Centrale Borgotrebbia, collisione a tutto biogas

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dosidi Roberta Suzzani – Piccoli gesti che cambiano la storia. La protesta “casalinga” di Borgotrebbia contro quella centrale a Biomasse progettata – e già approvata – a due passi dalle abitazioni, potrebbe rivelarsi il punto di svolta per molti cittadini che finora si sono visti passare le decisioni sopra la testa senza potersi opporre.  La sentenza della Corte Costituzionale che il 20 maggio scorso ha dato ragione ai Comitati no-Biogas delle Marche, rimandando alla normativa dell’Unione Europea, ha vincolato alla procedura di Via tutti i progetti pubblici e privati di centrali a biomasse (anche quelli di portata inferiore a 1MW ndr), potrebbe cambiare la storia già scritta di Borgotrebbia. Ma non solo.
Se sui tavoli degli uffici provinciali, organo chiamato a dare un giudizio su tutti i progetti presentati sul territorio, sono depositate solo due procedure abilitative semplificate (i cosiddetti Pas), molte di più sono le pratiche che i singoli Comuni hanno in giacenza. “Sul territorio piacentino sono molti gli impianti di questo tipo già presenti e attivi – conferma il sindaco Paolo Dosi (nella foto) – è un mercato in espansione che, in linea di massima, non porta disturbo ai cittadini, come per la centrale a Mortizza realizzata in prossimità di alcune abitazioni e da cui non abbiamo mai avuto alcuna lamentela”. Molti attivi, qualcuno in divenire. Accanto all’impianto di Borgotrebbia (nella foto qui sopra, la zona in cui dovrebbe sorgere) c’è un progetto di centrale ad energia alternativa a Roncaglia in attesa di approvazione. Progetti che, ora e con ogni probabilità, dovranno seguire un altro iter che preveda anche la valutazione di impatto ambientale secondo la normativa europea. Un risultato che il comitato di Borgotrebbia certo non si aspettava quando all’inizio di luglio, al faccia a faccia con l’Amministrazione, aveva minacciato di rivolgersi al Tar se Palazzo Mercanti non avesse fatto marcia indietro. “Datemi il tempo di valutare le nuove informazioni – aveva chiesto il primo cittadino – e troveremo una soluzione”. La denuncia al Tribunale Amministrativo Regionale è rimasta in un cassetto – “pronta per essere spedita”, specifica Luigi Pagano presidente del Comitato contro la costruzione di impianti a biomasse a Borgotrebbia – ma sul tavolo del sindaco Dosi, come su quello del presidente della Provincia Massimo Trespidi e del responsabile di Arpa Piacenza Giuseppe Biasini, è arrivata una lettera di diffida. “La nostra diffida si articola su alcuni punti primari – sottolinea Pagano, firmatario della missiva a nome del comitato – ma che non sono i soli su cui i cittadini hanno dubbi. In primo luogo, accanto alla mancanza della Via, ci chiediamo come questa centrale a biomasse possa inserirsi nel progetto di recupero ambientale Life10Env It 400 New Life, finanziato, tra gli altri, dalla Comunità europea con un investimento di 4 milioni di euro. Inoltre non dimentichiamo che l’area su cui dovrebbe sorgere l’impianto è nel Parco del Trebbia. E’ vero che la legge regionale 6/2009 permette l’edificazione all’interno dell’area protetta, ma solo se il richiedente può dimostrare il reale fabbisogno della propria azienda agricola e purché questa sia compatibile con le finalità del Parco. Criteri che l’impianto a biomasse che si vorrebbe realizzare disattende”. Se questo non bastasse, nell’elenco stilato dal Comitato delle “mancanze” c’è quella delle Migliori Tecniche Disponibili. “Ogni progetto di centrale deve dimostrare di utilizzare le Mtp o Best Available Techniques. Nella documentazione tecnica fornita vengono disattese le direttive del Parlamento Europeo, per esempio si parla di stoccaggio del materiale all’aperto con tutto quello che ne deriva. A questo vanno ad aggiungersi le problematiche legate alla viabilità e alle emissioni. E’ stato valutato un passaggio di 800-900 camion all’anno, su strade che non supportano un traffico di tale portata e dimensione”. Un elenco di problematiche che il Comitato ha sottoposto all’Amministrazione comunale chiedendo la sospensione e quindi l’annullamento del progetto. “L’avvocato del Comune, Elena Vezzulli, sta valutando la documentazione. Contiamo che si procederà con l’annullamento, altrimenti siamo sempre pronti a presentare ricorso al Tar”. Ricorso che, il primo cittadino, consiglia come ulteriore tutela ai cittadini. «La lettera inviata dal Comitato – precisa Dosi – se verrà valutata positivamente dall’avvocatura comunale comporterà una sospensione del procedimento. Il che significa che tutti gli atti presentati dai singoli soggetti interessati dovranno essere rivisti e nuovamente valutati. Non dimentichiamo, però, che questi atti sono già stati approvati da tutti gli enti chiamati ad esprimersi”.
Nei giorni scorsi Stefano Nuca (titolare dell’Azienda Agricola Nuca Stefano di via Agosti, che intende realizzare l’impianto) ha ufficialmente comunicato la richiesta di inizio lavori (di movimentazione del terreno) allo Sportello unico attività produttive del Comune: “Abbiamo avuto rassicurazioni dal sindaco – ha ribattuto il comitato – che durante la valutazione della nostra diffida il privato non potrà comunque iniziare i lavori . Abbiamo più volte sollecitato l’ingegner Parenti (presidente Paver) ad un incontro chiarificatore con il comitato, ma si è sempre negato. La nostra richiesta è sempre la stessa: il legame tra Paver e il privato Nuca Stefano. Infatti, come già emerso nell’assemblea pubblica con il sindaco Dosi lo scorso luglio, la centrale fornirà teleriscaldamento alla Paver. Ma tra gli atti ufficiali da noi richiesti in Comune è emersa una nuova documentazione che lega le due parti per quanto riguarda la viabilità. Pertanto, in caso di mancato incontro con Parenti nei prossimi giorni, potremmo bloccare i camion che lavorano per la Paver”.

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