“Una boa in mezzo al mare, ma senza sopravvalutarla per evitare di rimanere delusi”. E’ la metafora calzante con cui le associazioni di categoria dei commercianti piacentini inquadrano sotto il profilo degli affari la 68esima Adunata nazionale degli Alpini in programma a Piacenza dal 10 al 12 maggio. Da mesi ormai tutti i negozianti si sono attrezzati sviluppando le tattiche a loro avviso migliori per ottenere introiti importanti. C’è chi è pronto, soprattutto nel settore della ristorazione, a tenere aperto 24 ore su 24, convinto che con tre giorni di incasso si possano risollevare le sorti di una stagione. E se tali aspettative fossero eccessive? In altre città dove gli anni passati si è tenuta l’adunata degli alpini, alla fine non c’è stato il boom di affari che ci si aspettava. Abbiamo dunque chiesto ai rappresentanti delle categorie economiche piacentine cosa pensano. E tutti sono concorsi: l’evento è un’opportunità, ma non va caricato di eccessive aspettative. Piuttosto diventi una vetrina per Piacenza in modo da indurre gli alpini a tornare.
Giovanni Struzzola, direttore dell’Unione Commercianti, parla di “un’attesa positiva e molta attenzione intorno all’adunata, quantomeno per far fare bella figura alla città”. Prosegue: “E’ chiaramente l’evento del secolo per Piacenza. E’ un’opportunità. E’ però chiaro che intorno al raduno c’è un circo con sponsor che cercheranno di monopolizzare il consumo degli alpini. Da una parte è un’occasione che i nostri commercianti vedono favorevolmente, magari si illudono. Anche noi abbiamo avuto riscontri che ci hanno raffreddato gli animi: in effetti c’è tanta gente, alcuni settori avranno ottimi introiti, altri meno. Non credo che un alpino abbia intenzione di fermarsi a comprare una giacca o un paio di scarpe. Deve essere un investimento per farli tornare a Piacenza, deve essere una vetrina. Un po’ sono anche gli organizzatori che creano le aspettative, ma su una macchina ben rodata i primi introiti vanno proprio agli sponsor”.
Sulla stessa lunghezza d’onda Cristian Lertora, presidente Fipe. “E’ una grossa opportunità, quello di sicuro, è chiaro non va vista come l’opportunità che salva l’intero anno. E’ meglio credere di lavorare giusto puntando sui nostri prodotti, dobbiamo utilizzarlo come escamotage per vendere il nostro territorio. Non un’occasione di business fine a se stessa, in modo che gli venga ancora voglia di tornare nel nostro territorio. Grande disponibilità degli associati”.
Improntato alla saggezza il commento di Claudio Arzani di Confesercenti, “Meglio fare le formiche che le cicale in questo momento”. Diamo fiducia, ma con riserva. Siamo partiti aderendo a tutte le iniziative necessarie per promuovere l’evento, unico per la storia di Piacenza. Non abbiamo uno storico su cui fare riferimento, ma siamo anche attenti: non vogliamo bruciarci, abbiamo consigliato di aderire alle iniziative per sostenere l’immagine, ma allo stesso tempo prendere le precauzioni necessarie. Se l’attesa non fosse premiata dall’evento, siamo pronti. Sappiamo che in città alcuni baristi stanno facendo vere e proprie pazzie, speriamo che siano premiati. Bisogna fare più le formiche che le cicale, in questo momento”.




