Religioso di incrollabile fede, apostolo della speranza e dell’amore per la vita, giornalista dalla vista lunga e comunicatore brillante: la morte di monsignor Ersilio Tonini ha avuto un’eco nazionale per la grande popolarità del cardinale piacentino che, nell’illustrare le posizioni della Chiesa, sapeva coinvolgere credenti e non credenti. Spentosi a 99 anni appena compiuti a Ravenna, dove abitava, il porporato era uno dei più illustri piacentini viventi. Nato il 20 luglio 1914 a Centovera di San Giorgio Piacentino da una famiglia di lavoratori agricoli (è sempre stato fiero delle proprie origini), da giovane Tonini è insegnante di italiano, latino e greco al seminario urbano, poi è nella redazione del settimanale diocesano “Il Nuovo Giornale” (di cui è direttore responsabile dal 1947 al 1953), cui dona un’impronta d’avanguardia rispetto al resto della stampa locale. Fonda e diffonde il Club Cineforum e anima “il giornale parlato”, incontri in cui i partecipanti si ispirano al giornalismo (Nel suo ultimo intervento sul tema, il giorno del 99esimo compleanno, aveva detto: “Il giornalismo italiano e mondiale o è profeta o è niente!”).
Dal 1953 gli viene affidata la parrocchia di San Vitale in Salsomaggiore, dal ’68 è anche rettore del seminario urbano; nel ’69 papa Paolo VI lo eleva alla dignità episcopale. Dal dicembre ’75 si dedica all’opera di riunificazione della Chiesa Ravennate: con un gesto che colpisce profondamente i nuovi concittadini, lascia l’appartamento nel palazzo arcivescovile a tossicodipendenti in cerca di salvezza. Dal ’78 è presidente del Consiglio di Amministrazione della NEI, editrice di Avvenire. Nel 1991 anima, con Enzo Biagi (che difenderà poi dalla “espulsione” dalla Rai), la trasmissione televisiva I dieci Comandamenti, esempio di moderna catechesi che si avvale del mezzo e del linguaggio televisivo. A coronamento del frenetico impegno nell’evangelizzazione giunge la Porpora cardinalizia: Giovanni Paolo II lo crea cardinale il 26 novembre 1994. Oratore instancabile, attento ai problemi del mondo giovanile, riceve nel ’93 l’Antonino d’oro. Legatissimo alla comunità piacentina, ricordava spesso gli insegnamenti dei genitori citando le loro parole in dialetto: famoso, tra i tanti, l’insegnamento “Un tocc ad pan, vurìss bein e la cusciinza nëtta”.




