Bulla, la storia continua

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Filippo Bulla (a destra) con i genitori
Filippo Bulla (a destra) con i genitori

di Roberta Suzzani – Ventiquattro anni appena compiuti. Una laurea in Industrial Design in tasca e una in Architettura che presto arriverà. Nel cuore la passione per la pesca e nel cassetto un piccolo grande sogno. «Il sogno che hanno tutti – ammette quasi intimidito – quello di essere felice».
Un ragazzo come tanti. Eppure non un ragazzo come tanti. Filippo Bulla, figlio di Valter, patron dello storico negozio di abbigliamento sportivo che da oltre 30 anni porta il suo nome, è stato ed è l’anima, il motore, il creatore, il cuore e le mani del nuovo negozio di famiglia inaugurato una manciata di mesi fa in via Colombo.
Di lui, Valter, in un’intervista rilasciata al Corriere Padano in occasione dell’apertura del nuovo store, aveva elogiato la determinazione a portare avanti un progetto «che senza di lui non avrebbe mai visto la luce. Nei momenti di difficoltà – raccontava Valter – mi ha sostenuto e incoraggiato. Quando ho pensato di essermi imbarcato in un progetto troppo grande e impegnativo, lui mi ha infuso fiducia. Guardandolo lavorare durante le sue vacanze estive al negozio come muratore, imbianchino e tutto fare mi sono rivisto quando, da ragazzo, ho avviato la mia prima attività. Mi ha ricordato la passione di un tempo».
Filippo ha la faccia di quella Piacenza che non si ferma davanti alla crisi e anzi la crisi la prende di petto e la combatte tirandosi su le maniche. Letteralmente.
«Forse non era il migliore momento per affrontare una sfida come l’apertura di un nuovo punto vendita. Ma come ho detto allora a mio padre e continuo a dire: andava fatto», dice perentoreo.
Andava fatto?
«Sì, andava proprio fatto. Il vecchio negozio (che rimane attivo al numero 29, ndr) non bastava più a soddisfare le esigenze della nostra clientela. Tropo poco spazio per contenere il magazzino e una mole di lavoro che mal si conciliava con gli spazi a disposizione».
Così la decisione di aprire un altro store a poche centinaia di metri dal primo.
«La posizione, per noi, era cruciale. Già in passato avevamo pensato di aprire un negozio che si affiancasse al primo, ma solo quando ci si è presentata questa occasione in via Colombo abbiamo deciso di buttaci in questa avventura. Con un punto vendita al 29 e uno all’85 è come se invece di due negozi ne avessimo uno solo. Se un cliente non trova quello che cerca in uno non deve attraversare la città per raggiungere l’altro negozio. Bastano pochi passi a piedi per trovare il capo desiderato. Un collegamento diretto».
Ora che l’obiettivo è stato centrato, cosa vedi nel tuo futuro?
«Voglio non vederlo» risponde secco . «Ho avuto e ho la fortuna di studiare quello che più mi piace con l’appoggio dei miei genitori che mi hanno sostenuto nelle scelte universitarie. Se mi sono impegnato nella creazione di questo nuovo tassello della storia familiare è evidente che amo anche il lavoro del commerciante imparato da mio padre, ma per ora mi concedo ancora un po’ di tempo per non vedere il mio futuro».
Un giovane molto poco choosy…
«Non bisogna fare di tutta l’erba un fascio. Le persone sono diverse. I giovani sono diversi. Certo c’è a chi l’appellativo choosy va a pennello, ma ci sono altri che si danno da fare. A mio parere tutto sta in “dove sei cresciuto”. Dagli esempi che hai avuto. Il mio, di esempio, è quello di due genitori che in 15 anni non si sono mai concessi un giorno di vacanza. Proprio a  loro va il mio grazie. Se sono ciò che sono e ho fatto quello che ho fatto  è solo merito loro. Ad essere un “bravo ragazzo” ci sto provando grazie a loro. Ce poi ci stia riuscendo e no, che sia vero o no, lo lascio giudicare agli altri».
Un consiglio da un giovane a un giovane.
«Come potrei io che ancora mi sto formando e sto vivendo le mie esperienze dare consiglio a un ragazzo della mia età. No, meglio che ognuno faccia la sua esperienza».
… in bocca al lupo.

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