Coldiretti: “Natale blindato fa calare del 30% i consumi alimentari. Penalizzati agriturismi e ristoranti”

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Tra speranze future di rilancio e un presente fatto di molte ombre e poche luci, anche per il settore agroalimentare è tempo di bilanci. Una filiera da 538 miliardi di valore, traino fondamentale per l’economia dell’intero Paese, che, nel 2020 segnato dalla pandemia, ha dimostrato tutta la sua importanza non facendo mai mancare il cibo sulla tavola degli italiani. Per sottolineare questa centralità, non a caso, la tradizionale assemblea nazionale di Coldiretti di metà dicembre ha scelto come titolo “L’Italia riparte dagli eroi del cibo”. “Il cibo – ha dichiarato il premier Giuseppe Conte intervenuto per l’occasione – deve e può essere il baricentro della rivoluzione verde che il governo ha sposato con coraggio. Gli agricoltori sono gli ambasciatori del buon cibo e buon vivere italiano, le nostre produzioni sono uniche nel mondo, il nostro tesoro è straordinario. L’agricoltura sarà un asse portante del piano di resilienza e servirà a rilanciare tutto il comparto”.

Da dieci anni cenoni mai così “poveri”, resiste il Made in Italy – “In questi giorni di festa – l’appello invece del presidente di Coldiretti Ettore Prandini – chiediamo agli italiani di sostenere il consumo di prodotti alimentari Made in Italy per aiutare l’economia, il lavoro ed il territorio nazionale in questo momento di difficoltà”. Un’esortazione che si lega ad alcuni dati drammatici. Secondo un’indagine realizzata dall’organizzazione degli agricoltori italiani insieme a Fondazione Divulga, nel 2020 la crisi da covid ha ridotto di 30 miliardi i consumi alimentari, provocando un calo del 12% rispetto allo scorso anno. Una situazione che promette di aggravarsi con le festività: per Coldiretti, infatti, il menù di Natale sarà “tagliato” di un terzo, ovvero si registrerà un -31% della spesa rispetto al 2019, per un valore medio che scende a 82 euro per famiglia. Era da almeno un decennio che non si verificava un calo così consistente -evidenzia l’indagine -, anche se resistono, per così dire, i prodotti nazionali simbolo: si va dal -15% per lo spumante al -4% per i panettoni, mentre crolla dell’80% lo champagne. La crisi fa registrare infatti un ritorno deciso al Made in Italy, con la tendenza di più di 8 italiani su 10 (82%) a privilegiare sulle tavole le eccellenze di casa nostra, con l’obiettivo di sostenere l’occupazione e l’economia locali, in una situazione di difficoltà determinata dall’emergenza coronavirus.

L’annus horribilis degli agriturismi – Inoltre, gli ultimi provvedimenti governativi per contenere il contagio, oltre ad impattare su cenoni e brindisi tra le mura domestiche, avranno una ricaduta pesante sulle entrate di ristoranti e agriturismi, con solo il 4% degli italiani – stima Coldiretti – che mangerà fuori durante le festività, meno della metà di quelli dell’anno scorso. Una stretta che farà salire ad oltre un miliardo le perdite subite nel 2020 dagli agriturismi italiani. “Un vero paradosso – ha denunciato nei giorni scorsi l’associazione Terranostra, ramo agrituristico di Coldiretti – se si considera che gli agriturismi, spesso situati in zone isolate, in strutture familiari con un numero contenuto di posti letto e a tavola e con ampi spazi all’aperto, sono i luoghi più sicuri, perché è più facile garantire il rispetto delle misure di sicurezza per difendersi dal contagio fuori da casa. A rischio – l’allarme di Terranostra – è un sistema che può contare su 24576 strutture con 493319 posti a tavola e 285027 posti letto e che lo scorso anno ha sviluppato un valore di 1,5 miliardi di euro grazie a poco più di 14 milioni di presenze, delle quali ben 8,2 milioni provenienti dall’estero”.

Le festività blindate hanno destato preoccupazione anche a livello locale. Nelle scorse settimane il direttore di Coldiretti Piacenza, Claudio Bressanutti, ha evidenziato come questo “Natale sottotono si rifletterà sul comparto agroalimentare, andando ad aggravare una situazione già difficile, a causa delle chiusure dei ristoranti e delle pizzerie”.

“Troviamo la semente per il domani che vogliamo” – Nonostante un 2020 “nero”, c’è comunque voglia di guardare al futuro con fiducia. “Ripartiamo da qui, ripartiamo da noi, dalla nostra terra”. Questo l’auspicio espresso dagli agricoltori piacentini in occasione della messa dell’8 dicembre in Cattedrale, Giornata Provinciale del Ringraziamento, in cui sono intervenute autorità ed istituzioni locali. “Credo che proprio in questo momento così doloroso – la riflessione del presidente provinciale Ugo Agnelli -, più che concentrarci su tutto quello che non va, sia importante lanciare un messaggio di speranza, di positività. Individuiamo gli spiragli del futuro, iniziamo a lavorarci fin da subito: troviamo insieme la semente che produca il domani che vogliamo”.

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