Vaciago, “Meno male che il vescovo c’è…”

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Opinion leader richiesto dai media nazionali, dal Sole24ore a Ballarò, Giacomo Vaciago, esperto di politica economica ed economia monetaria, è stato il primo sindaco di Piacenza eletto direttamente dai piacentini nel 1994.
Nè “accademico”, nè “politico”, nei toni predilige un certo understatement, per mirare al sodo. La lunga crisi, di cui, anche a livello locale, non si vede la fine, porta a proporgli tre domande: dove va il mondo (Piacenza compresa)? Cosa è possibile fare per lo sviluppo locale? Quale il ruolo, in questo senso, della Fondazione di Piacenza e Vigevano.
«La crisi che stiamo vivendo – premette l’economista dell’Università Cattolica – un po’ in  tutto il mondo sviluppato, e quindi, in particolare in Europa ed USA, e’ una crisi da “debito eccessivo”. Ci siamo illusi, per vent’anni, che i debiti (privati e/o pubblici) potessero consentirci di resistere alla forte concorrenza proveniente dai Paesi emergenti.  In realta’ – e lo sappiamo da Ricardo, che due secoli fa spiega i problemi nuovi che l’Inghilterra incontra, quando lo sviluppo dell’industria non è più esclusivo ma c’e’ crescita in tutto il mondo, tu puoi continuare a crescere solo se fai meglio degli altri  e/o ti specializzi in modo di essere loro complementare. Fare debiti per “conservare il passato” e’ la cosa peggiore che puoi fare (la lezione vale per il mondo sviluppato, ma vale anche per ciascuno di noi….). Ma purtroppo, proprio cosi’ e’ andata, e adesso evitiamo il peggio solo perche’ quell’eccesso di debito l’abbiamo messo nei portafogli delle Banche Centrali. Con i mercati finanziari che … vanno in crisi di astinenza , appena sono indotti a temere che la droga della troppa-moneta, per rendere sostenibile il troppo-debito, possa venir meno. Ci vorranno vent’anni per uscire dai guai in cui ci siamo messi. E nel frattempo, cresce chi vuole, cioè chi se lo merita: devi essere “attraente”, per far si’ che i migliori del mondo vengano qui ad investire, e quindi avvenga che anche dei tuoi migliori, che stanno gia’ crescendo altrove, qualcuno resti»
Quindi noi a Piacenza….
«La crisi si supera con nuove progettualità. Chi si siede lungo il fiume e aspetta che la ripresa arrivi, non la vedrà mai. In questo senso, chi rilegge oggi il programma con cui l’Universita’ Cattolica apre a Piacenza (nel 1990 !) il Corso di laurea di ”  Economia dell’innovazione “, e poi quattro anni dopo, nel 1994, la base programmatica con cui Alleanza per Piacenza mi candida a sindaco della nostra citta’, vede che vent’anni fa eravamo molto meglio di oggi. E mi dispiace.
Avevamo (uso il plurale perchè c’era in campo una bella squadra di gente) capito benissimo quali erano i veri problemi da risolvere e ci dichiaravamo pronti a rimboccarci le maniche per farlo. Quel percorso e quel programma sono ben raccontati nella mia lezione (la seconda lezione Arcelli, tenuta nella Biblioteca comunale, il  3 marzo 2006), intitolata  “Le politiche europee per la crescita. Da Piacenza a Lisbona…e ritorno”. E’ scaricabile dalla mia aula didattica perche’ la uso con i miei studenti per spiegare loro, con un esempio concreto, la decadenza del Paese. E perche’ anche noi piacentini l’abbiamo fortemente voluta: non e’ colpa di Berlusconi o della Merkel se oggi Piacenza e’ cosi’ andata indietro. Il nostro era infatti un sogno, e gia’ negli anni successivi (mi dimetto da sindaco all’inizio del 1998, quando mi rendo conto che a nessuno piu’ interessa quel sogno…), si e’ proceduto a smontarne i pezzi piu’ importanti.  Lo strumento principale della crescita, cioe’ l’avvio di PIACENZA SVILUPPO con le aree produttive da usare per attrarre qui grandi investitori, viene cancellata. Le aree sono tutte  vendute in blocco al miglior (uno solo, come mai?) offerente. E di sviluppo nessuno piu’ parla. L’altro grande e ambizioso progetto,  PIACENZA PER PIACENZA , anche chiamato  PC al QUADRATO), scompare. Lo stesso Piano Regolatore Campos Venuti viene violentato con una variante generale che sparpaglia sul territorio – contro lo spirito e la lettera del  PRG appena approvato – centinaia di abitazioni. Neppure l’accordo con le Ferrovie –  affinchè con l’Alta Velocita’ portassero i nostri pendolari a Milano in 25 minuti – e’ stato fatto rispettare. Il Comune ha smesso (nonostante il nome) di occuparsi della citta’ e sempre piu’ si e’ occupato di se stesso…»
Quindi non c’e’ speranza ?
«Non esageriamo. Ho scritto e detto tante volte che nessun Paese e’ mai condannato in eterno. Prima o poi (non so se fra uno, dieci, o cento anni), torneremo a crescere. E lo capiremo quando torneremo ad occuparci del futuro dei nostri figli e, soprattutto, dei nostri nipoti. Cioe’ della crescita e del come puoi meritarla. E quindi come puoi impiegarne i frutti, scegliendo tra beni privati (il benessere individuale, un’automobile, un salotto…), e beni pubblici (un giardino pubblico, una buona scuola…).
Chi visita le nostre belle città, e vede accanto ai tanti bei palazzi privati anche le tante belle chiese, capisce che una volta sapevamo gestire in modo equilibrato la compresenza di beni privati e comuni. Ma erano i frutti della crescita che venivano cosi’ impiegati. Se non c’e’ crescita, e’ una triste perdita di tempo raccogliere firme perchè il Comune faccia un parco in piu’ nell’area della Pertite: qualcuno ha anzitutto spiegato a chi ha firmato per quel progetto, quanti servizi sociali verranno quindi chiusi? O peggio ancora, qualcuno che ha votato al Referendum del 2011 per abrogare il cosiddetto 23 bis e quindi perchè sia il Comune a fare gli enormi investimenti che servono per la depurazione dell’acqua, lo sa quante scuole ed asili dovranno quindi essere chiuse nei prossimi anni? Gia’ quel che abbiamo attualmente non e’ sostenibile in futuro, e quindi dovremmo smettere di elencare nuove spese senza indicarne la copertura.
Torneremo a crescere prima o poi, quando anzitutto avremo il coraggio di dire la verità»
Quale il ruolo della Fondazione di Piacenza e Vigevano, recentemente rinnovata nei suoi vertici ?
«Come dicevo lo scorso anno, bisogna imparare a riscoprire le virtù di una finanza umile e perciò utile. Vale per ciascuno di noi; vale per il Paese; vale anche per gli impieghi della Fondazione: è possibile usare meglio le risorse della nostra Fondazione, sia per valorizzare le imprese locali sia per attrarne di nuove. Mi aspetto che a proposito della gestione degli ultimi anni si dica la verità ai piacentini. Serve, da un lato, far rendere il capitale in progetti selezionati e garantiti dalle banche (ma non investire in azioni di banche, che da anni sono la cosa piu’ rischiosa che ci sia, come si e’ visto nell’investimento a Parma cioe’ non nella Parma che funziona bene, ma in quella sbagliata, che conosciamo dai tempi della Parmalat ). Dall’altro, occuparsi di piu’ degli  “ultimi”, come si e’ ben visto nella vicenda che ha portato alla scelta del nuovo Presidente della Fondazione: quando non funziona il Comune, meno male che abbiamo un Vescovo (e’ gia’ successo tante volte, nei secoli passati….)»

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