Pd, tracollo di iscritti: da 1400 a 500 tessere in un anno

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“Abbiamo preferito concentrarci su momenti di riflessione e confronto con la base: dai seminari sul welfare ai cicli di Oltre le correnti passando anche da Open Pd. L’aspetto legato agli iscritti rappresentava un passaggio successivo. Da ora in avanti però verrà avviata una massiccia campagna tesseramento”.
Il responsabile organizzativo del Pd, Stefano Cugini, spiega così l’emorragia di iscritti che ha portato il Partito Democratico di Piacenza dall’avere 1400 tessere a nemmeno 500 nel giro di un anno con conseguente ramanzina della segreteria regionale. Talmente pochi gli iscritti che all’interno c’è anche chi ha trovato il modo di ironizzare, giusto per confermare che lì in mezzo il “veleno” non manca mai: “Sono più i dirigenti e gli eletti che non gli iscritti”.
Sottotraccia si continua dunque a parlare dei possibili candidati in pista (dicono che Gianluigi Molinari e Betty Rapetti sarebbero già ai nastri di partenza, che Giulia Piroli si stia muovendo e che sia in corso una massiccia manovra di convincimento con Christian Fiazza), in realtà però la questione impellente è proprio quella del numero degli iscritti. L’andamento della situazione, certamente nota da tempo negli ambienti democratici, è infatti diventata attualissima negli ultimi giorni dopo che la segreteria regionale del Pd ha preso visione del numero degli iscritti di ogni provincia. A Piacenza (inteso come città e territorio provinciale) gli iscritti al Pd faticano ad arrivare a 500. “Troppo pochi”, hanno comunicato da Bologna a Piacenza.
Nessuno statuto impone un numero minimo per celebrare il congresso. E’ più una questione di proporzioni. Come è possibile, ci si chiede, che il primo partito della provincia – quello che alle ultime elezioni ha sfiorato il 30%, quello che vanta il sindaco della città da tre mandati consecutivi e amministratori sparsi su tutto il territorio – abbia così pochi iscritti? Il tema è che un congresso celebrato con questi numeri (diritto di voto ce l’hanno anzitutto i tesserati) condurrebbe a una segreteria scarsamente legittimata dal punto di vista politico. Concetto su cui concorda anche Cugini: “È evidente che in ottica congressuale i numeri vanno aumentati soprattutto per una ragione di rappresentanza e di legittimazione della futura segreteria. Ma assicuro che il tema non è stato assolutamente sottovalutato. Anzi, siamo pronti ad attivarci”. Passi per la base, ma perché un amministratore, eletto o con incarichi di partito, non fa la tessera (i casi sono parecchi)? “Non posso rispondere io per loro” replica laconicamente Cugini. Fatto sta che il mandato urgente che giunge dalla regione è dunque quello di attivarsi il prima possibile per far lievitare gli iscritti. Mission sulla quale da qualche giorno il Pd si è messo al lavoro: “Ora abbiamo l’ufficialità della data del congresso nazionale, l’8 dicembre. Entro allora dovremo attivare dinamiche locali ben precise e una campagna tesseramento di un certo rilievo”. Nessuno lo dice, ma pare che l’obiettivo minimo sia quello di arrivare quantomeno a mille iscritti.

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