
Nel mondo anglosassone li chiamano “Community leader”. Un titolo ufficioso guadagnato sul campo e attribuito a una persona carismatica, influente all’interno della sua comunità. Qualcuno di rispettato e ascoltato fra “i suoi” e interlocutore privilegiato con le Istituzioni locali, una specie di portavoce.
Se a guidare la vita religiosa della comunità, riunita nella parrocchia ortodossa-macedone di San Bartolomeo, è Padre Kliment Mishanj, ad amministrate le faccende laiche è Ace Pojrazov. Quest’ultimo ha organizzato il ricevimento degli ospiti per la festa del “Bozik”, il Natale ortodosso celebrato nella chiesa macedone lo scorso 7 gennaio.
Cittadino italiano dal 2022 la vita di Ace Pojrazov sembra un romanzo d’avventura.
Cresciuto dalla madre in Macedonia mentre il padre era emigrato a Piacenza a lavorare nei cantieri, il giovane, compiuto i 18 anni, emigra in Italia per ritrovare il padre. Ma le leggi italiane non consentono il ricongiungimento famigliare ai figli maggiorenni e Ace scivola nella clandestinità. Era il 2004. “Sono rimasto a Piacenza – ricorda – a lavorare come muratore irregolare ma mi hanno pizzicato”. Ace è rimasto per 10 ore in stato di fermo, rinchiuso nelle celle della Questura di Piacenza.
Con un foglio di via sulle spalle e l’umiliazione della detenzione, Ace vacilla e sembra rassegnarsi a tornare nella sua Macedonia. Ma proprio in quei mesi incontra una sua compaesana emigrata a Piacenza. I due si sposano. “Eravamo fidanzati a scuola prima di perderci di vista dopo la maturità”.
Ace si sposa, benedice il destino e può finalmente cominciare una vita senza pagamenti in nero. Si regolarizza grazie al ricongiungimento famigliare consentito ai coniugi e riprende subito a lavorare come muratore e poi operaio.
Dopo mille peripezie e lunghi anni di duri sacrifici, Ace Pojrazov, da straniero irregolare diventa un quadro aziendale, un manager della logistica. “Oggi coordino le attività di 300 lavoratori e analizzo i processi produttivi”.
Ace Pojrazov è impegnato all’interno della sua comunità. Organizza raccolte fondi per i poveri, incontri interculturali e tornei di calcio sfruttando gli spazi del centro sportivo della parrocchia di San Bartolomeo. “Nonostante la mia odissea, Piacenza mi ha dato tutto. Sono riuscito a crescere a livello umano e professionale e ho una famiglia bellissima: i miei due figli sono nati a Piacenza e si sentono italiani”.




