di Elena Caminati
Se sono in calo le coppie che decidono di adottare un figlio, sono in aumento invece quelle che portano a compimento il percorso adottivo. A Piacenza negli ultimi tre anni è accaduto questo: il numero di coppie istruite per l’adozione sono state 15 nel 2013, 20 nel 2014 e 15 nel 2015, un calo assolutamente fisiologico dovuto alla condizioni socio economiche, alla difficoltà di approccio con paesi e culture diverse e con un progresso della scienza che permettere alle coppie di intraprendere un percorso di fecondazione medicalmente assistita. Ben più significativo il numero di minori arrivati a Piacenza che oggi hanno una nuova famiglia: 4 nel 2013, altrettanti nel 2014 e 17 nel 2015 di cui 12 con adozione internazionale e 5 nazionale. Dati che dimostrano una certa preparazione e convinzione personale nelle coppie a concludere il percorso adottivo, certamente non facile anche da un punto di vista emotivo. “Questo significa che le coppie che avevano ottenuto l’idoneità hanno portato a compimento la propria decisione – conferma Maria Angela Tiramani responsabile Area Minori comune di Piacenza – questo numero così elevato di bambini adottati fa pensare che molte coppie abbiano ritirato fuori il progetto adottivo e lo abbiano concluso. Di abbandoni, nell’ultimo anno, non se ne sono registrati e questo è molto positivo”. Sui tempi dell’adozione occorre distinguere il tempo per ottenere l’idoneità per cui una coppia è pronta ad adottare e il tempo che trascorre prima di avere il bambino a casa. Il percorso inizia con corsi di formazione – informazione in cui le figure di riferimento dei servizi sociale descrivono lo scenario che la coppia dovrà affrontare; poi si passa al percorso di istruttoria e di valutazione nella quale personale qualificato, psicologi ed assistenti sociali impostano colloqui e visite domiciliari per dettagliare e valutare le capacità educazionali della coppia. La fase successiva è il rilascio dell’idoneità da parte del Tribunale dei minori. Da qui le coppie devono scegliere se rivolgersi alle adozioni nazionali o internazionali. Molto più di frequente si sceglie la seconda via, perché i bambini italiani disponibili all’adozione sono o molto piccoli oppure precocemente allontanati dai nuclei familiari per problemi di varia natura. Dopo l’arrivo del bambino si valuta la fase del post adozione che dura un anno. Non frequente, almeno a Piacenza, ma può accadere il fallimento adottivo che si verifica quando il minore non può più stare nel contesto familiare in cui è vissuto. “Le problematiche sono trattate come normali problemi delle famiglie. Il fallimento adottivo si ha soprattutto quando il ragazzo è adolescente ed è stato sottoposto troppo precocemente a situazioni familiari difficili e ai margini”. Per le adozioni internazionali le associazioni svolgono un ruolo fondamentale di trait d’unione tra la famiglia e il paese verso cui ci si indirizza. Negli anni passati soprattutto India e Russia, oggi Cina e Nepal. “Le associazioni – conferma la dott.ssa Tiramani – hanno un ruolo molto importante perché di fatto sono le accompagnatrici della famiglia nel paese che hanno scelto. Hanno un ruolo di interazione con i servizi sociali ed una forte competenza per orientare la famiglia verso una determinata cultura piuttosto che un’altra”. Arrivare a scegliere l’adozione comporta una preparazione ed una maturità nella coppia non comuni, capace di comprendere e posticipare e soprattutto di mettere al centro i bisogni del bambino che arriverà. “Adottare significa non che una coppia abbia un figlio, ma dare una famiglia ad un bambino – spiega – le coppie che intraprendono questo cammino hanno una forte motivazione, sono capaci di ragionare, posticipare, approfondire, lavorare sulle emozioni e sulle aspettative. Certamente hanno un bisogno grande di avere un bambino. Hanno anche dei contesti familiari, genitori, fratelli e sorelle che supportano quasi sempre la coppia nelle decisioni e questo ha conseguenza molto positive”.




