Sforza Fogliani: “Service tax, dal Governo inspiegabile voltafaccia”

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Il presidente nazionale di Confedilizia, l’avvocato Corrado Sforza Fogliani, non ha  dubbi: sulla service tax il Governo si è reso protagonista di un vero e proprio voltafaccia. In un’intervista a Italia Oggi, Sforza Fogliani così sintetizza cosa maggiormente lo disturba della legge di stabililità: “Il voltafaccia del Governo sulla service tax. Ad agosto il Consiglio dei ministri aveva approvato una vera service tax. A ottobre, con la legge di stabilità, ha presentato al suo posto un’Imu bis”.
Su cosa veramente sia una service tax, il presidente di Confedilizia invita a “leggere il comunicato del Governo del 28 agosto. E’ ancora sul sito della Presidenza del Consiglio. Lì è delineata la vera service tax”.
Delle ragioni che  abbiano spinto verso il “vistoso voltafaccia”, Sforza Fogliani vede un colpevole: “Il partito della spesa locale. Che è quella in cui si annida la maggiore fonte di spreco, protetta com’è da uno schieramento bipartisan perché Regioni e Comuni sono di destra e di sinistra… Lo Stato, bisogna riconoscerlo, i tagli e i sacrifici li ha fatti. Ce ne saranno ancora, di sprechi, ma è intervenuto. Regioni e Comuni (mi riferisco ai grossi, i piccoli vivono molte volte di stenti e di volontariato) no, pretendono – anzi – che la loro spesa sia incomprimibile. Appena li si tocca, o – meglio – li si vuole toccare, cantano la solita nenia dei servizi sociali, dei bambini e delle vedove”.
L’opposizione dei Comuni alla service tax, per Sforza Fogliani “non è questione di entrate”: “E’ che gli enti locali – accusa il presidente di Confedilizia – non vogliono che nasca il federalismo competitivo. Di ‘affamare la Bestia’ della spesa pubblica, come si dice negli Stati Uniti, non vogliono saperne. Eppure, un vero federalismo (che vuol dire votare con le gambe, trasferirsi ed acquistare residenza e immobili dove ci sono i servizi  migliori ai costi più bassi) è l’unico modo per ridurre gli sprechi. Si eliminano in un modo solo: abbassando le tasse, dando meno fieno alla Bestia”.
Sull’auspicata riduzione delle tasse per l’immobiliare, Sforza Fogliani osserva che nella legge di stabilità “era addirittura previsto un aumento: dal 10,6 all’11,6 per mille. E questo con un gioco di parole, una frasetta in tutto, di cui molti non si sono neppure accorti. Noi, sì. E almeno questo sconcio, l’hanno eliminato. Ma la pressione fiscale sulla casa resta smodata. Così la pensa anche il 73% degli italiani (sondaggio Demopolis)”.
Alla domanda se questa elevata fiscalità resisterà, il presidente di Confedilizia ha risposto: “Finché non si vara la service tax, si. Il problema non è un’aliquota più alta o meno bassa, una deduzione in più o in meno. Questa è un’altra forma di clientelismo (favorire, così provvedendo, un gruppo o l’altro). Il problema è “strutturale”, è di avere una tassa davvero federale. Il resto (è quel che temono) verrà di conseguenza, da sé. E poi c’è che le aliquote non devono poter essere alzate a volontà, dal legislatore. L’esempio dell’Ici è eloquente. Il massimo deve essere oggettivo, quantomeno nel reale costo dei servizi (controllato dai rappresentanti dei contribuenti, come abbiamo proposto noi)”. Cosa fare, allora? “Abbiamo contattato – conclude Sforza Fogliani – tutti i parlamentari di buona volontà. Come può pretendere, il Governo, che si accetti una tassa, quella già abbandonata ad agosto, che colpisce – immoralmente – le case sfitte involontariamente perché non si trova da affittare? O perché, per affittare e riaffittare, si devono fare lavori con spese che rientreranno in anni d’affitto?”. (a.doss)

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