‘Acqua Bene Comune’, niet ai comitati consultivi di Iren

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Il Comitato Acqua bene Comune critica l’iniziativa dei ‘comitati territoriali di Iren’ e l’appello del Sindaco Dosi a parteciparvi: secondo il comitato, infatti, “quella proposta da Iren e Comune di Piacenza non è vera partecipazione. Solo una gestione pubblica e no-profit può garantirla: si applichi il referendum”. Stando al comunicato ufficiale del comitato, la costituzione dei costituendi ‘comitati consultivi territoriali di Ire’ è apparsa ad Acqua Bene Comune “una mera operazione di immagine per un colosso finanziario ormai fuori dal controllo dei territori, che ha bisogno di recuperare consensi cercando di accreditarsi come soggetto aperto, trasparente e democratico”.
“Se gli azionisti privati e pubblici di Iren intendono davvero avvicinarsi ai cittadini, dovrebbero – secondo il Comitato Acqua Bene Comune – rinunciare ai profitti che continuano a conseguire sulla gestione dell’acqua nonostante il voto di 27 milioni di cittadini, e farsi promotori di un percorso di ripubblicizzazione del servizio, lavorando non per finti percorsi partecipati ma per una gestione pubblica, senza scopo di lucro e realmente partecipativa”.
In merito agli inviti alla partecipazione ai comitati territoriali Iren, profusi dagli uffici comunali e dal sindaco Dosi, il comitato Acqua Bene Comune ritiene “del tutto inopportuna questa campagna pubblicitaria e di esaltazione di Iren e dei suoi comitati territoriali, in un momento in cui la concessione alla multiutility è scaduta dal 2011, ed è ancora aperta la discussione su chi sarà il gestore del servizio idrico e rifiuti nei prossimi anni. Ancor più inopportuna – prosegue il comunicato – se pensiamo che, sul territorio piacentino, Iren non ha effettuato circa 12 milioni di investimenti previsti nel 2011-2012, e ne effettuerà 5 in meno all’anno nel triennio 2013-2015 rispetto a quanto previsto dal Piano d’Ambito”.
“Alle associazioni e a tutti i cittadini invitati al percorso proposto da Iren e Comune di Piacenza vogliamo dire – chiude il Comitato Acqua Bene Comune – che l’unico modo per avere una gestione partecipativa  del servizio idrico e del servizio rifiuti è quello di pretendere dai Sindaci della provincia, attuali e futuri, che il referendum del 2011 venga pienamente applicato e che per gestire questi servizi fondamentali venga creata una azienda completamente pubblica”.

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