di Giovanni Struzzola* – Nell’attuale difficile momento che l’economia italiana sta attraversando spesso tra addetti ai lavori ci si pone l’interrogativo di come fare e come individuare nuove fonti di sviluppo territoriale atte a rilanciare settori economici o trovarne nuovi.
In questo contesto anche Piacenza con la sua provincia da un po’ di tempo si sta interrogando sul suo futuro e sul come e con quali intuizioni sia possibile individuare nuovi comparti economici, produttori di reddito.
La prima osservazione che mi passa per la mente riguarda un comparto dell’economia rappresentato dal turismo. Elemento questo che molti altri territori nazionali hanno scoperto o riscoperto e, posto al centro del rilancio economico, un elemento strategico che consentirebbe di veder crescere in tempi relativamente brevi il PIL territoriale.
Da qui la domanda d’obbligo: potrebbe Piacenza e la sua provincia essere soggetto attivo di sviluppo turistico e, quindi, di crescita economica in questo momento difficile?
La risposta è senza ombra di dubbio affermativa in quanto la nostra provincia costituita da bellissime e verdi vallate, dal fiume Po e dalla Bassa, dai suoi castelli ed i suoi borghi medioevali, possiede tutte le caratteristiche utili e necessarie per poter apparire tra le prime località turistiche alternative a quelle ormai usate ed abusate.
Altro elemento portante per questa nuova identità di economia è rappresentato dalla nostra varia e qualificata enogastronomia che presenta tre salumi D. O. P. (Coppa piacentina, pancetta piacentina e salame piacentino), una ventina di vini D. O. C. (Gutturnio, Malvasia, Souvignon ed Ortrugo) e una serie qualificata di pubblici esercizi (ristoranti) che con grande passione e competenza tramandano di generazione in generazione la cultura della cucina tipica piacentina fondata sui primi eccellenti (pisarei e fasò, tortelli con la coda, anolini, ecc) e secondi gustosi (coppa arrosto, salame cotto, cappello del prete, ecc).
La natura, i paesaggi, l’enogastronomia, nonché la cultura sono certamente fattori strategici che possono spingere al decollo il turismo tradizionale, quello rivolto principalmente alle famiglie ed a tutte quelle persone che amano l’ambiente salubre e la buona tavola.
Affiancato a questo però oggi appare sempre più in crescita un turismo un po’ più di nicchia: il turismo della Via Francigena che vede come soggetti i pellegrini.
Ora è importante evidenziare come con il passare del tempo quando si parla di vacanze non si accenna più esclusivamente al sole, al relax ed al divertimento, perché negli ultimi anni sta riscuotendo successo sempre maggiore il cosiddetto “turismo alternativo”.
Tra le tante proposte a livello nazionale di turismo alternativo spicca in modo particolare quella legata alla Via Francigena, l’antica strada che sin dall’epoca medioevale portava i pellegrini dall’Inghilterra, dalla Francia e dalla Spagna sino a Roma e che, sarebbe giusto rinominare Via Romea.
Il territorio piacentino è attraversato da questo itinerario turistico – culturale e la Via Francigena trova proprio in provincia di Piacenza, o meglio in Comune di Calendasco, precisamente a Soprarivo, il guado che è stato denominato di Sigerico dal nome dell’Arcivescovo di Canterbury che lo attraversò nell’anno 990 d. c. durante il ritorno dal suo viaggio a Roma per ricevere l’investitura del palio dal Papa.
Ancora oggi il “Guado di Sigerico” è transitabile grazie all’opera svolta da Danilo Parisi con il supporto del Comune di Calendasco e quotidianamente, con numeri in crescita, il traghettatore svolge diligentemente il suo servizio portando i pellegrini dalla sponda emiliana del Po a quella lombarda di Corte Sant’Andrea e, viceversa.
Ora, nei giorni scorsi, si è aperta una finestra sul quotidiano locale sulle condizioni in cui versa il “Guado di Sigerico”ormai completamente insabbiato e le difficoltà che devono superare Danilo Parisi ed i pellegrini per raggiungere la riva.
La situazione è paradossale perché sono anni che viene evidenziato questo problema e, la cosa particolarmente “orticante” risiede nel confronto dei due guadi quello emiiano così descritto in questi giorni e quello lombardo più simile ad un attracco quasi da “Costa Azzurra”.
Per fortuna sembra che l’aver messo a fuoco questo problema sul quotidiano Libertà abbia riacceso i motori di un procedimento che forse nella stessa sabbia del Po a Sigerico si era arenato.
Sono a conoscenza di quanto abbia fatto e stia facendo l’Assessore regionale alla Protezione Civile Paola Gazzolo e sono altresì convinto che grazie al suo interessamento ed a quello dell’Assessore regionale al Turismo Maurizio Melucci la situazione a breve termine potrebbe trovare il giusto rimedio, magari ristrutturando l’attracco attrezzando il Guado di Sigerico con un pontile simile a quello lombardo più sicuro, agevole e decoroso, nonché l’impegno di mantenere sempre agibile il canale del Po evitando nuovi insabbiamenti nel tempo.
Se ciò verrà fatto avremo due vantaggi: il primo facilitare quel turismo culturale dei pellegrini (che lo sono di nome ma che vedendo le loro credenziali sono uomini o donne di buona cultura e con ceto sociale medio-alto) e potremmo rilanciare il turismo fluviale sul Po, quel Po che Giovannino Guareschi dichiarò nei suoi racconti di “Don Camillo e Peppone” diventa fiume proprio nel piacentino e che racchiude angoli di rara bellezza faunistica e scenografica che nulla ha da invidiare ad altri fiumi d’Europa.
*Direttore Unione Commercianti Piacenza




