
Blog, siti internet e chat rappresentano oggi vere e proprie estensioni di noi stessi e delle nostre relazioni: il loro utilizzo spesso alimenta nuovi bisogni emotivi e talvolta comporta l’insorgere di “falsi miti”, capaci di innescare comportamenti scorretti che spesso si integrano con molte psicopatologie contemporanee.
E’ il caso della complessa relazione tra i Disturbi del comportamento alimentare (DNA) e alcune pagine internet, che si definiscono “Pro-Ana”, ovvero comunità virtuali in cui persone con DNA si scambiano consigli per perdere peso e controllare le proprie forme corporee. “Si tratta di pagine all’interno delle quali possono essere condivisi contenuti “thinspiration”, ovvero foto e materiali che esaltano un modello di magrezza patologica. Questi spazi online rispondono a molteplici bisogni, quelli connessi con il DNA, ovvero di controllo del peso e delle forme corporee, ma anche a bisogni affettivo-relazionali, di ascolto, comprensione e sostegno. La pericolosità di questi ambienti – afferma la psicoterapeuta Elisa Bisagni – nasce dal fatto che possono essere veicolati consigli dannosi per la salute psicofisica e promosso il contrasto nei confronti del percorso di cura”. L’Associazione Puntoeacapo di Piacenza – che dal 2010 sostiene le persone affette da disturbi del comportamento alimentare e aiuta le famiglie nell’affrontare le difficoltà legate al percorso di cura – ha intensificato, grazie alla collaborazione volontaria della psicoterapeuta Elisa Bisagni, gli incontri di sensibilizzazione nelle scuole (prevalentemente di secondo grado) del territorio provinciale per sensibilizzare le giovani generazioni a sviluppare un atteggiamento critico nei confronti di blog e pagine social che promuovono comportamenti di dieting e modelli di bellezza difficilmente raggiungibili e che possono amplificare l’insoddisfazione corporea e il senso di inadeguatezza. “I disturbi del comportamento alimentare, afferma la dottoressa Mara Negrati – per anni responsabile dell’Unità operativa di Nutrizione clinica dell’Ausl di Piacenza e ora presidente dell’Associazione Puntoeacapo – sono in aumento e si verificano sempre più precocemente, con un progressivo abbassamento dell’età di esordio, anche al di sotto dei 12 anni”. In Italia sono circa 3,5 milioni le persone che soffrono di DNA: “A Piacenza – spiega la dottoressa Negrati – sono 249 le pazienti in carico all’Ausl, delle quali il 60,6% appartiene alla fascia di età tra i 18 e i 30 anni, l’11,7% sono pazienti over 30. Si riscontrano casi in aumento tra donne over 40 e l’0.8% ha tra i 9 e i 12 anni. Un anno fa è stata inaugurata Casa Lilla, la nuova struttura per i disturbi del comportamento alimentare, dove sono stati trasferiti gli ambulatori dei DNA adulti. Casa Lilla – situata all’interno dell’area monumentale del nucleo antico dell’ospedale di Piacenza, che l’Ausl ha riqualificato anche grazie al supporto del Rotary Club Piacenza – è una struttura indipendente dotata di cucina/stanza per il pasto assistito, ambulatori e due giardini interni. “Per il solo pasto assistito sono seguite in media 8 pazienti maggiorenni al giorno, ma dal mese di giugno – evidenzia Negrati – usufruiscono, in orari diversi, del pasto assistito anche i minori. Le attività rispondono a quanto indicato dal Percorso diagnostico terapeutico sotto la responsabilità del dottor Massimo Rossetti, direttore del Dipartimento di salute mentale e dipendenze patologiche, che prevede un trattamento multidisciplinare con presa in carico integrata e contestuale della cura del corpo (pediatra, internista, dietologa, dietista) e della mente (psichiatra, psicologo, psicoterapeuta). L’ascolto delle pazienti ha portato alla luce le insidie del mondo social e ci ha fatto conoscere come la comunicazione sulla rete influenzi comportamenti pensieri ed emozioni”. Del tema se ne è parlato in occasione della presentazione del volume “ProAna. Tra supporto online e psicopatologia: nuove sfide terapeutiche”, a cura della psicoterapeuta Elisa Bisagni e dello psicologo Michele Facci. L’incontro – presso il Castello di Calendasco – ha rappresentato l’occasione per una riflessione sull’importanza di agire in sinergia: “Attraverso il coinvolgimento di tutti i soggetti che operano sul territorio possiamo educare alla prevenzione e intercettare l’insorgere della patologia, aiutando le famiglie a leggerne i primi segnali”, ha affermato il sindaco Filippo Zangrandi, che – a tale proposito – ha evidenziato il contributo che possono dare le piccole comunità. “Le farmacie svolgono un ruolo fondamentale come presidio sociale per il territorio, che si somma al prezioso lavoro in rete con l’Ausl e al mondo del Terzo settore”. La serata è stata organizzata dall’associazione piacentina Puntoeacapo insieme al Comune di Calendasco, con la collaborazione della Farmacia Mollica che ha supportato l’iniziativa. Presenti in sala molte famiglie dell’Associazione Puntoeacapo che hanno portato l’attenzione sulla necessità di intervenire con una normativa dedicata alle patologie del disturbo alimentare, diffondendo la cultura della prevenzione (e non della repressione) attraverso l’educazione




