
Alternativa per Piacenza riprende da dove aveva lasciato: lancia Stefano Cugini come candidato sindaco che ottiene il via libera dell’assemblea. E’ lui il primo candidato ufficializzato per le prossime comunali di Piacenza.
L’approdo è arrivato dopo un percorso accidentato che ha visto fallire il tentativo di creare un centrosinistra unito di cui facessero parte i partiti maggiori, in primo luogo il Pd che di recente ha abbandonato il percorso.
La candidatura non è una novità (in ApP, per molti, Cugini era il candidato naturale) ma un’accelerazione sulla decisione che va letta anche come una reazione ai fatti giudiziari che hanno coinvolto la politica piacentina nei giorni scorsi con gli arresti di alcuni sindaci dell’Alta Val Trebbia, Mauro Guarnieri, Roberto Pasquali e Massimo Castelli, indicato come possibile candidato per il Pd alle comunali cittadine del prossimo giugno.
La vera spinta è stata soprattutto la necessità politica che si è fatta strada in ApP, forse classificabile come una specie di sentimento che ha riposto alla domanda forte e cogente: “Se non ora quando?”. Come a voler lanciare un messaggio preciso: “Più che mai in questo momento indicare il candidato di ApP è importante per indicare un terreno su cui si può lavorare, dove trovare un’agibilità politica per chiunque abbia voglia e sogni di costruire una Piacenza diversa”. Con la scelta, scontata, della candidatura di Stefano Cugini si è voluto mettere a terra (come si dice oggi) uno spazio per un esercizio politico concreto dopo la tempesta che si è abbattuta sulla politica giovedì 10 febbraio. Il giovedì nero della politica piacentina.
Una “casa”, come spesso ApP ha definito la sua esperienza, dove quell’elettorato piacentino disorientato dal terremoto giudiziario possa trovare ancora la sua stanza…
Bocce ferme sul candidato e archiviati i dissidi, i confronti estenuanti, l’incomprensione su linguaggi diversi e talvolta contrapposti ma archiviata anche l’idea di costruire una unità del centrosinistra che evidentemente è ancora lontana dalla realtà.
Il nuovo tavolo politico ha ora un altro perimetro. Ne fanno parte infatti il Movimento 5Stelle, Europa Verde, Sinistra unita e +Europa oltre ai gruppi espressione delle associazioni e dei cittadini che hanno aderito strada facendo al Laboratorio politico attivato all’inizio del 2021.
Il nuovo corso prende il via con un lavoro in primo piano dedicato alla sintesi del materiale programmatico rimasto sul tavolo inconcluso a cui si dedicherà un gruppo di lavoro specifico. Di fatto da oggi Alternativa per Piacenza lancia la campagna elettorale. Potrebbe essere galvanizzata dal fatto di aver rimosso il macigno partitico. Una rimozione che può essere accolta anche con un sospiro di sollievo, come se si fosse attuato un affrancamento da un tutore eccessivamente ingombrante. L’euforia del primo momento potrebbe innescare alcuni rischi tra cui l’autocelebrazione e la convinzione di bastare a sé stessi. Il tema sullo sfondo resta la sfida di incontrare, parlare, discutere, avere empatia con le persone che da anni sono lontane dalla politica e non votano e che soprattutto non vogliono più ascoltare le ragioni di un riavvicinamento. Una sfida che nell’area del centrosinistra investe non solo ApP ma anche l’altra coalizione con al centro il Pd che si contrapporrà.
L’obiettivo iniziale per cui era nata Alternativa per Piacenza (di cui ha fatto parte da subito anche il Pd) era mettere a punto un programma che affrontasse i problemi più scottanti della città tra cui le questioni ambientali, ma anche i temi sociali, le disuguaglianze ecc.
Un programma che avrebbe avuto il suo interprete nel candidato sindaco che preferibilmente avrebbe dovuto essere espressione di Alternativa stessa.
All’origine del dissidio, in particolare con il Pd, è stato proprio il tema della candidatura (anche sul programma le visioni non avevano avuto una mediazione conclusiva) che aveva diviso il tavolo politico da cui erano uscite alcune componenti attive nel laboratorio di Alternativa.
Da allora le strade si sono separate nonostante i tentativi compiuti per ripristinare unità, la lacerazione nel tempo era diventata profonda fino a consumarsi definitivamente in poche ore. La scelta di oggi di candidare Stefano Cugini era già scritta nelle cose diventando più concreta quando il Pd aveva deciso di abbandonare ApP non riconoscendole un ruolo decisionale dopo che l’assemblea stessa aveva approvato questo ruolo.
Quindi ognuno per sé.
Antonella Lenti




