
Sul PUG a fine febbraio potrebbe iniziare il conto alla rovescia per svelare i contenuti elaborati nel documento di programmazione urbanistica il cui avvio risale al 2022.
L’interrogativo che già da ora riecheggia nelle stanze della politica riguarda il quando si arriverà all’approdo e al varo del Piano. I tempi permetteranno l’approvazione definitiva entro la fine del mandato ovvero nel 2027? Raggiungibile? Difficilmente raggiungibile? Si vedrà.
Restano due anni di tempo per raggiungere un obiettivo non facile su cui si possono frapporre ostacoli che possono nascere dalla sfera politica, dalla sfera imprenditoriale e da quella ambientalista. Ambiti culturali che si esprimono e sono attivi nella società oltre che presenti nelle stesse diverse componenti della maggioranza formata da Pd e componenti civiche. In generale – e anche per Piacenza – questo rappresenta una sfida vera e propria visto che la politica spesso si mostra rallentata, soprattutto sui temi dell’eco sostenibilità, rispetto al sentire e alle aspettative delle comunità.
Una situazione che si spiega con diverse ragioni.
La prima da valutare sarà la coesione della maggioranza su un documento molto complesso, delicato e su cui ci sono sfumature diverse. Un’altra ragione riguarda i contenuti del Piano, li si definisce “innovativi e coraggiosi” e rappresentano l’ossatura di una nuova pianificazione, il primo strumento urbanistico redatto sulla legge regionale licenziata nel 2017 nota per l’obiettivo di arrivare al 2050 al consumo di suolo zero.
Sullo sfondo la sfida per la giunta è alta. Da un lato far convergere il consenso della maggioranza tutta sul PUG che già , prim’ancora di essere affrontato in concreto, ispira valutazioni diverse. Per alcuni sarebbe troppo “spinto” verso la cementificazione per altri, al contrario, lo sarebbe troppo poco.
Uno dei temi caldi, come è già stato richiamato in articoli precedenti, è legato alla decadenza di tutte le aree classificate edificabili nei precedenti strumenti pianificatori che torneranno agricole dato che, nel periodo di transizione ormai scaduto, non sono state oggetto di proposte per accordi operativi. Un documento diffuso di recente dagli imprenditori edili su questo tema segnala la necessità anche di indennizzi per la perdita del diritto. Una situazione che in diverse città della regione in cui il percorso del PUG è più avanzato o concluso ha dato il via a innumerevoli ricorsi. Si fa l’esempio di Parma dove l’approvazione del PUG assomma ritardi proprio per queste ragioni. L’altro nervo scoperto del piano è la parte in cui restano aperte possibilità per la logistica seppure collegata ad alcune condizioni subordinate tra cui il lavoro qualificato, necessità di collegamento ferroviario e zero consumo energetico; non verrà meno neppure una quota espansiva (sarà quantificata dalla Regione) ma questa superficie dovrà essere “centellinata, e utilizzata” nell’arco temporale di validità del piano che come si diceva sarà di 25 anni.
Faccia a faccia tra i gruppi di maggioranza
Anche a Piacenza gli obiettivi puntati sul PUG possono rivelarsi quasi una prova del nove di tenuta della maggioranza e i tempi di discussione dovrebbero essere piuttosto ravvicinati. Prima di arrivare a quel punto la strada sarà lunga e non priva di insidie e contrasti che già potrebbero evidenziarsi con i primi appuntamenti nei quali si metteranno a nudo i contenuti del PUG di Piacenza.
Sulle discussioni future non si sa, intanto tutte le componenti della maggioranza comunale, dopo vari faccia a faccia, hanno consegnato un documento unitario in cui si evidenziano i punti sugli obiettivi salienti e strategici. È quasi un memorandum vincolante per le decisioni finali. Nel documento, sintesi di una discussione lunga e complessa, colpiscono due punti: la rinuncia ad attingere altre quote edificabili dalla dote di altri comuni di Area Vasta che non la utilizzano (tecnicamente perequazione) e l’altra questione, molto discussa in questi ultimi anni, che riguarda le aree non edificate, oggetto di piani urbanistici mai attuati che si trovano all’interno del tessuto urbanizzato che hanno interesse ambientale e urbanistico.
No ad accrescere la dote del 3%
Da un lato – si scrive nero su bianco – quella della rinuncia alla perequazione è una dichiarazione d’intenti molto significativa. Si dichiara infatti di non voler fruire di uno strumento permesso dalla legge, utilizzando il 3% di quantità edificabile non utilizzato da altri comuni. Una scelta di virtuoso accompagnamento del percorso di azzeramento del consumo di suolo entro il 2050 e che – viene rimarcato nel documento – porterà rigore nel valutare le richieste di espansione consentita fino al 3%del costruito che spettano in dote al comune di Piacenza. Accanto alla dichiarazione di rinuncia all’utilizzo di quote di espansione di altri comuni si aggiunge però che ci potrebbe essere una deroga solo nel caso di “manifestazioni di interesse di particolare valenza strategica e di interesse sovra provinciale” (ovvero grandi aziende produttive nazionali o internazionali) “che potranno comunque essere considerate con apposita delibera regionale”.
“Portabilità edificatoria”
L’altro punto d’interesse riguarda alcune aree che sono state oggetto di discussione in questi ultimi anni “su cui il confronto con la cittadinanza ha suscitato interesse e attesa”, scrivono i componenti dei gruppi di maggioranza. Tra questi ci sono gli “Orti di via Campesio”, l’area di via Morigi (ex Camuzzi), APP8 di via Einaudi, AL33 Tuja. “Tali aree dovranno essere confermate con destinazione a verde, preferibilmente pubblico, valutando la possibilità di assegnare alle stesse una quota modesta di diritti edificatori da “esportare” con apposito meccanismo di delocalizzazione degli standard attraverso futuri “accordi operativi”. Di fatto si rende pubblica l’area verde presente ma il proprietario della stessa area potrà concorrere utilizzando una specie di “Tesoretto edificatorio” spendibile per il futuro. Dove? Ovunque si raggiunga un accordo operativo.
Residenzialità sociale, basta supermercati… ma c’è logistica
Il documento si sofferma su altri nodi strategici dello sviluppo urbano. Tra queste l’area via Conciliazione (era destinata a all’unico palazzo degli uffici comunali ed è di proprietà dell’amministrazione comunale) che ora si sollecita alla valorizzazione. Come? “Realizzando un’opera pubblica ma escludendo medie e grandi strutture di vendita di tipo alimentare”. All’interno del tema della residenza il nuovo strumento urbanistico deve avere un’accentuazione sociale. “Tale offerta abitativa – si afferma – dovrà essere in grado di soddisfare anche la nuova domanda creata dall’apertura di sedi universitarie distaccate e dalle differenti e molteplici realtà lavorative, in particolare nel settore della logistica.
Nel PUG non scomparirà la logistica anche se si elencano una serie di condizioni. Tra queste “ottimizzazione degli insediamenti esistenti dando priorità ad attività strategiche fortemente automatizzate e innovative all’interno del polo già operativo (vedi vincoli previsti dal Piano Territoriale di Area Vasta), che prevedono la possibilità di insediamenti logistici a Piacenza esclusivamente nel comparto Le Mose, precisando che, nello stesso comparto, potrebbero insediarsi attività produttive manifatturiere che non trovino collocazione di mercato nelle zone di rigenerazione urbana). Quindi una logistica meglio localizzata e organizzata, più sostenibile, che garantisca l’intermodalità ferro-gomma, la qualità energetica, l’accrescimento del verde piantumato, della permeabilità del suolo e dei servizi di qualità, a beneficio di tutti i lavoratori del settore. Una cittadella della logistica qualificata e maggiormente integrata con il territorio”.
L’iter della discussione
Sui contenuti più caldi si potrebbe entrare subito in conflitto durante la prima tappa del percorso su cui si avvierà la discussione (presumibilmente alla fine di febbraio) sul documento che, prima dell’adozione da parte della giunta con la successiva approvazione da parte del consiglio comunale, avrà di fronte due tappe.
La prima tappa sarà l’illustrazione dei contenuti del Piano alla Consulta delle associazioni. Già questo un passaggio cruciale per capire quanto sarà ampia l’adesione o la contestazione dei contenuti del PUG soprattutto sui temi ambientali e del consumo di suolo e, di conseguenza, si potrebbe capire già anche la mole di osservazioni che potrebbero essere presentate.
Il secondo step sarà una verifica di maggioranza sul documento da cui prenderà il via l’adozione del Piano Urbanistico Generale da parte della giunta. Dall’adozione del PUG in giunta partirà il conto alla rovescia di 60 giorni in cui cittadini, associazioni, imprese ecc. potranno presentare le osservazioni. Concluso questo periodo si aprirà la discussione in consiglio comunale con l’esame delle osservazioni depositate.
Politicamente, quello dello strumento urbanistico è un passaggio fondamentale per qualsiasi amministrazione. Lo è sempre stato e ancor più oggi dal momento che la parola chiave non può più essere espansione, ma rigenerazione, eco-sostenibilità eccetera e la strada da percorrere resta con contorni non ben definiti.
La discussione sul PUG è stata approfondita e, anche se gli incontri già avvenuti – da cui è uscito il documento condiviso all’interno della maggioranza – dovrebbero essere serviti per approfondire e discutere degli argomenti più importanti e delicati va considerato che alcuni aspetti (vedi ad esempio traffico e mobilità) appartengono ad altre programmazioni che dovranno essere affrontate in altri momenti. Il punto sarà capire quanto coerenti saranno rispetto alla cornice generale del PUG.
Ed è su questo che potrebbero manifestarsi ulteriori dubbi e perplessità.
Antonella Lenti




