Commercio e boom cinese
Ma la crisi bussa anche a oriente

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emmevi - fucilieri - NEGOZI CINESIdi Elena Caminati – Sono passate da 48 nel 2004 a 132 nel 2014. Stiamo parlando delle imprese individuali con titolari di nazionalità cinese. In un periodo nero per il commercio, in cui negozi storici di casa nostra abbassano la saracinesca dall’oggi al domani, ci siamo chiesti chi resiste. Basta guardarsi distrattamente attorno per accorgersi che là dove fino a pochi anni campeggiavano insegne luminose dei grandi marchi dell’elettronica oggi sono arrivati i Gran Market cinesi, veri e propri bazar dove si trova praticamente tutto, dall’elettronica ai prodotti per l’igiene personale, a prezzi davvero irrisori. Ma non solo, anche i bar, persino nei piccoli centri della provincia, sempre più spesso sono gestiti da cinesi. E la risposta è nei numeri. I dati elaborati dalla Camera di Commercio su dati di Infocamere ci confermano che negli ultimi anni le imprese made di China sono aumentate in modo sempre crescente. In particolare, nel 2014, i settori d’impresa dove i cinesi la fanno da padrone sono il commercio al dettaglio (53 titolari) e le attività di ristorazione (41), ovvero ristoranti e bar, per l’appunto. Il segreto? Secondo Elisa, occhi a mandorla e sorriso solare, titolare insieme ai genitori del bar Piccadilly a Piacenza, il contenimento dei costi sul personale, e tanto, ma tanto, olio di gomito.
“E’ da tre anni e mezzo che gestisco questo bar e non mi posso lamentare – ci conferma con un sorriso soddisfatto – all’inizio c’è stata un po’ di difficoltà con i clienti e con il mestiere, poi è stato facile. Basta offrire un servizio di qualità, buoni prodotti, cortesia e un bel sorriso”. Ma allora perchè tanti negozi oggi chiudono soffocati dalla crisi? Elisa va dritta alla risposta, senza giri di parole. “Io gestisco questo bar insieme ai miei genitori e ad una sola barista dipendente; prima di noi c’erano tre baristi, una cuoca e una signora delle pulizie. I costi si fanno sentire. Noi invece ce la facciamo bene, una cosa è pagare tre dipendenti, un’altra è una sola persona”.
Nel commercio il primo boom si è registrato nel 2011 quando le imprese aperte con titolari cinesi furono 63 nel settore commercio al dettaglio, nel 2014 si sono abbassate a 53. Nella ristorazione invece il boom si è avuto proprio nell’ultimo periodo: 41 nuove imprese registrate presso la Camera di Commercio di Piacenza nel 2014, 35 nel 2013, 31 nel 2012 e 25 nel 2011. Nel settore servizi alla persone, 19 sono state le nuove attività nel corso del 2014.
Nonostante i numeri incoraggianti però, tra i gestori di market e ristoranti che abbiamo cercato di intervistare c’è poca voglia di parlare; anzi a qualcuno di loro scappa qualche commento che tanto ottimista non è. “Siamo in tanti anche noi – ci dice il commesso di un bazar aperto da un paio d’anni – è ovvio che anche per noi è difficile”. Un altro giovanissimo cinese dietro al bancone, con un italiano stentato, ci confessa che si va avanti tra alti e bassi, mentre la titolare di uno dei più grandi gran market a due passi dal centro, ci risponde che i prezzi accessibili, orari di apertura spalmati sette giorni su sette, dal mattino alla sera, permettono di avere una vasta clientela.
Sarà che la crisi del commercio ha bussato la porta anche qui?
Capitolo cessazioni: si registrano una decina di chiusure nel settore del commercio a fronte di 4 nuove aperture, 3 cessazione nel settore ristorazione a fronte di 6 aperture. Dove si registra la maggiore concentrazione di attività gestite da cinesi è Piacenza, seguita da Castel San Giovanni e Fiorenzuola.

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