
Si allarga la forbice della povertà e con essa l’emergere di situazioni nuove, sconosciute al nostro
territorio. Le motivazioni sono tante: l’aumento dei costi di approvvigionamento energetico, le
guerre, il caro-vita ma anche la dimensione sempre più multiculturale della nostra comunità, che
richiede nuove forme di accompagnamento. L’attrattività del nostro territorio, legata in particolare
al fenomeno della logistica, porta con sé opportunità ma anche tanta precarietà, eccessiva precarietà
lavorativa ed abitativa soprattutto per le persone straniere con pochi legami e risorse sul territorio.
La complessità di tutti questi fattori impegna su diversi fronti. Negli ultimi due anni la povertà
assoluta è cresciuta notevolmente e sono aumentate in maniera esponenziale le richieste di aiuto
ricevute dalla Caritas diocesana di Piacenza-Bobbio. La Mensa della Fraternità ha erogato in un
solo anno oltre 42 mila pasti, quasi 200 al giorno. I colloqui al Centro di Ascolto di via Giordani
sono stati oltre 4mila e le borse viveri consegnate sono state circa 4mila. “La curva dell’emergenza
continua a salire e porta con sé nuove fragilità che abbracciano molteplici settori: la casa, la salute,
il lavoro, il disagio. Nessuno deve essere lasciato solo”, afferma il direttore della Caritas diocesana,
Mario Idda che aggiunge: “Siamo chiamati tutti – come comunità – ad uno sforzo collettivo,
ragionando in logica di rete di sistema”. Il direttore Idda anticipa le sfide che attendono i mesi
invernali, i più difficili da gestire. “Abbiamo aperto il servizio di emergenza freddo presso la Sacra
Famiglia, che si aggiunge all’accoglienza Beato Scalabrini ed al Nido – ma siamo in seria difficoltà
a gestire tutte le situazioni che bussano alla nostra porta. Negli ultimi anni – prosegue Idda – è calato
il numero dei senza tetto italiani ma sono aumentate fortemente le persone senza fissa dimora che
provengono da paesi stranieri e che – non potendo contare su di una rete familiare – presentano
situazioni estremamente complesse da gestire”. Emergono così nuove fragilità – persone sole che
spesso non conoscono la lingua e non sono integrate nel tessuto sociale ed economico – che non
riescono a raggiungere l’autonomia economica nonostante il sostegno dei servizi presenti sul
territorio: “Noi come Caritas e comunità parrocchiali offriamo aiuto e accompagnamento attraverso
la molteplicità di servizi di cui disponiamo, a partire dalle iniziative educative e culturali delle
nuove generazioni. Accade però, sempre più frequentemente, che al termine del periodo di sostegno
(mediamente tra i 6 e i 18 mesi) – le persone aiutate non riescano comunque ad inserirsi nel contesto
territoriale e necessitino di ulteriori supporti. A queste situazioni – sottolinea Idda – si sommano gli
anziani soli (che non riescono a far fronte al caro-prezzi con le pensioni) – e molte famiglie
monoreddito (che non riescono a coprire l’affitto o il mutuo, il caro-bollette, la spesa scolastica)”.
Per questi motivi Caritas – insieme ad una rete di soggetti – è impegnata per il terzo anno
consecutivo nel progetto “Energia in comune”: “In due anni abbiamo aiutato oltre duemila famiglie
con il pagamento di oltre 3mila bollette”, ricorda Idda evidenziando “l’affiancamento in un percorso
di educazione alla lotta allo spreco”. Il progetto – che a breve verrà sostenuto da un nuovo fondo
sociale – è promosso da una rete di soggetti: Fondazione di Piacenza e Vigevano, Fondazione Banco
dell’energia, Comune di Piacenza e 27 Comuni della provincia, Diocesi di Piacenza-Bobbio,
Provincia di Piacenza, Camera di Commercio, Federconsumatori, Banca di Piacenza e Crédit
Agricole. A tale sostegno si sommano gli interventi messi in campo dall’Emporio solidale di via
Primo Maggio – che ha aiutato 255 famiglie lo scorso anno – e dagli Empori di Fiorenzuola e Castel
San Giovanni. L’emergenza casa rimane la sfida più importante: “L’accesso abitativo è in cima alla
lista delle nostre priorità”, afferma Idda, che ricorda i 24 alloggi abitativi temporanei (fino a 18 mesi
di permanenza) messi a disposizione all’interno del progetto “Casa tra le Case” e il primo progetto
di co-housing realizzato all’interno del convento di Santa Maria di Campagna, definita opera segno
per il Giubileo 2025. Il progetto – che verrà completato entro l’anno – prevede l’inserimento di 24
persone in un’abitazione condivisa rivolta a 9 studenti universitari, 9 lavoratori precari, 5 persone
fragili e un portinaio sociale. Lo scorso ottobre, infine, Caritas Piacenza-Bobbio ha inaugurato la
nuova struttura “Il Mandorlo”, dedicata all’accoglienza di mamme e bambini in difficoltà:
“Mettiamo in campo tanti sostegni ma ancora non bastano ad offrire risposte durature sul territorio”,
conclude il direttore Idda, auspicando la necessità di un’inversione di rotta, in ambito anche
culturale: “E’ fondamentale educare le persone (anche quelle che chiedono aiuto) per creare le
condizioni affinché si verifichi quella coesione sociale necessaria a promuovere il cambiamento di
passo verso una Comunità generativa solidale”.




