Agricoltura e ambiente, sciocco contrapporli

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 Lo stato dell’arte: una civile normativa europea impone ai paesi membri di salvaguardare i propri corsi d’acqua, rispettandone il Deflusso Minimo Vitale (dmv). Da fine giugno il Trebbia, a valle di Rivergaro, è in secca perché il Consorzio di Bonifica, ente preposto alla derivazione dell’acqua per usi agricoli, non lo rispetta: 1500 litri al secondo di portata. Stante la situazione non nuova, l’Europa ha in corso una procedura di infrazione contro l’Italia e in particolare l’ente Emilia Romagna, proprio per il mancato rispetto del dmv relativo al nostro principale fiume appenninico. A questo punto la regione, sotto la minaccia di una multa europea di 12 mila euro per ogni giorno di infrazione, ha prima diffidato e poi posto un ultimatum al Consorzio di bonifica: o vi adeguate o perderete la concessione relativa alla derivazione delle acque. Il provvedimento avrebbe conseguenze gravissime per l’agricoltura piacentina, privata a quel punto della necessaria quantità d’acqua ad uso irriguo. L’ultimatum della regione, nella persona dell’assessore competente Sabrina Freda, piacentina, ha rincuorato i difensori del Trebbia (“finalmente il Trebbia tornerà a vivere fino alla foce”) e inviperito gli agricoltori. I loro rappresentanti, schierati a difesa del Consorzio di bonifica, hanno rigettato le accuse al mittente, tirando in ballo la politica: Enrico Chiesa, di Confagricoltura, ha sostenuto con vigore che deve essere la politica ad assumere un comportamento responsabile, prima di chiederlo ad altri lanciando ultimatum, mentre Luigi Bisi, di Coldiretti, ha minacciato di condurre un potente trattore fin sotto gli uffici della signora Freda. Riassumendo: poiché è chiaro a tutti che le leggi vanno rispettate, tanto più quando il legislatore le ha scritte a tutela di beni collettivi come sono l’acqua e l’ambiente, non si capisce perché ce la si debba prendere con chi della legge sollecita l’adempimento. Contrapporre le esigenze dell’agricoltura alle esigenze del rispetto ambientale è un’operazione un po’ maldestra poco comprensibile a un osservatore esterno: se il Consorzio di bonifica piacentino (che per inciso costa 9 milioni l’anno) “toglie” al Trebbia, da aprile ad agosto, 40 milioni di metri cubi d’acqua e di quest’acqua ai campi ne arrivano solo 17 milioni di metri cubi (dati di Legambiente) forse è per quello spreco che bisogna indignarsi ed è da quello spreco che bisogna partire per intervenire.

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