Si è riaperta la discussione tra le categoria economiche sul tema dell’accorpamento della Camera di Commercio di Piacenza con Parma e Reggio Emilia (160mila imprese rappresentate, sede legale a Parma), dopo lo stop momentaneo deciso dal presidente della Regione Bonaccini e i diversi ricorsi presentati da altre Camere.
In attesa di uscire dallo stallo (accorparsi sarà una scelta e non più un obbligo?), il presidente Parietti ha riunito il consiglio dell’ente camerale per ascoltare le categorie economiche sulla questione.

La riforma delle Camere di Commercio, voluta dal Governo Gentiloni, aveva previsto una razionalizzazione degli enti camerali, destinati a passare da 105 a 60. Piacenza, per non subire passivamente il cambiamento, aveva cercato un accordo con le vicine Parma e Reggio Emilia trovando una soluzione che equilibrasse le forze, nonostante le numerose critiche. Ma i ricorsi presentati contro il provvedimento da alcune camere di commercio, la decisione del presidente Bonaccini di bloccare momentaneamente gli accorpamenti già avviati e il cambio di Governo, hanno rimesso tutto in discussione. L’ipotesi è che un emendamento alla Legge di Bilancio potrebbe consentire alle camere di commercio di decidere in autonomia se accorparsi o meno. Nel frattempo, il presidente Parietti – per non farsi trovare impreparati – ha chiesto alle categorie economiche di definire al loro interno una posizione che dovrebbe poi confluire in un documento unitario ufficiale.
“A livello personale – ha aggiuto Parietti – ho sempre sostenuto che l’accorpamento fosse uno strumento obbligato e noi abbiamo lavorato per cercare di renderlo più proficuo possibile e premiante per Piacenza”. Dello stesso avviso il segretario generale Alessandro Saguatti, che ha evidenziato la riduzione del personale e il blocco delle assunzioni: “Siamo passati da 62 a 38 dipendenti, e tra poco andrà in pensione anche la dirigente Nicolini. Se da parte del governo sembra esserci stata una apertura sul fronte occupazionale, sono però state escluse le camere di Commercio in fase di accorpamento come la nostra. Insomma, siamo in una fase di stallo che non aiuta nessuno. Se rimanessimo autonomi bisognerebbe ristrutturarci in modo adeguato”.




