente priva la zona ovest della città di un qualsiasi punto vendita alimentare. Ma a fronte di un biennio in cui le perdite sono arrivate a 800 mila euro, l’unica prospettiva era la chiusura. “Secondo noi ci sono due responsabilità – spiega Giuliano Zuavi segretario della Filcams Cgil – negli ultimi anni Carrefour non ha investito sul sito piacentino, cosa che abbiamo fatto presente alla proprietà; questo non ha fatto bene al centro commerciale che lo ospitava. Una struttura che però va condotta in modo diverso, a mio avviso – continua Zuavi – è lasciata a se stessa, senza iniziative e attrattive per la clientela”. Molti sono i negozi vuoti all’interno del centro in via Atleti Azzurri d’Italia, circa il 40% ha chiuso negli ultimi anni.
Il pericolo, oltre quello principale occupazionale, è anche che si creino nuove cattedrali nel deserto, immensi siti vuoti, difficili da rilevare. “Stanno girando voci che stiamo verificando interessate a rilevare Carrefour – spiega il segretario della Filcams – abbiamo avuto anche un incontro con il Comune che ha preso un chiaro impegno a verificare la possibilità di ingresso di un nuovo marchio che possa dare una risposta al rischio desertificazione della zona e al problema occupazionale”.
Non se la passa di certo meglio un altro marchio famoso, Mercatone Uno che in sette anni ha collezionato un passivo per oltre 630 milioni di euro a livello nazionale. Le conseguenze sono arrivate a caduta sui singoli negozi, quello di Fiorenzuola non è passato indenne. Qui ci sono una trentina di lavoratori che non hanno alcuna certezza per il futuro. Anche il colosso della tecnologia Mediaworld ha annunciato, in tutta Italia, la chiusura di 7 punti vendita e numerose procedure di mobilità. A Piacenza la situazione sembra sotto controllo ma è l’inizio di una fase non certamente positi va dal punto di vista occupazionale. Secondo il sindacalista le principali responsabilità di questa moria del commercio sono soprattutto politiche.
“Il vero punto è il potere d’acquisto. La crisi cominciata nel 2008 è fortemente peggiorata. Abbiamo un’esigenza – spiega Zuavi – mettere nelle tasche dei lavoratori una buona quota di soldi prelevati, in questi anni, in modo scellerato spostando le ricchezze da una parte all’altra del paese. Io credo che la crisi sia destinata a peggiorare”.
La Cgil, fortemente critica verso le politiche dell’attuale Governo, identifica alcuni punti per riportare ricchezza nelle tasche dei lavoratori a partire dal rinnovo dei contratti nazionali di lavoro, una vera riforma dell’Irpef, assegni familiari alla famiglie numerose e ai pensionati. E gli 80 euro in più i busta paga? “Del tutto insufficienti – sentenzia Zuavi – quando non si arriva alla seconda settimana significa avere un gap di 600/700 euro mensili. Oltre a questo, credo che sia immorale chiedere ad un lavoratore di utilizzare il trattamento di fine rapporto in busta paga per aumentare il suo potre d’acquisto. Si chiede di uscire dalla crisi utilizzando i propri soldi, credo sia immorale”.

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