Da oltre un decennio il dibattito sulle aree militari e demaniali di Piacenza ha costituito la colonna sonora dell’attività amministrativa del Comune di Piacenza. Tanto se ne discuteva e ci si dimenava a livello istituzionale (era stata creata perfino una commissione consigliare ad hoc) e tanto alla fine il risultato concreto in mano era sempre identico: un pugno di mosche. Da mesi però il vento è cambiato: molte cose si stanno muovendo, eccome. E determinante, in tal senso, è la presenza dell’ex sindaco Roberto Reggi alla direzione dell’Agenzia del Demanio, ovvero l’ingranaggio che più conta per far dialogare le autorità statali (militari e demaniali) ed enti locali. La sua presenza a Roma – unita alla stretta collaborazione con il sindaco Paolo Dosi e l’assessore all’Urbanistica Silvio Bisotti in Comune e con il presidente Francesco Rolleri in Provincia – ha permesso di sbloccare tantissime partite che potrebbero essere tradotte in opportunità economiche e non solo per Piacenza. Non è escluso che la stessa amministrazione comunale, sul cui operato di questi anni sono in molti ad avere giudizi in chiaroscuro, possa tra poco più di un anno spendere elettoralmente questi risultati. E’ già noto che alcuni beni sono già tornati in possesso di Piacenza, come Palazzo Farnese e l’ex Laboratorio Pontieri; e che nei prossimi mesi partiranno i primi bandi legati ai progetti di valorizzazione di 10 immobili cittadini. Gli ultimi brillanti “incassi” sono invece di questi giorni: una nuova palestra in centro storico, vicino al plesso di viale Risorgimento, per gli alunni delle scuole superiori rispondendo così a una criticità assoluta per Piacenza. A questo serviranno 4 dei 9,8 milioni entreranno nelle casse della Provincia di Piacenza che venderà ad Invimit sgr (società di risparmio del ministero dell’Economia) il palazzo della Prefettura in via San Giovanni e la caserma dei carabinieri di viale Beverora. Non solo: partirà a breve anche a uno studio di fattibilità, finanziato dalla stessa Agenzia del Demanio, per la valorizzazione dell’ex Ospedale militare, immobile oggi in stato di abbandono e collocato in una zona nevralgica del centro storico, dove il Comune intende da tempo collocare una parte degli uffici comunali (non è tramontata nemmeno l’ipotesi di un centro commerciale di lusso). Dei meriti di Reggi se n’è accora anche Confedilizia Piacenza che ha ammesso: “La posizione di rilevanza nazionale di Reggi porta a Piacenza, specificamente agli enti locali, una pioggia di denaro e/o di beni immobili”. Ha tuttavia ammonito: “Questa pioggia benefica non deve però essere l’occasione per eseguire opere non necessarie, come qualche politico in vena di spendita già pregusta. S’impone una grossa riflessione, che coinvolge l’intera classe politica e dirigente (se c’è) della nostra provincia. La disponibilità di risorse economiche va sfruttata per mettere anzitutto in sicurezza enti – come le case popolari – che presentano un bilancio da «disastro annunciato» e che, se non verranno risanati, si risolveranno prima o poi in impiego di fondi pubblici, di qualsiasi origine essi siano”. La Confedilizia sottolinea, ancora: “Una volta che un esponente politico porta a Piacenza non chiacchiere al futuro (come i contributi per l’alluvione provinciale) o chiacchiere per guadagnare tempo (come fa il Comune di Piacenza con la pesante contribuzione di Bonifica che grava sui cittadini proprietari di casa o condòmini), ma – al contrario – benefici concreti e tangibili, questo – diciamolo pure – “momento magico” di Piacenza deve essere colto al balzo per diminuire il gravame pubblico che condiziona, in particolare nella nostra provincia, la rinascita: una diminuzione generalizzata di tasse (la Provincia ha il proprio tributo ambientale, invece, al limite massimo e, per il Comune di Piacenza, basta fare riferimento al caro acqua e al carico di altri servizi essenziali) è possibile, solo che la classe politica cambi strategia di consenso, non opere pubbliche da prima Repubblica, ma strategia per dare respiro ai cittadini”.




