Come reagiscono gli edifici ad un terremoto? È vero che sono le costruzioni più alte a crollare più facilmente? Quanta probabilità c’è che a Piacenza si verifichi una scossa tanto intensa e distruttiva come nel modenese? Abbiamo posto alcune delle più frequenti domande sulla reazione delle nostre case ad un terremoto al geologo Massimo Mannini, coordinatore per la provincia di Piacenza dell’Ordine dei Geologi dell’Emilia Romagna, che ci ha spiegato come un edificio reagisce ad un sisma: “Ogni terremoto produce un’onda con una data frequenza, diversa da sisma a sisma; ciascuna struttura ha a sua volta una frequenza che, se simile a quella del terremoto, fa sì che si verifichi il fenomeno della risonanza. La corrispondenza è quindi tra frequenza dell’edificio e quella del sisma: più sono simili, più il moto del terreno è accoppiato a quello dell’edificio”. Questo ‘sfata’ la falsa credenza che più un edificio è alto, più crollerà facilmente; a titolo esemplificativo, il dott. Mannini ha citato un terremoto avvenuto a Città del Messico, durante il quale i crolli maggiori interessarono le strutture dal settimo all’undicesimo piano, le cui frequenze erano infatti analoghe a quelle del terremoto; edifici di venti piani al contrario subirono meno lesioni, a dispetto della logica sopracitata.
Il geologo Mannini conferma anche la bassa attività sismica del piacentino: la nostra area è infatti associata ad un’intensità massima osservata (o valore “ponderato” proposto) pari a 6 o al massimo 7 per il comune di Piacenza, mentre le aree Ferraresi – dove si è manifestato il recente evento tellurico – sono associate ad un’intensità massima osservata che va da 7 a 9. Va sottolineato come la previsione certa di un evento sismico non sia attualmente fattibile: le considerazioni emerse hanno finora portato all’elaborazione di modelli di pericolosità sismica volti alla prevenzione, sia a livello di territorio che di progettazione, ma un sisma rimane un fenomeno che avviene in maniera imprevedibile senza che vi siano particolari segnali premonitori.




