Tutti (o quasi) contro Federico Pizzarotti, primo sindaco italiano a sottoscrivere la raccolta firme promossa dal comitato “Legalizziamo.it” per regolamentare la produzione, il consumo e il commercio di cannabis e dei suoi derivati. Valanghe di critiche da media locali, mondo politico e operatori sociali si sono riversate addosso al sindaco di Parma, accusato di aver impegnato tutta la città sulle sue posizioni per aver firmato, il 29 aprile scorso nella sala di rappresentanza del Municipio, l’adesione alla campagna antiproibizionista. Pizzarotti aveva incontrato, infatti – insieme al capogruppo di maggioranza Marco Bosi – Luca Marola del Canapaio Ducale, attivissimo da anni nella battaglia contro il proibizionismo, per firmare la proposta di legge popolare promossa da Radicali Italiani e numerose associazioni (tra cui Luca Coscioni, Antigone, Forum Droghe) da presentare in Parlamento per la regolamentazione della cannabis. E non è bastata, a stemperare le polemiche, la dichiarazione di Pizzarotti: “Essere favorevoli alla legalizzazione delle droghe leggere non significa sostenerne l’uso. Non ho mai fumato nemmeno una sigaretta, quindi figuriamoci. Tuttavia il modello repressivo va ripensato” definendo quello della legalizzazione della cannabis, al pari delle unioni civili e della prostituzione, un “tema di civiltà” con possibili ricadute positive da non sottovalutare, in primis quello sulla lotta alla criminalità organizzata, “che vive di ciò che non viene mai regolamentato”. Il principale quotidiano di Parma ha preso una dura posizione contro il sindaco definendo, nell’editoriale firmato dal direttore Michele Brambilla, la scelta di Pizzarotti “una sciocchezza” cui il primo cittadino ha risposto sulla sua pagina facebook sostenendo che “una buona politica si basa non su supposizioni, su stereotipi spesso retrogradi o bigotti, ma su dati, su esperienze di successo”, consigliando ai giornalisti – in buona sostanza – di documentarsi meglio. Ancora sulla Gazzetta di Parma di domenica 1° maggio – insieme a un’intervista in cui il sindaco ribadisce la sua posizione (sostenendo che il “modello repressivo in vigore ha fallito e va cambiato” e aggiungendo: “ho firmato in quanto cittadino, ma è ovvio che la mia posizione attira l’attenzione”) – sono pubblicati numerosi pareri, editoriale del direttore compreso, contrari alla legalizzazione delle droghe leggere e, di conseguenza, alla scelta di Pizzarotti. Unica voce fuori dal coro, ça va sans dire, quella del rappresentante locale dei Radicali Italiani: “Ringraziamo il sindaco per il sostegno alla nostra campagna. E’ ora che la politica torni ad occuparsi di diritti e libertà civili. Decenni di politiche repressive hanno causato danni enormi”.




