
Un libro che racconta ciò che resta di una cultura contadina fatta di lavoro, parole, gesti e silenzi.
La stalla, la semina, il pascolo, la luna, il pane, il latte, il fieno, il lavoro degli uomini, le madri e i bambiniMartina Picca l’8 aprile alle ore 17,30 in Libreria Romagnosi nell’ambito dei “mercoledì coi grilli per la testa”, rassegna letteraria dedicata alle opere di autori piacentini, presenta “La montagna mia non muore” (edizioni Officine Gutenberg) in dialogo con Daniele Camia, a sua volta scrittore autore di un romanzo ambientato nel nostro Appennino, a Ferriere. Introduce la serata Claudio Arzani, giornalista e organizzatore della rassegna.Classe 1997, cresciuta a Farini d’Olmo, diplomata al Liceo linguistico Gioia, attualmente studia lettere moderne a Milano per coronare il sogno di una vita, insegnare (e attualmente già insegna alla primaria Vittorino da Feltre, generalmente italiano). Con l’editore Officine Gutenberg giunge alla sua quinta pubblicazione dopo “Se una notte di settembre l’alluvione” (2015), seguito da “Ma l’amore resiste”, memorie dalla pandemia che diventeranno un film, quindi “Seconda stella a destra”, storia di un bambino strappato alla vita troppo presto, e ancora “Nome di battaglia Nitzi”, storia partigiana di Carlo Taverna. Una passione, quella della scrittura, che, come afferma, le ha salvata la vita: in quella terribile notte del 2015, la notte dell’alluvione, lei era in casa a Farini, quella casa che poi tutti abbiamo visto nelle fotografie sventrata, divorata a metà dalle acque infuriate del Nure. “Una notte terribile”, ricorda Martina, “abbiamo perso tutto, la casa, il lavoro; siamo scesi in strada di notte in pigiama, sconvolti”. E lo ripete: “scrivere ha una potenza straordinaria, per quanto mi riguarda è stata la mia salvezza”.Una salvezza accompagnata da tante soddisfazioni: grazie al suo primo libro Martina è stata invitata in Rai per un’intervista che casualmente ha ascoltato il regista Roberto Petrocchi che l’ha chiamata per realizzate un film (attualmente in fase di produzione) tratto dal secondo libro, quello dedicato ai giorni della pandemia nella nostra Piacenza. Nell’attesa Martina pensa però di fermarsi perché “c’è il momento adatto alla scrittura ma adesso è il momento della pausa”, dice, ma in realtà il suo impegno non viene certo meno: infatti da poco è responsabile e voce del podcast ‘Quota Appennino’, un progetto che porta al centro l’Appennino piacentino con le sue valli, le sue persone e le loro storie proprio come del resto ha fatto con il suo ultimo libro col quale ci racconta della vita a Proverasso, un agglomerato di case tra Farini e Ferriere in alta Val Lardana, luogo ignoto ai più ma che è il paese dei suoi nonni e il luogo che l’ha vista in culla insieme alla gente della terra, quella della schiena e della testa piegata sui campi, quella dei bambini che portavano le mucche a pascolare e per far passare il tempo pescavano i pesci a mani nude. Di tutto questo Martina parlerà in Libreria Romagnosi con lo scrittore Daniele Camia, a sua volta autore di un recente romanzo ambientato proprio in Val Nure, la Valle che del resto risulta legata proprio alla antica nobile famiglia feudale dei Camia.




