In questi giorni il mondo del calcio vive quasi con apprensione le sorti del Parma calcio, formazione dal passato blasonato, simbolo di una citta’ opulenta ed additata da molti come esempio di benessere e di qualita’ della vita. Per salvare la derelitta societa’ gialloblu si stanno muovendo in tanti: Sindaco di Parma, ex-giocatori, Lega calcio e citta’ limitrofe. In pochi ricordano che questo crac viene da molto lontano: correva l’anno 2014 quando la crisi Parmalat travolse anche la societa’ di calcio che, anch’essa affogata dai debiti, riusci’ a salvarsi,pur coperta da milioni di euro di esposizione finanziaria, trasferendo il titolo sportivo ad un nuovo soggetto giuridico ed evitando la ripartenza da dilettanti; da li riparti la gestione-Ghirardi sulla quale , per altro, si stanno addensando nubi minacciose su mancati controlli e situazioni a rischio gia’ in essere da almeno 5 anni. Tra gli “angeli soccorritori” dei cugini ducali e’spuntato a sorpresa anche il primo cittadino piacentino Paolo Dosi lesto ad offrire come “atto dovuto” lo stadio Garilli ad un Parma sfrattato per morosita’dal Tardini. Al di la della cortesia istituzione da “buon vicino” viene spontaneo interrogarsi sull’opportunita’ e sull’utilita’di un simile gesto. Il “Galleana” e’ formalmente uno stadio da serie A ma chi domenicalmente ci mette piede sa benissimo che si tratta di una struttura per larga parte vetusta, maltenuta e sporca, non in grado di ospitare un evento che richiami indicativamente 15-20000 persone come un match di serie A. Va anche sottolineato come lo stadio sia ufficialmente in affitto al Piacenza calcio al quale spetterebbe di norma, l’ultima parola su eventuali sub-affitti del campo di gioco con l’onere di capire chi si farebbe capo dei costi per ospitare certi eventi quali costi di viabilita’, ordine pubblico, luce, ristorazione, pulizie, stewart e tutto quant’altro, senza dimenticare che il Parma Calcio non e’ nemmeno in grado di garantire il lavaggio dei calzini ai propri tesserati, quindi difficilmente capace di tali spese.Sappiamo anche che il comune di Piacenza nel maggio scorso ha ben pensato di destinare circa 300.000 riservati alla manutenzione straordinaria del Garilli (basterebbe almeno ripulire dagli escrementi le gradinate e ripristinare i servizi igienici prima di pensare ad ospitare la serie A) ad altri scopi, come “ripicca” del mancato accordo di fusione tra Piacenza e Pro. E’ di sollievo constatare come i nostri amministratori locali dimostrino particolare sensibilita’ nell’osservare le vicissitudini altrui, ma e’ parimenti inquietante come siano le controversie interne a passare sotto silenzio: chi si ricordo’ del morente Piacenza che falli’ nel silenzio e nell’indifferenza di tutti: politici, imprenditori, sportivi, federazione e lega?. I biancorossi fallirono e finirono nell’inferno dei dilettanti con un monte debiti infinitamente inferiore a quello dell’attuale Parma e fu condannato principalmente per colpa di una banda di “manigoldi” che truccarono un’intero campionato, se allora almeno una parte dell’interesse mediatico e del clamore suscitato dalla vicenda dei parmigiani fosse finito in via Gorra forse non avremmo subito l’onta e la vergogna di vedere un’intera storia e tradizione azzerata dalla giustizia sportiva e da calciopoli. Ora chiediamo agli amministratori di oggi, che anche allora furono incapaci di salvare un patrimonio come era l’allora Piacenza Calcio, almeno di concentrarsi sulla propria citta’ e di cercare di operare per essa, cercando di migliorarla per il bene dei cittadini, questo e’ il vero “atto dovuto” verso i piacentini. Vedere correre tutti al capezzale del Parma Calcio fa molto male, il Piacenza mori nel silenzio di tutti.




