Patrizia Calza: “Si guardi alle Regioni
e non ai consigli comunali”

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di Patrizia Calza – Non me ne voglia la locale rappresentanza regionale ma desidero condividere alcune riflessioni in libertà. Dal relativo sito istituzionale evinco che:
– L’Assemblea Regionale dell’Emilia Romagna, ripetutamente e unanimemente citata quale esempio di Regione virtuosa, è costituita da n. 50 Consiglieri;
– Il costo complessivo della stessa (già ridotto rispetto all’inizio della consigliatura del 2010) è pari a euro 31,4 milioni;
– In particolare, il costo dei consiglieri per indennità di carica, indennità di funzione e rimborso spese è pari a euro 6.110.200,00 mentre quello per il costo dei Gruppi Consiliari è di euro 2.732.665,16 (stanziamento 2014);
– L’indennità di un consigliere regionale è di 3.071 euro netti (indennità di carica) + 2.258 euro (rimborso per l’esercizio del mandato) e una quota variabile in base alla fascia chilometrica, cioè la lontananza della residenza anagrafica o del domicilio del consigliere dalla sede dell’Assemblea legislativa. Si aggiunge l’indennità di funzione per chi ha incarichi (capogruppo, presidente di commissione, presidente dell’Assemblea, membro dell’Ufficio di Presidenza). In ogni caso, in base all’applicazione del D. l. 174/2012, sommate le voci sopra riportate l’indennità di un consigliere non può superare gli 11.200 euro lordi mensili (soglia massima decisa a livello nazionale prendendo a riferimento proprio l’Emilia-Romagna, la Regione che già aveva le indennità più basse) e i 13.800 euro lordi mensili per i presidenti di Assemblea e Giunta.
– Al consigliere regionale spetta una indennità di fine mandato e su di essa Egli ha anche diritto ad un anticipo;
– Ai consiglieri in carica spetta un vitalizio a cui, dal 1 gennaio 2013, gli stessi possono rinunciare volontariamente.
Considero che:
1) il consigliere regionale o assessore regionale percepisce il vitalizio a anni 60;
2) il consigliere regionale o assessore regionale percepisce comunque il vitalizio anche se ha versato contributi solo per 5 anni e vive fino a novanta;
3) il consigliere regionale o assessore regionale che (bontà sua) ha rinunciato al vitalizio in realtà percepisce una retribuzione maggiore di chi non vi ha rinunziato (comprensiva di quanto non versato al fondo destinato al pagamento dei vitalizi);
Valuto:
1) gli anni di contribuzione richiesti ad un normale lavoratore per maturare il diritto alla pensione;
2) gli anni solari (età) richiesti ad un normale lavoratore per maturare il diritto alla pensione;
3) la sorte che tocca al lavoratore che non riesce a maturare entrambi i requisiti richiesti per maturare il diritto alla pensione;
Confronto:
1) l’importo della retribuzione di un consigliere o assessore regionale e quello della retribuzione di un normale lavoratore;
2) il rapporto tra quanto versato da un consigliere o assessore regionale a titolo contributivo e l’importo e la “durata” del suo vitalizio e il rapporto tra quanto versato da un normale lavoratore e l’importo e la “durata” del suo assegno pensionistico.. …
Note finali: “Libertà non è stare sopra un albero, non è neanche avere un’opinione, la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione” cantava Giorgio Gaber nei lontani anni 70. Speriamo che se ne ricordino i nostri parlamentari nei prossimi giorni quando saranno chiamati a ridiscutere la normativa che regola la composizione dei Consigli comunali. Sotto la spinta della spending review, prima con la finanziaria del 2010 e poi con la legge 148 del 2011, sono infatti stati ridotti i componenti dei consigli comunali. Se non dovessero intervenire nel frattempo dei cambiamenti, il prossimo Consiglio Comunale di Gragnano, rappresentativo di circa 4500 abitanti, a giugno di quest’anno, sarebbe costituito da 8 componenti di cui 6 (compreso il Sindaco) di maggioranza e 2 di minoranza. Attualmente i consiglieri gragnanesi compresi il Sindaco, sono in numero di 17; il costo degli stessi, complessivamente considerati, nel corso dell’anno 2013, è stato liquidato nella totale somma di euro 1.356,00. Essi non godono di rimborso spese, non hanno diritto ad indennità di funzioni, indennità di fine mandato o vitalizi di sorta. La riduzione del loro numero lungi dal costituire un vantaggio per la comunità locale in termini di economicità finanziaria, anzi costituirebbe una grave perdita in termini di democrazia, partecipazione e trasparenza dell’attività amministrativa. Qualora servisse al Legislatore qualche suggerimento su come ridurre i costi della politica, ricavando al contempo vantaggi economici per le casse statali e alti meriti in termini di giustizia ed equità, suggerirei umilmente di guardare, se non proprio a se stesso, almeno alle Istituzioni Regionali…

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