
A Piacenza la pandemia non ha frenato la voglia di arte. Anzi. Con musei, gallerie e pinacoteche off limits -almeno fino al recente ritorno in “zona gialla” – in questi mesi ci si è dovuti però attrezzare in modo alternativo. Filmati e collegamenti virtuali hanno sostituito visite e incontri in presenza, ridefinendo, non necessariamente in peggio, i paradigmi tradizionali con cui ci si avvicina e ci si relaziona ad un capolavoro. “Anche se nulla potrà mai sostituire l’emozione di ammirare un quadro o un monumento dal vivo. L’esperienza in presa diretta offre tutta una serie di possibilità e di sensazioni uniche: girare liberamente per un museo permette infatti di vivere l’arte a tutto tondo, generando, talvolta, sorpresa e stupore inaspettati quando si scopre un’opera magari meno famosa ma più vicina alla singola sensibilità”.
L’istituto Gazzola – A parlare è Alessandro Malinverni, giovane ed apprezzato storico dell’arte, testimone diretto e privilegiato di questo crescente desiderio di bellezza espresso dai piacentini al tempo del covid. Tra conferenze e seminari online, l’incarico principale del trentanovenne è quello di docente del corso di Storia dell’Arte all’Istituto Gazzola, di cui è anche curatore del museo. “In molti non sanno – rimarca – che dal 1903 sino agli anni Sessanta qui sono state ospitate le collezioni della Curia, del Collegio Alberoni, degli Ospedali Civili e del Comune. Io ho iniziato ad insegnare in questa prestigiosa struttura ormai otto anni fa, subentrando a Ferdinando Arisi: in questo periodo la frequenza delle mie lezioni è aumentata in modo significativo, passando da due incontri mensili ad otto. Nell’istituto – aggiunge -, oltre al corso di Storia dell’Arte, sono attivi quelli di Incisione, Pittura, Ornato e Scultura, sostanzialmente gli stessi dalla fondazione, avvenuta sul finire del 1700. Non si tratta di una scuola dell’obbligo – precisa Malinverni -, per questo le lezioni sono al pomeriggio: possiamo accogliere un massimo di ottanta iscritti, di tutte le età, i quali sono liberi di scegliere se partecipare a uno o più corsi. Ognuno di questi ha durata diversa: il mio, per esempio, si articola in un percorso di quattro anni, che dagli inizi della storia dell’arte giunge fino al ‘900. Sta poi ovviamente al singolo, in relazione al proprio interesse, alla propria passione e disponibilità valutare se completare il ciclo di studio per intero o solo in parte”.
Nuovi modi di divulgare l’arte – Da circa un anno, giocoforza, nuove modalità di insegnamento hanno preso piede anche tra le mura del maestoso palazzo cinquecentesco – situato in pieno centro storico a Piacenza – che ospita l’istituto Gazzola. “Durante la prima ondata del virus la scuola ha chiuso i battenti il 23 febbraio, con i corsi che sono proseguiti esclusivamente online fino a fine luglio – spiega Malinverni -. Dallo scorso autunno, invece, è stata adottata la forma mista, fondamentale per poter realizzare i tanti laboratori che affiancano le lezioni teoriche. Qui il distanziamento è garantito con molta più facilità rispetto ad una scuola tradizionale: i nostri locali sono ampi e il numero di iscritti, in relazione agli stessi, ristretto. L’attenzione è massima – sottolinea il docente – e fino ad oggi non abbiamo mai avuto nessun tipo di problema”.
Inizialmente dubbioso, col tempo Malinverni sta iniziando ad apprezzare le potenzialità offerte dal digitale. “Devo ammettere che prima di questo periodo non avevo molta confidenza con i dispositivi tecnologici – afferma -. Insieme ai miei studenti, anche quelli più in là con gli anni, c’era però la volontà di mettersi in gioco e capire come poter andare avanti lo stesso con i corsi, nonostante tutto. Personalmente è stata l’occasione per scoprire nuove modalità di divulgazione in sostituzione a quelle tradizionali. Anzi, per certi versi ci sono anche più vantaggi: sfruttando le piattaforme online, infatti, si dà la possibilità a più persone di seguire appuntamenti o conferenze a cui altrimenti non avrebbero potuto partecipare. Ovviamente manca il contatto diretto con gli studenti, il poter fare gite e visite guidate; e anche quando ci si vede in presenza mascherina e distanziamento non aiutano. Poi stare davanti a un computer per un’ora o un’ora e mezza alla lunga è stancante, capita di aver l’impressione di star parlando ad un muro”.
“Gli iscritti sono aumentati” – Eppure, a guardare i numeri, la situazione non sembra pesare troppo ai piacentini. Segno che il giovane docente è in grado di appassionare e coinvolgere, andando oltre le fatiche che talvolta possono generarsi con connessioni internet poco efficaci, collegamenti che saltano e immagini traballanti e sgranate. “Gli iscritti alle mie lezioni sono addirittura aumentati rispetto all’anno scorso – informa Malinverni -, tanto che ho dovuto creare un corso parallelo per non lasciare fuori nessuno: in ventisette frequentano il percorso tradizionale, mentre altri trentacinque hanno aderito ad una formula diversa. Numeri – aggiunge – che salgono ulteriormente se si considerano anche le altre iniziative più brevi che sto portando avanti tra Parma e Piacenza. Non saprei da dove arriva tutta questa voglia di arte: forse avere degli appuntamenti fissi in un periodo così incerto mantiene vive le persone”.




