Tra resilienza e incertezza geopolitica la guerra in Iran si abbatte sull’industria

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Esiste una Piacenza che corre, che assume a tempo indeterminato e che investe con
coraggio nel futuro tecnologico. Purtroppo, la stessa Piacenza guarda ora con
crescente preoccupazione ai mercati internazionali, consapevole che le tempeste
geopolitiche e i costi strutturali dell’energia potrebbero, nel giro di pochi mesi,
frenare bruscamente il modello produttivo locale.
Questo sarebbe stato l’incipit della presentazione dell’indagine congiunturale di
Confindustria Piacenza sul secondo semestre del 2025. Un report caratterizzato da
una forte incertezza che non trascura il rischio di una possibile deindustrializzazione
a causa, ma non solo, del costo troppo elevato dell’energia.
A seguito dell’intensificarsi del conflitto in Iran i mercati energetici stanno
subendo uno shock significativo, con ripercussioni immediate e pesanti
sull’economia italiana. Le quotazioni di petrolio e gas naturale sono in forte
ascesa, trascinando al rialzo i prezzi dei carburanti (benzina e diesel) e delle
bollette. “Piove sul bagnato” si potrebbe dire, anzi di più perché in questo
caso sembra si tratti di un uragano.
Torniamo alla presentazione iniziale dell’Indagine congiunturale di
Confindustria Piacenza per riconsiderare le principali ricadute sull’economia
italiana dei rincari record di gas e carburanti alla fine.

I dati presentati da Nicola Parenti, Presidente di Confindustria Piacenza, in
occasione dell’incontro con la stampa sull’indagine congiunturale del secondo
semestre 2025 basato su un campione di aziende che sommano circa 8000 addetti,
disegnano un territorio attraversato da una grande incertezza. Se l’anno appena chiuso
viene definito come uno dei migliori per livelli occupazionali e investimenti, le
proiezioni per il 2026 accendono una spia rossa: il crollo del valore aggiunto
derivante dalle esportazioni.
Il tracollo dell’export: una frenata da 8 punti
Il dato più critico riguarda il commercio estero. In un mondo ideale, una crescita del
4% sarebbe un segnale di salute; nella realtà piacentina del 2026, si assiste invece a
un’inversione di tendenza radicale. «Guardando meglio c’è un indicatore che allarma
forte e che è il vero dato del nostro valore aggiunto, cioè quell’esportazione
dell’eccellenza piacentina», ha spiegato Nicola Parenti durante l’incontro affiancato
dal direttore generale Luca Groppi e dalla responsabile del Centro Studi Giulia Silva:
«Vedere che di colpo, da +4 passiamo a -4 non è che abbiamo perso quattro punti.
No, ne abbiamo persi otto: è una frenata molto forte».

“Questa contrazione è il riflesso di un quadro mondiale diventato improvvisamente
ostile. La geopolitica è entrata prepotentemente nei capannoni: chi lavorava con gli
Stati Uniti o con i mercati orientali si trova oggi a fare i conti con blocchi improvvisi.
Siamo preoccupati moltissimo – ha ribadito Parenti – ci sono situazioni che segnano –
30%. Pensate a chi lavorava per gli Stati Uniti: di colpo la geopolitica cambia assetti
ed orizzonti e si blocca tutto».
Il rischio deindustrializzazione e il peso della Meccanica
A Piacenza, l’industria è per oltre il 60% meccanica e componentistica. È questo il
settore che oggi avverte maggiormente il rischio di una “deindustrializzazione”
causata dai costi di sistema: le difficoltà generate dal Green Deal “che doveva essere
più graduale” unito al costo dell’energia: «Da 30 anni denunciamo che il costo
dell’energia non è competitivo in Italia con delle differenze del 25-30%. Rispetto alla
Spagna abbiamo differenze importanti, oltre il 50% dei costi. Occorre invertire la
tendenza e trovare lo spazio per la crescita perché un’impresa che chiude non riapre
più”. Nel frattempo, il presidente Nicola Prenti si augura che il Decreto Bollette possa
scontare una quota degli oneri per le imprese e non solo: “Dobbiamo fare più
infrastrutture energetiche, puntando sulle rinnovabili, non possiamo sempre dire no”.
Il presidente ha poi sottolineato come a tutto ciò si aggiunge la difficoltà di trovare
figure preparate sul mercato del lavoro da impiegare nello sviluppo della
digitalizzazione dei processi produttivi.
Oltre all’energia, a frenare lo sviluppo è la lentezza amministrativa. Parenti non ha
usato giri di parole per descrivere l’immobilismo burocratico: «Oggi ci vogliono 2-3
anni, a volte 4 anni per chiedere un ampliamento. Non è più possibile questa cosa
qua». L’imprenditore che ha visione e capitale per espandersi si scontra con tempi
biblici che scoraggiano l’investimento sul territorio.
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Occupazione e “Labor Hoarding”
Nonostante le nubi, il 2025 consegna un mercato del lavoro solido. Piacenza vive una
situazione di quasi piena occupazione industriale, con contratti a tempo indeterminato
che superano il 95%. Emerge il fenomeno del “Labor Hoarding”: le imprese
mantengono i dipendenti anche in fase di stasi per timore di non ritrovare competenze
in futuro. Per rispondere a questa carenza, Confindustria punta sulla formazione
organizzando per settembre un percorso di alta formazione tecnologica post diploma,
alternativo all’università.

Conclusioni: la sfida del 2026
Il 2026 sarà un anno difficile. L’economia italiana sta con il fiato sospeso, gli ultimi
sviluppi della geopolitica mondiale che ci presenta una nuova guerra dai contorni
ancora indecifrabili non lascia spazio all’ottimismo. Rincari record di gas e diesel
innescheranno “Nonostante stiano soffrendo, la tenuta della meccanica e di oil and
gas sarà determinante. Possiamo contare sul settore alimentare in grande salute, in
questo momento è la nostra cassaforte”. L’opinione di Confindustria è chiara: servono
riforme per restituire competitività al motore del Paese. L’obiettivo è puntare a una
crescita del PIL del 2-3%, ma per farlo Piacenza deve proteggere le sue filiere dalla
tempesta dei costi energetici e della burocrazia.


Torniamo allo shock energetico causato dalla guerra in Iran. I dettagli
principali delle ricadute sull’economia italiana al 3 marzo 2026:

  • Carburanti: Il prezzo del diesel e della benzina è volato, con aumenti che, secondo alcune stime, vedono il gasolio salire in modo particolarmente significativo, influenzato anche dalla revisione delle accise.
  • Gas ed Elettricità: Si prevedono aumenti drastici per le bollette, con stime di rincari che potrebbero superare i 200-260 euro annui per famiglia per le forniture di luce e gas.
  • Prezzi al consumo: Gli aumenti dei costi energetici e dei trasporti (stimati in crescita fino al 40%) rischiano di innescare una nuova ondata inflazionistica, colpendo duramente i beni di largo consumo. 

Ricadute sull’Economia Italiana

  • Impatto da 33 miliardi: Alcune analisi, come quelle di Conflavoro, stimano un impatto negativo complessivo sull’economia italiana che potrebbe raggiungere i 33 miliardi di euro.
  • Trasporti e Logistica: Il settore dei trasporti su gomma è tra i più colpiti, con il diesel che aumenta il costo del trasporto merci, gravando sulle imprese e, di conseguenza, sui prezzi finali dei prodotti.
  • Inflazione e Tassi: Un aumento prolungato dei prezzi energetici alimenta le aspettative inflazionistiche, mettendo a rischio la stabilità dei prezzi e frenando le attese di taglio dei tassi di interesse da parte delle banche centrali.
  • Borse in rosso: Le Borse europee, inclusa Milano, hanno registrato forti cali a causa dell’incertezza e del rischio geopolitico. 

Situazione Accise e Diesel

  • È da notare che, oltre alla crisi geopolitica, il prezzo del diesel nel 2026 è influenzato anche da un allineamento delle accise che ha reso il gasolio più caro, con un ulteriore impatto stimato sulle tasche degli italiani. 

In sintesi, il conflitto in corso sta provocando una “stangata” sui costi energetici e dei trasporti, con un rischio concreto di frenata economica per l’Italia a causa dell’aumento dell’inflazione e della riduzione del potere d’acquisto delle famiglie. 

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