Carli: “Resurrezione di Carovane? Manca la piazza, Piacenza deve ancora imparare a essere una città”

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Si riparla di “Carovane”, dopo l’iniziativa del circolo piacentino di Italia-Cuba di rispolverare, con un ciclo di tre eventi, lo spirito della manifestazione. Pubblichiamo l’intervento in proposito di Bernardo Carli,  ex preside del Liceo Cassinari ed animatore culturale, tra i protagonisti di quella splendida stagione.

“Leggo sul giornale: “torna Carovane”. Grande notizia. Era la migliore iniziativa che portava Piacenza sulla scena della cultura nazionale. Si poteva seguire anche su Radio tre, in collegamento ogni pomeriggio.
Gli ospiti di prima qualità: scrittori, poeti, artisti, grandi giornalisti, diversi premi nobel. Insomma una grande cosa, invidiataci da molte città.
E anche il premio di poesia “Nicholas Guillen”, una perla all’interno di uno scrigno, conferito un anno a Ernesto Cardenal. Il merito degli ideatori, Paolo Maurizio Bottigelli e Enzo Carrà, oltre a tanti volontari. Del primo solo dopo qualche anno sono diventato fraterno amico, perché l’amicizia nasce dalla stima.
Carovane andò poi “in crisi”, con qualche divergenza tra gli ideatori, ma per me era una prevedibile “crisi di crescita”; la manifestazione era cresciuta ma la sua struttura era ancora quella dei primi tempi dell’avventura, uno scheletro troppo fragile per sostenere un corpo sempre giù grande e avvenente. Nel frattempo mi ero avvicinato alla manifestazione: ero venuto a risiedere a Piacenza.
Così accettai la proposta dell’allora Assessore alla Cultura della Provincia di fare una proposta per salvare la manifestazione, incarico che accolsi con timore, ma anche soddisfazione. Lavorai sullo scheletro, lasciando a Bottigelli e Carrà il cuore dell’iniziativa, la settimana storica di eventi, collegandola maggiormente al territorio e dotandola di una serie di “servizi” ad uso degli organizzatori (stampa, pubblicità, gestione, reperimento delle risorse, logistica ecc.). Per il resto la città avrebbe poter godere ancor di più della manifestazione che sarebbe diventata una occasione stabile estesa su tutto l’anno, una sorta di grande contenitore, garantito da un comitato scientifico di intellettuali di fama, che avrebbero nominato di anno in anno un direttore artistico, un po’ come la biennale di Venezia e tante altre iniziative internazionali.
La proposta, opportunamente negoziata aveva trovato approvazione dagli ideatori, che sarebbero comunque rimasti in un ruolo di referenti nel comitato scientifico. Tutto sembrava fatto e all’Assessore le dieci pagine di progettazione erano piaciute, ma poi venne a mancare la volontà politica e, con grande colpa delle istituzioni, Piacenza perse il migliore festival, che creava un buon indotto economico e che avrebbe potuto produrre molta più ricchezza.
Bene, leggo l’articolo che parla della rinascita di Carovane e comincio a dubitare di questa resurrezione.
Le iniziative sono piccole, manca la “piazza” che era teatro degli incontri rendendoli popolari, manca la concentrazione dei giorni e poi, mi chiedo, chi la sostiene dal punto di vista scientifico? Quali intellettuali, scrittori, filosofi, poeti ecc.?
Dov’è un programma organico? Dove mira l’operazione?
Amo questa città, nella quale ho scelto di vivere e più tardi possibile morire, ma avverto anche in questo frangente l’aria stantia della provincia, la faciloneria, il bricolage, la modestia di una città che, lo dico con dolore, fa di tutto per degradarsi al ruolo di borgo.
Sospetto l’ennesimo e doloroso epilogo di “nozze con i fichi secchi”. Un mese fa la città di Lodi ha premiato Luis Sepulveda, in viaggio in Italia. Bottigelli lo conosce bene e si sono telefonati, volevamo chiamarlo a Piacenza per tenere una lezione, magari ad uso dei bimbi delle scuole che leggono alcune sue cose. Non siamo riusciti perché mancavano 150 Euro per pagare allo scritture una notte in albergo e non avevamo la certezza che fosse ricevuto come meritava. Questo è il senso del mio timore, come quando al festival del Diritto siamo riusciti ad avere Zvi Schuldiner, intellettuale israeliano, politologo, professore universitario di fama, impegnato nel dialogo con l’Autorità Palestinese: non siamo riusciti a fargli avere nemmeno il pass riservato agli ospiti; alla sua relazione, illuminante, non un amministratore si è fatto vedere, nemmeno per salutare, e infine lo abbiamo invitato a cena a casa per fargli almeno festa insieme ad altri amici interessati ad incontrare un ospite illustre.
Ancora con tanto dolore: Piacenza deve imparare ad essere una città, riscattandosi dal ruolo storico di periferia di un Ducato che, come diceva Stendhal, già da solo contava assai poco”.

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