
Il turismo a Piacenza – come si evince dai dati sulle presenze in città – non sfonda. L’invito di Bernardo Carli – ex preside del Cassinari e operatore culturale molto attivo nel quartiere Roma con la sua “Fabbrica dei grilli” – è quello di mettere da parte “le recriminazioni sulla ignavia dei politici passati” e di mettersi tutti insieme a lavorare, ognuno nel suo piccolo, su un progetto serio a lunga scadenza.
“La settimana scorsa i dati della “caduta” della presenza di turisti nella nostra città. La buona notizia: non siamo la maglia nera della regione. C’è di peggio (ad esempio Reggio perde 800 mila e gli altri non stanno meglio). I dati però necessitano di un commento e, se si ha il coraggio di uscire da locale vizio di considerare la nostra città sempre la più bella, non si può negare l’evidenza. Non fa effetto quel meno oltre trecentomila di Piacenza (su 660), ma il milione e rotti degli altri. Se ne deduce che, se nella attuale tappa del giro non siamo la maglia nera, siamo però i peggiori gregari, quelli che vengono distaccati dagli altri. Reggio, ad esempio, che non è certo una città di grandi attrattive, se oggi lamenta un meno 800 mila, era oltre 1.000.000 e 200 presenze, mentre Parma regge oltre 1.600 mila.
Dati poco dignitosi per un capoluogo come Piacenza. Non è da oggi che scriviamo queste cose, poi ci siamo arresi. Il difetto di noi piascerntini è quello di “incassare”, ma anche i buoni pugili, quelli che sanno incassare, finiscono al tappeto. Ma non è la sola pecca, non siamo capaci a fare squadra, nutriamo un sospetto che forse nasce dalla nostre origini agricole, dal fatto d’essere città di confine, appendice del Ducato. Prima di vivere a Piacenza, colpa di essere stato uno cattivo alunno in geografia, la pensavo parte della Lombardia, ma non ero il solo.
Di fronte ai nostri dati turistici, serve una analisi, a maggior ragione se il periodo di defaillance è quella di Expo. Oggi, di fronte ad un movimento turistico che teme le grandi città, le opportunità, e non ce ne rallegriamo, sono per noi maggiori. Ma come si può fare ad aspettare tempi migliori se non siamo presenti sulla rete con “pacchetti” completi e invitanti. Piacenza da sola non ha tante attrattive come altre città, la si visita in un paio di giorni, o, peggio ancora, se pur superficialmente, in giornata. E’ collocata tuttavia in una posizione ottima e i luoghi intorno sono straordinari, borghi storici, castelli, panorami mozzafiato nelle valli, luoghi di produzione dei vini e salumi che abbiamo necessità di vendere. Il turista tedesco, inglese o giapponese queste cose non le sa. E’ un pigro e ha bisogno di trovare sulla rete un itinerario allettante che lo trattenga nel territorio per una settimana , che gli dia il desiderio di restare, di portare amici, di prendersi una casa in collina e godersi insieme la città ricca e pulita, ben attrezzata; ha bisogno di programmare da casa cosa vedere, dove dormire, cosa mangiare, dove trovare cose da portarsi a casa insieme ai ricordi e le foto.
Senza questo, senza il coraggio di dirci la verità, senza una analisi anche spietata, senza recriminare e dopo metterci tutti insieme a lavorare, credeteci, andiamo davvero poco lontano e tra un anno, expo chiusa, temo che saremo qui a dover fare un bilancio che potrebbe essere anche peggiore. Occorre che tutti i comuni, gli imprenditori, anche i più piccoli, si rendano operativi su un progetto serio e a lunga scadenza che li veda protagonisti. Basta con le divisioni, con le prospettive di guadagni a breve termine, con la volontà di salvarsi senza salvare la squadra.
Lo dicemmo più volte, la cultura, quella sulla quale il nostro disastrato paese riesce a salvarsi, è un volano lento e faticoso da mettere in moto, ma poi con il minimo sforzo produce molto, sfruttando l’inerzia. E’ oggi e nemmeno domattina, il momento in cui bisogna impegnarsi nel farlo girare. E’ inutile adesso recriminare sulla ignavia dei politici passati, non c’è tempo e, visto il nostro carattere locale, potrebbe far aumentare il solco tra chi deve collaborare.
Non basta chiedere una città più pulita e attiva, più rispettosa dell’ambiente, più sicura, insomma, non basta chiedere: occorre che tutti, anche i più piccoli, facciano la propria parte con umiltà e impegno, con creatività e rigore. Occorre far sapere che il nostro territorio vale, ma prima dobbiamo incrementarne quel valore che, purtroppo, diciamolo, oggi non ha. Non servono più le “zolle” in una manifestazione nella quale gli altri avevano campi coltivati, abbiamo fatto quello che potevamo, ma non è bastato per risalire la classifica e tanto meno aspirare alla maglia rosa”.
Bernardo Carli, “la fabbrica dei grilli”




