
Carlotta Sali, studentessa del liceo Cassinari di Piacenza, è una giovane che ha avuto l’opportunità di scrivere una lettera che riflette sul rapporto tra uomo e intelligenza artificiale, letta personalmente al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nei confini del Festival del Pensare Contemporaneo. Le riflessioni hanno sollevato interrogativi importanti sull’autenticità dell’opera d’arte in un’epoca sempre più influenzata dalla tecnologia, per cui la necessità di equilibrio è fondamentale: pur riconoscendo il valore dell’innovazione tecnologica, non si devono ignorare rischi legati alla sua evoluzione incontrollata. Ma non è solo questo fenomeno a preoccuparla: la giovane studentessa guarda al futuro con entusiasmo quanto con incertezza, consapevole che la sua formazione non si limita alle mura scolastiche e si estende alle sfide che la sua generazione si trova tutt’ora ad affrontare.
Com’è nata l’iniziativa di scrivere una lettera al Presidente durante il Festival del Pensare Contemporaneo? Eri da sola oppure coinvolta in un progetto di gruppo?
È nato tutto dal Festival dell’anno prima, in cui abbiamo proposto un progetto in cui protagonista era sempre l’Intelligenza artificiale (detta anche AI): il focus era su come potesse avere un impatto ambientale, facendo una spece di corto incentrato sull’uso virtuoso dell’IA nella gestione delle risorse. Ricevendo delle menzioni grazie a questo ed essendomi iscritta di nuovo con la scuola al Festival appena passato, io e altri ragazzi siamo stati contattati per dare la nostra disponibilità per gestire i laboratori, affiancando i tutor, e infine abbiamo scritto delle lettere per il Presidente, sintesi di pensieri di gruppi di ragazzi che hanno discusso sui temi da affrontare, e sono stata scelta personalmente per leggere una di queste durante l’evento.
Il contenuto della lettera vuole rivendicare l’autenticità di un lavoro totalmente “umano”. Essendo molto vicina all’arte e ai suoi cambiamenti dati dall’AI in tutte le sue fasi, noti titubanza o accettazione rispetto a questo?
Credo che a livello professionale l’AI abbia ben preso piede, e si vede già in spot come quelli della Coca-Cola, un lavoro che solo un anno fa sarebbe stato realizzato da un qualunque graphic designer qualificato. Parlando anche con i miei professori si avverte la sua presenza anche in artisti che vogliono utilizzarla come una risorsa, uno spunto, ma che di fatto toglie ciò che rende autentico il lavoro, e di conseguenza anche l’artista che ci sta dietro. La strada che hanno intrapreso da poco anche i social, con la segnalazione dei contenuti AI tramite etichetta (ancora poco efficace e non sempre attuato), è sintomo di questo grande cambiamento come anche solo l’inizio di una serie di provvedimenti che gradualmente dovrebbero essere presi. Esistono artisti che sono apertamente utenti assidui di software AI, che solo in pochi ma significativi casi vedono un bilanciamento tra contenuto “umano” e forma espressiva “artificiale”: è importante quindi, nonostante le possibili iniziali controversie e una successiva accettazione, esercitarsi per trovare un equilibrio che non copra la vera autorialità, ma anzi la valorizzi al massimo delle sue potenzialità.
Pensi che le scuole d’arte e gli istituti come il Cassinari debbano preparare gli studenti integrando l’AI già da adesso nel percorso di studi? Da studentessa, hai mai riflettuto sull’uso di questa nei tuoi progetti?
Non è così immediata l’ottenimento di un prodotto definibile “perfetto”, ancora più nelle forme espressive artistiche diverse dal mondo della parola: anche in ambito scolastico è stato dimostrato che ci vuole una certa abilità a dirigere la macchina, e anche nel momento in cui il prompt è soddisfacente, il risultato può sembrare sempre bisognoso di ritocchi “umani”. Nell’ambito scolastico i professori non sono ancora completamente formati per definire l’AI come filone d’interesse per sostenere vere e proprie lezioni dedicate, ma sono avvenuti casi in cui è proprio partita da loro la proposta di attuare tentativi per il rendering (scadenti, se non si effettuano abbonamenti ai software dedicati) di certi progetti scolastici, comunque casi sporadici e mossi da sana curiosità; la stessa cosa vale per l’esperienza personale, in cui ammetto che non è mancata a volte una veloce richiesta di aiuto, ovviamente subito seguita da miglioramenti e rielaborazioni esclusivamente di mano mia, e l’utilizzo stesso delle diverse forme di AI mi fa interrogare sulla giusta misura che bisogna ottenere per raggiungere un risultato che, in fondo al processo di realizzazione, sia completamente frutto della mia creatività e delle mie capacità.
Torniamo alla lettera per Mattarella. In quanto tempo pensi che eventuali attenzioni possano essere date sul tema dal Governo italiano (come anche quelli esteri) e dalle diverse istituzioni, nel nostro caso quelle culturali?
Penso che anche dal piccolo della lettera al Presidente possa scaturire qualcosa. L’opinione pubblica da tempo è già mossa e ha la sua opinione a riguardo, e tocca soprattutto il punto di vista etico e teorico: per questo non riuscirei a dare con certezza una previsione sull’effettivo tempo che questo dibattito da voce diventi un’idea, una proposta vera di leggi per regolare l’utilizzo di AI in qualsiasi campo per lei applicabile. Nonostante questo, sono positiva del fatto che prima o poi questo bisogno di avere sicurezze sull’autenticità del lavoro in ambito soprattutto culturale verrà ascoltato, e già si vedono piccoli passi in alcuni Paesi esteri e i diversi social che vogliono già distinguere l’artificiale dal reale, cose tutte corrette e che andrebbero sempre più implementate e corrette ove necessario. Condividere un eventuale incarico futuro con una macchina è un’idea assolutamente al di fuori della mia volontà, e lo sarà finché non si applicheranno regole per cui tutto il suo operato non diventi sostituzione ma risorsa del mio stesso lavoro, per evitare che ci sottomettano nel momento in cui dimentichiamo che l’AI è un mezzo nelle nostre mani, di cui possiamo anche fare a meno, e ne dipendiamo completamente al punto da nascondere chi davvero è in grado di compiere lo stesso (se non un migliore) lavoro all’insegna dell’autenticità.
Parliamo un po’ di te: all’ultimo anno di Liceo, ti senti soddisfatta del tuo percorso scolastico? Vedi una continuità per il tuo futuro?
Ho studiato Design, che per certi versi ha più una curvatura industriale, ma questo, soprattutto nell’aspetto pratico del corso, non ha tolto nulla alla possibilità di coltivare la propria creatività sotto vari campi: quello che apprezzo di più dei miei anni passati al Cassinari è l’immancabile contatto con il mondo esterno, con concorsi e progetti a cui partecipiamo, arrivando a risultati soddisfacenti sia individuali che di gruppo o di classe, tutte basi solide che vengono costruite per una futura carriera nel settore. Questo mio ultimo anno, però, mi proietta al futuro, in cui non sono sicura di continuare questo mio percorso per tramutarlo in una vera e propria professione, nonostante il mio profondo interesse per tutto quello che ho appreso in questi apparentemente pochi anni di scuola che sono certa che non morirà dopo la Maturità. Per ora, penso che intraprenderò una laurea in Ingegneria gestionale per il suo carattere più rigido, che mi sono accorta emerso di più rispetto a quello puramente creativo che mi richiede il Liceo che sto frequentando, anche se so che, comunque vada, non escluderò mai passioni come la pittura, che continuerà a essere il mio modo per esprimermi e, chissà, per me una nuova occasione di partecipare a nuove mostre e contest individuali. Le superiori sono fondamentali per definire convinzioni e superare dubbi di ogni genere riguardo il proprio futuro, e non sono assolutamente inusuali dei cambiamenti di rotta, non sono motivo di vergogna quanto punto di forza per voltare pagina e scoprire nuovi aspetti di sé, e anche dividere le pure passioni dalle vocazioni più lavorative: per esempio, per me, l’arte deve essere totalmente libera da vincoli e “costrizioni”, alternanza tra momenti di stallo e scatti di ispirazione, e un lavoro che la riguardi “soffocherebbe” il vero valore che le attribuisco, e senza il percorso liceale che ho affrontato forse non sarei mai giunta a questa consapevolezza.




