Padre Paolo Bennati: «Per l’AI occorrono regole che limitino il potere di chi fa affari»

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Il messaggio centrale di padre Paolo Benanti – teologo e uno dei massimi esperti di etica dell’IA – ospite dell’81° assemblea di Confindustria, nel corso della quale si è discusso del rapporto tra intelligenza artificiale e responsabilità è stato chiaro: «L’IA non è uno strumento neutrale, ma una forma di potere che rischia di accentrarsi nelle mani di poche grandi multinazionali. Per evitare che l’algoritmo domini la società, bisogna legiferare e regolare l’accesso a queste tecnologie, assicurando che siano al servizio del bene comune e non del profitto isolato».

Dopo i saluti del sindaco Katia Tarasconi («credere nello sviluppo significa scegliere; è necessaria la sinergia tra pubblico e privato per creare un valore stabile»), della presidente della Provincia Monica Patelli («l’industria crede nello sviluppo, che va governato») e del prefetto Patrizia Palmisani («bisogna sempre operare in una cornice di legalità, tenendo sempre conto del valore della persona»), Benanti ha ribadito la necessità di un dialogo che porti a una regolamentazione condivisa, nel rispetto della vita umana e del lavoro, che deve conservare sempre un importante spazio di decisione.

Padre Paolo Benanti ha citato la recentissima Enciclica di Papa Leone XIV, incentrata sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale: la dignità umana rischia di essere oscurata da nuove forme di disumanizzazione e, ha scritto il Papa, «abbiamo il dovere di restare profondamente umani». Secondo Benanti «quello che sottolinea il Papa è il pericolo della stupidità naturale: lo strumento è nelle mani di pochissimi che da soli possono deciderne le regole. Non è un problema dello strumento in sé, ma di uno strumento che diventa una nuova logica di dominio. I servizi digitali vengono prodotti in un territorio specifico, ma i benefici non ricadono su quel medesimo territorio; anzi, spesso ne deriva un danno, come ad esempio sul grande consumo di energia».

Benanti ha poi chiarito che «l’intelligenza artificiale non potrà mai avere una propria morale: è solo l’uomo che, in quanto soggetto e coscienza, ha una chiamata etica». La piattaforma intorno alla quale sviluppare le potenzialità dell’IA è dunque l’umano. «Si dice che l’America innova, l’Europa regola e la Cina copia, ma è il momento di sfatare questo luogo comune. In realtà i massimi regolatori sono i cinesi, anche per le limitazioni del regime. E noi europei abbiamo una storia e un livello di civiltà che ci distinguono: le grandi multinazionali fanno più affari con noi; quindi, deve valere il motto “My money, my rules”. Chi ha detto che l’IA possa essere utilizzata da tutti, bambini e adulti, senza una formazione? Se non si può limitare lo strumento, regoliamo gli utenti: formiamoli per evitare che si facciano del male».

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