Pubblichiamo un comunicato del Comitato che si batte contro il bitumificio di Gossolengo che invita l’Amministrazione Comunale e l’Ente Parco a schierarsi a difesa del Parco del Trebbia.
“Gli articoli apparsi su Libertà il 3 e 4 Marzo scorso dal titolo – Parco del Trebbia, la “porta” agli Scout – e – Rifiuti nell’ex impianto, corsa per la bonifica – a firma Brusamonti ci portano a esprimere alcune considerazioni sull’auspicato futuro sviluppo del Parco del Trebbia.
Non vi è dubbio che il Parco rappresenti un’opportunità unica in tema di salvaguardia ambientale e della biodiversità, come del resto sia il Comitato “NO AL BITUME – SI AL PARCO DEL TREBBIA” che Legambiente vanno da tempo sostenendo e per la quale si stanno da sempre battendo.
Apprendere che finalmente qualcosa si “muove”, che iniziative di volontariato che coinvolgono le generazioni più giovani prendono forma e che finalmente progetti di risanamento ambientale partiranno aiuta, noi inguaribili ottimisti, a non farci perdere la speranza che al Parco si possa dare un futuro sostenibile.
E’ proprio per questo che, purtroppo, l’amarezza e la rabbia aumentano pensando che da qui a qualche mese, a poche centinaia di metri da queste piccole “riserve” di natura e biodiversità, potrebbe sorgere un “mostro” quale l’ormai famigerato mega impianto di produzione conglomerati bituminosi in località Pontenuovo, da tutti indicato con il nomignolo di “Bitumificio di Gossolengo”.
Sapere che lo stesso Ente Parco e la stessa Amministrazione Comunale, che oggi si fregiano – giustamente – delle pregevoli iniziative, non abbiano e non stiano facendo nulla per impedire che tutto quanto di buono si è fatto, si sta facendo e si farà per il parco, venga spazzato via da un progetto industriale non sostenibile e soprattutto non compatibile da un punto vista ambientale, paesaggistico e logico con il Parco stesso, non può che lasciare esterrefatti e sgomenti anche i più radiosi ottimisti. Come interdetti lascia la considerazione che il Comune e la Provincia abbiano incaricato fior fiore di studi legali, a spese dei contribuenti, per contrastare il ricorso al TAR che, di tasca propria, i cittadini sono stati costretti ad esercitare.
Infatti, ci piacerebbe sapere se ai giovani scout sia stato spiegato che da lì a poco, in prossimità del laghetto e dell’aula didattica, sorgerà codesto mostruoso impianto e in aggiunta se ai cittadini verrà chiaramente detto che nell’area dell’ex impianto Dromo non sarà effettuata una definitiva bonifica, per la quale occorrerebbero tantissimi soldi, ma esclusivamente una meritoria e necessaria “messa in sicurezza”.
Ora, non ci vorremmo tra qualche anno trovare nelle medesime condizioni e dover ancora versare “lacrime di coccodrillo”, oltre che pubblico denaro, per opere di “messa in sicurezza” e “bonifiche” che una più lungimirante visione strategica e volontà politica potrebbero già da oggi evitarci.
E’ proprio per questo che, se nella buona fede e nelle buone intenzioni (non nelle comparsate per interesse politico) vogliamo credere, alziamo ancora una volta il nostro grido di allarme e un ultimo appello.
All’Amministrazione Comunale e all’Ente Parco chiediamo ancora una volta di avere CORAGGIO, di schierarsi a difesa del Parco del Trebbia e di unirsi alla battaglia per impedire che il Parco venga a essere così drammaticamente “FERITO”.
Bloccare l’impianto SI PUO’ FARE, basta sinceramente volerlo.
Allora sì che il Parco diventerebbe il “salotto buono” della comunità locale, dove uomo e natura potrebbero integrarsi armonicamente a testimonianza per le future generazioni.
Allo stato attuale sembra utopia ma dobbiamo imporci di immaginare un futuro diverso e davvero sostenibile”.
Comitato “NO AL BITUME – SI AL PARCO DEL TREBBIA”




