
Legambiente, Italia Nostra e Comitato Barabasca-Careco contro il progetto del nuovo insediamento logistico: “il puzzle di allarga senza una vera programmazione”
La logistica spezzatino cresce, non conosce stop. Con buona pace per i propositi le dichiarazioni d’intenti sul consumo di suolo, dei patti nazionali e internazionali per il clima, la progettazione di nuove aree logistiche avanza spedita. Così non va. Quali conseguenze ambientali per la qualità dell’aria e per l’impermeabilizzazione del suolo? Quale apporto occupazionale darà? Quale impatto sulla mobilità pesante che si aggiungerà a quello già esistente? E poi infine lo stupore per il continuo ripetersi in varie zone della provincia di questo indirizzo. Citati gli ultimi casi a Gossolengo, Monticelli e Caorso…
Come è possibile tutto questo?
Domande che si pongono Legambiente, Italia Nostra e i rappresentati del comitato dei cittadini Barabasca-Careco di Fiorenzuola rappresentati rispettivamente da Giuseppe Castelnuovo, Luigi Ragazzi e Agostino Ghebbioni (per il comitato presenti anche Luisella Premoli e Elena Rossini) nel prendere in esame la proposta di una nuova area logistica nella zona della Barabasca in comune di Fiorenzuola che scatena un lungo elenco di interrogativi.
In un incontro con la stampa hanno illustrato le osservazioni presentate in sede di Conferenza dei servizi sulla nuova proposta per una piattaforma logistica nell’area Barabasca-Careco (sul confine tra i comuni di Fiorenzuola e Cortemaggiore) area di circa 230mila metri quadrati tra il viadotto dell’Alta Velocità a sud, la Provinciale 462 ad ovest e la zona industriale Careco di Cortemaggiore a nord. Sul nuovo progetto da realizzare alla Barabasca nel 2021 – spiegano – è stato siglato un accordo territoriale i cui contraenti sono stati la Provincia di Piacenza e i Comuni di Fiorenzuola e Cortemaggiore con al centro il progetto unitario sovraccomunale e presto sarà sottoposto a valutazione di impatto ambientale.
“Questa nuova proposta, che riguarda un’estensione di 230mila metri quadrati di area ora a verde – segnalano i presentatori delle osservazioni – si configura come un secondo tassello di una grande piattaforma logistica nell’area dopo l’avvio delle attività di New-Cold con un fortissimo impatto ambientale con i 42 metri di altezza che ormai si vedono in tutta la loro imponenza.
In questa zona, pezzo dopo pezzo, si va definendo un vero e proprio polo logistico senza che vi sia stata una pianificazione d’insieme che ne valuti l’impatto complessivo. Così non va”. Ripetono decisi gli oppositori.
Ancora cementificazione in una zona che, tra l’altro, presenta una vulnerabilità dal punto di vista idraulico, segnalano le associazioni. Si tenga conto che, secondo i dati Ispra ogni ettaro di terreno impermeabilizzato impedisce il drenaggio di 3.750mila metri cubi di acqua e l’assorbimento di 90 tonnellate di carbonio.
Diversi i rilievi illustrati e le “mancanze” ravvisate nel progetto presentato compresa un’approfondita analisi sui servizi necessari all’insediamento, dal sistema di depurazione a quello fognario. Su questo punto un elemento segnalato riguarda anche i costi che sarà necessario sostenere. E qui sorge un altro interrogativo: su chi graveranno visto che l’insediamento si trova nel territorio del Comune di Fiorenzuola, ma necessariamente il depuratore esistente si trova a valle in comune di Cortemaggiore? Insomma secondo i rappresentanti delle associazioni l’impianto della proposta presenta enormi lacune.
Ma tra le questioni più evidenti individuano il fatto che il progetto si richiama all’articolo 8 del DPR 160 del 2010 che consente procedure d’urgenza per variazioni ai piani urbanistici.
“In questo caso non si ravvisa alcuna urgenza – mettono in chiaro – in quanto nel progetto non vengono indicate le aziende che vi si insedieranno né quanta occupazione genereranno e soprattutto quale impatto ambientale si determinerà e quanto peserà il traffico pesante che necessariamente questo insediamento logistico porterà in una zona in cui questo problema è già presente massicciamente.”
Sulla questione specifica dell’utilizzo dell’articolo 8 Luigi Ragazzi (Italia nostra Valdarda) ha inviato una segnalazione al presidente della Provincia, all’assessore regionale alla programmazione e pianificazione territoriale e ai gruppi consiliari dell’assemblea regionale. Nella lettera si segnala: “Non ci pare in linea con la ratio della normativa SUAP il caso in cui – come nella variante in oggetto – il ricorso all’art. 8 sia attivato da società immobiliari (nel caso in questione anche da una società agricola) che non avvieranno mai alcuna attività in quanto lo scopo di dette società è la costruzione di fabbricati industriali che saranno poi ceduti ad altri soggetti economici”.
Inoltre si chiede se “Consentire il ricorso all’art. 8 a società immobiliari non comporti la trasformazione di una tipologia di variante in una modalità ordinaria di modifica allo strumento urbanistico generale? (per giurisprudenza costante – segnala la lettera – ha carattere eccezionale e non derogatorio della disciplina generale)”
Ragazzi nella lettera ricorda anche che “Nel comune di Fiorenzuola si è fatto ricorso alla medesima procedura in data già il 10 giugno 2020 per un’altra area posta in località Barabasca sempre attivata da una società immobiliare. Detta variante prevedeva la realizzazione di due fabbricati industriali ad uso logistica, ma allo stato attuale (ad oltre un anno dell’approvazione della variante) solo uno è in fase di realizzazione e quindi è evidente che per il secondo fabbricato non c’era al momento dell’avvio del procedimento (e probabilmente non c’è tuttora) alcuna richiesta di attività produttiva che aveva intenzione di insediarsi. Pertanto, siamo a chiederci se c’erano realmente i presupposti per il ricorso al procedimento di cui all’art. 8 DPR 160/2010 anche per questa variante”.
La lettera, inviata il 25 gennaio scorso – segnala Ragazzi – fino a questo momento non è pervenuta alcuna risposta.
Non è la prima volta che proposte di questo tipo utilizzano questa strada – ribadiscono anche Ghebbioni del Comitato Barabasca- Careco e Giuseppe Castelnuovo di Legambiente – che avvengono del tutto al di fuori di una pianificazione complessiva. Tra l’altro in altre situazioni il Tar ha sanzionato per l’utilizzo dilagante di questa norma applicabile – secondo gli oppositori.
E poi c’è anche un aspetto più generale che genera indignazione E’ inaccettabile – dice ancora Ghebbioni – che in una delle aree più inquinate d’Europa (un continuum da Padova a Torino) non ci si preoccupi dei problemi che questo comporta. E non credo che l’ipotesi di un aggiunta di mille mezzi pesanti in più (tanto è calcolato il movimento intorno al nuovo insediamento) siano marginali. In quel punto con due autostrade (A1 e A21) una provinciale importante e la via Emilia il passaggio su gomma è già rilevante. Inoltre associazioni e comitato sono concordi nel sottolineare che sia “quasi pacifico che una parte della viabilità pesante che arriverà in questa nuova area logistica non verrà inghiottita dalle autostrade ma si riverserà sulla viabilità ordinaria”. Alcuni dati possono aiutare a capire la dimensione del traffico che attraversa già ora questa fetta di pianura piacentina, con 15mila mezzi al giorno di cui circa tremila già rappresentati da traffico pesante. “Certamente ne risentiranno anche i paesi lungo la provinciale – segnalano – come la stessa Cortemaggiore, San Pietro in Cerro fino anche a Castelvetro. Nessuno dei quali, va detto, è dotato di tangenziale”.
Interrogativi, preoccupazioni che arrivano all’aspetto occupazionale. Quanti addetti per questo nuovo insediamento se sarà approvato? Vengono previsti 700 posti di lavoro, ma ci chiediamo – hanno spiegato – come siano stati calcolati. Se in questo calcolo sono compresi anche i camionisti è evidente che non si tratta di lavoro portato dal nuovo insediamento.
Altro elemento messo in rilievo riguarda le compensazioni ambientali contenute nel progetto giudicate residuali. Si è soffermato su questo aspetto Luigi Ragazzi di Italia Nostra Val d’Arda. Quelle previste sono poco significative rispetto al progetto – ha segnalato – e ancora risulta inaccettabile che la viabilità necessaria per l’intervento venga considerata un vantaggio per la collettività.
E anche Giuseppe Castelnuovo ha segnalato il fatto che dai primi insediamenti di logistica nel Piacentino risalenti al 1998 le compensazioni ambientali restano una chimera. Tutti sono consapevoli di questo ma non solo non si è posto un freno all’espansione, ma si continua ad allargare. Basti citare solo per questa zona i 160mila metri di Caorso, altri 150mila alla Barabasca e ora questi 230mila se si aggiungono i casi di Gossolengo e Castelsangiovanni. In sostanza di sta discutendo di circa 1 milione di metri quadrati di terreno da destinare alla logistica e tutto questo senza compensazioni ambientali. Ma c’è anche un altro aspetto da tenere in considerazione – puntualizza Castelnuovo – nel Piano territoriale di coordinamento (PTCP) vigente si evidenzia come criticità ed è il fatto che la logistica piacentina non è supportata da un sistema di raccordi ferroviari. Ci chiediamo dove sono i binari negli insediamenti citati? Anche sugli effetti ambientali per la qualità dell’aria va messo in rilievo che si stringono patti per il clima per arrivare al 2050 con la totalità di uso delle rinnovabili però è legittimo domandarsi perché si stringono i patti e poi nel concreto si procede come se nulla fosse?
Antonella Lenti




