Chiappa: “I giovani sono pronti e da tempo,
ma adesso servono risposte e azioni concrete”

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«I giovani sono pronti e lo sono da tempo, ma stiamo ancora aspettando risposte e azioni concrete». Non la scrive – «Non mi permetterei mai» – ma se dovesse farlo, nella “letterina” indirizzata all’Esecutivo Letta, Raffaele Chiappa, presidente del Gruppo Giovani Imprenditori del Commercio aderente all’Unione Commercianti di Piacenza e numero uno del Gruppo Giovani Confcommercio Emilia Romagna, chiederebbe «un segnale di rinnovamento».
«E’ quello di cui hanno bisogno i giovani imprenditori, è quello di cui ha bisogno l’intera economia nazionale».
Trentotto anni, titolare della ditta Idea Marketing di Rivergaro che opera nel settore dell’oggettistica promozionale e dei gadget per le imprese, Raffaele Chiappa ha ben chiare le parole d’ordine attraverso cui dirigere la “nave-Italia” fuori dalla crisi. O almeno nella direzione giusta.
Due, principalmente: «Cambiamento e fiducia. All’economia nazionale e ai giovani imprenditori piacentini serve un segnale di cambiamento che infonda in tutti quella fiducia che da tanto, troppo tempo si è persa».
L’orizzonte imprenditoriale nazionale è, secondo Chiappa, «purtroppo sempre uguale a se stesso. Siamo in attesa di una svolta che negli ultimi mesi sarebbe dovuta diventare più vicina, ma che ancora non si vede. Avevamo grandi aspettative, speravamo in risposte più immediate e definitive che, però, il Governo non ha ancora dato».
Mentre le imprese fluttuano nel limbo dell’incertezza futura e il clima economico resta immobilizzato in attesa di azioni che sblocchino la situazione «i giovani si scontrano con il solito tallone d’Achille delle nuove aziende (ma vale anche per quelle più consolidate): l’accesso al credito. Le Banche sono restie a concedere mutui e finanziamenti e questo penalizza in primo luogo quelle aziende virtuose che, a fatica, si sono ritagliate un pezzo di mercato e che rappresentano un’eccellenza nel proprio settore. Penso a tutte quelle imprese che lavorano con l’estero, ma anche alla meccanica che è e resta un settore forte ma che non può rimanere in piedi senza un sostegno. Premiare chi fa, e soprattutto chi fa bene, è la chiave per non far morire aziende meritevoli che magari per dieci anni ce l’hanno fatta con le proprie forze e ora avrebbero bisogno di un piccolo aiuto senza il quale finiranno con il dover chiudere a breve».
In un faccia a faccia con il Governo Letta, sarebbe prima di tutto l’imprenditore a prendere la parola. «Se dovessi scrivere una lettera di consigli? Beh, ci metterei quello che ogni giorno vivo e che vedo vivere dai miei colleghi. La ricetta per risollevare il Paese non la possiedo, ma so per certo che oggi all’Italia serve un segnale forte anche solo su tre o quattro punti. Ma un segnale forte serve. In tempo di incertezza come quello attuale, le parole, i progetti, le previsioni non servono più. La sicurezza nel futuro può arrivare solo dai fatti. Azioni. Nel mondo del lavoro, prima di tutto».
E poi c’è l’incubo Iva. «Aumentare l’Iva per sanare l’economia del paese è un cane che si morde la coda». Chiappa è perentorio. «Così si penalizzano solo i consumi e – aggiunge con tono deciso – ci batteremo affinché questa spada di Damocle non si abbatta su di noi».
Agguerrito e pronto per la sfida, Raffaele Chiappa ha ancora un sassolino che vuole togliersi dalla scarpa: la mancanza di fiducia verso le nuove generazioni. «Il dialogo tra generazioni diverse è sempre complesso. Cambiano i modi di interagire, i modi di approcciarsi alla tecnologia, all’universo lavoro. I pregiudizi verso il nuovo che si fa avanti sono uno scoglio da superare. Per fortuna qualcosa sta cambiando».

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