Piroli: “Gay Pride a Piacenza”
La rete: “Prima l’occupazione”

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E’ una città gay friendly Piacenza? Nonostante nessun evento eclatante, nessuna notizia da prima pagina, nessuna discriminazione manifesta, Piacenza non è un’isola felice per gli omosessuali.  Quanto detto si evince dal servizio di Roberta Suzzani pubblicato da Corriere Padano. “Discriminazioni sul lavoro e aggressioni fisiche ci sono state, ci sono e purtroppo ci saranno” spiega Valeriano Scassa, presidente di Arcigay, sezione di Piacenza, ma nessuno ne parla perché nessuno rompe la cortina di silenzio. “Evidentemente – prosegue – tenuta in piedi anche dagli stessi omosessuali che non trovano nella sonnacchiosa vita di provincia piacentina spazio per vivere la propria identità”. La materia è sensibile. Cosa possono fare politica e istituzioni per creare le condizioni migliori atte a fronteggiare l’omofobia?
“Perchè organizzare manifestazioni come il Gay Pride solo nelle grandi città? Sarebbe bello se venisse fatto anche a Piacenza” è la proposta che la consigliera comunale Pd Giulia Piroli ha lanciato contestualmente all’adesione del Comune a Re. A. Dy – la rete nazionale nata per contrastare le  discriminazioni di genere e di orientamento sessuale – insieme alla presentazione di progetti formativi ed eventi culturali sul tema. “E’ proprio nei piccoli centri che c’è più chiusura verso questi temi – ha spiegato Piroli, consapevole del difficile riscontro che potrà avere la sua proposta – magari in futuro ci potranno essere le condizioni per organizzare un evento di orgoglio gay”.
L’invito della consigliera – che ha avuto eco sui social network, e anche sul profilo Facebook di Vivi Piacenza – come prevedibile, in un momento di grave crisi economica, non suscita grande condivisione e viene visto più che altro come una provocazione. “Portiamo occupazione a Piacenza, piuttosto”, scrive Giampiero, mentre Giuseppe commenta “Ma perché i politici non dedicano il loro tempo ai veri problemi che abbiamo? Lavoro, sociale, sanità… è troppo comodo occuparsi di tutto il resto, e magari farlo solo per avere qualche voto in più”.
Ancora più diretta Laura: “Portiamo lavoro, novità… Provocazione? Sono perdite di tempo! I gay? Tanto di rispetto ma chi se ne frega!”. A dimostrazione che la battaglia per vincere l’omofobia è soprattutto culturale e molta strada Piacenza deve ancora percorrerla. La legge contro l’omofobia è una prima tappa, poi bisogna anche costruire una politica diversa che passi per la valorizzazione delle diversità, di  qualsiasi diversità. No, Piacenza non è ancora una città gay friendly.

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