di Roberta Suzzani – Quel che si dice: una storia di famiglia. Quella dell’Antica Trattoria Da Cattivelli è una storia di famiglia con la “s” ma anche la “f” maiuscola. Una storia con radici profonde che affondano negli anni Cinquanta. «Forse nel 1948, ma in questo momento il babbo non c’è e non riesco a ricordarmelo con precisione…»
Per Claudia Cattivelli la trattoria sulle rive del Po, a due passi dal bacino idroelettrico di Isola Serafini, con un piede in Emilia e l’altro in Lombardia, è un album di ricordi a tre dimensioni. Un album iniziato «dal nonno Guido, dalla nonna Giuseppina e dalle loro famiglie che si è tramandato fino ad oggi – racconta Claudia con un pizzico di nostalgia e una buona dose di orgoglio – fino alla nostra famiglia allargata, che oggi conta sei soci e che ha inglobato anche mio marito, mio cognato e poi chissà».
«E proprio il nostro essere famiglia è il segreto della Trattoria. L’essere in tanti, infatti, ci permette di fare squadra e fare tutto in casa, dalla pasta fresca, ai sughi, ai dolci. Il nostro vanto è prendere il prodotto diciamo così “grezzo” e trasformarlo in un piatto. Sempre seguendo la stagionalità e nel rispetto della materia prima».
Sfogliamo questo immaginario album dei ricordi. «Uno di quelli che ho tra i più cari è l’immagine della trattoria che mi raccontavano i nonni. Quando il ristorante era un bar e qui si ritrovavano i canottieri che, alla fine dell’attività agonistica, venivano a rifocillarsi con il pesce fritto. Allora in sala lavoravano solo donne. Una curiosità che ha creato un clima familiare che ancora oggi si respira tra chi ha lavorato qui e chi qui veniva a mangiare un piatto con un buon bicchiere di vino e fare due chiacchiere con gli amici. Ancora oggi ci sono clienti che ci chiedono “ma quella cameriera con i capelli biondi che lavorava da voi…»
Non farsi dimenticare. Creare un legame profondo con i clienti. Far sentire gli avventori come se fossero casa, è il segreto che Claudia ha imparato dai suoi nonni e che tramanderà alle generazioni future. Un modo, l’unico per la famiglia Cattivelli, per fare la differenza e non cedere ai colpi della crisi e della concorrenza.
«La nostra “arma”, se vogliamo definirla così, è far toccare con mano la nostra cucina. I nostri clienti sono la nostra migliore pubblicità e quando è capitato di avere un commento negativo su un social network, dopo un’iniziale delusione e amarezza, abbiamo puntato sul nostro essere un locale di qualità. Spero sempre che le persone vogliano conoscerci direttamente e non per sentito dire».
«Vogliamo restare nella memoria – prosegue Claudia – e per farlo puntiamo sugli insegnamenti dei miei nonni: si ricordano di più due piatti buoni, di quattro scadenti. E noi vogliamo che ci ricordino. Per questo puntiamo sui prodotti locali e il vero chilometro zero. Quindi prendiamo e proponiamo frutta di Villanova e Castelvetro, pomodori piacentini e tutti i prodotti del nostro territorio».
Da queste materie prime di casa nostra nasce una «cucina di casa nostra».
«Il nostro è un meno casalingo con un tocco di originalità. I nostri classici non possono mancare dai salumi piacentini e il culatello di Zibello, la frittura di pesce di acqua dolce e lo storione al forno. A un cliente che non è mai venuto a mangiare da noi consiglierei… è difficile. Dipende preferisce il pesce o la carne, ma certo non può non assaggiare i nostri maccheroni al torchio o le lumache in umido con la polenta. E poi i dolci…»
«Per quanto riguarda me – confessa Claudia – non posso rinunciare al nostro sformato di zucca. Lo adoro».




