Gli immigrati di fede cattolica, a Piacenza minoritari nel panorama religioso locale

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Si chiamano Rosa, Felicia, Francisca, Teofilo, Hector, Hernan. Sono peruviani, ecuadoriani
e filippini. Hanno nomi e cognomi spagnoli ma parlano anche inglese, retaggio della
colonizzazione occidentale che ha portato la Croce ovunque, dall’Estremo Oriente al
Nuovo Mondo. Stiamo parlando degli immigrati di fede cattolica presenti a Piacenza.
Religione di minoranza, sono solo 6mila i cattolici di origine straniera residenti nella nostra
Provincia su un totale di oltre 40mila migranti.

Secondo l’ultimo dossier statistico della Regione, i migranti a Piacenza e Provincia sono
per la precisione 42.492, pari al 14,4 % dell’intera popolazione. Piacenza risulta la
provincia con l’incidenza di residenti stranieri più marcata dell’Emilia Romagna. In città,
invece, i cittadini di origine straniera sono circa 20.674 ovvero più del 20% degli abitanti.

A Piacenza e Provincia sono presenti 150 nazionalità diverse. I gruppi più numerosi sono i
rumeni, seguiti dagli albanesi, dai marocchini e dai macedoni. Oltre il 50% dei nuovi
piacentini è di religione cristiano-ortodossa. I musulmani residenti a Piacenza e provincia
rappresentano invece il 7% dell’intera popolazione residente.

Nel tempo gli stranieri in città si sono organizzati in comunità religiose più o meno
strutturate. Hanno fondato associazioni e luoghi di culto per mantenere vive le loro radici e
tradizioni. In città sorgono 2 moschee, quattro parrocchie ortodosse e decine di chiese
evangeliche a carattere afro-etnico.

Oggi le seconde e terze generazioni di migranti sono istruite, integrate, la loro lingua
madre è l’italiano ma conservano nella loro sfera di valori di riferimento l’idioma e la
religione dei genitori. Questa ricchezza culturale si riflette nella composizione della
popolazione scolastica locale dove la presenza di figli di immigrati è stimata al 49% nelle
scuole primarie e al 30% negli istituti secondari. Percentuali che proiettano Piacenza in
futuro multietnico: la città di domani sarà meticcia.
La Diocesi di Piacenza-Bobbio ha colto la portata della sfida e si è dichiarata pronta al
cambiamento con un discorso del vescovo Adriano Cevolotto durante le celebrazioni dell’Epifania e
della Messa delle Genti lo scorso 6 gennaio in Duomo. In quell’occasione il vescovo ha
dichiarato:”La Chiesa di oggi è multietnica, non abbiamo a che fare con ospiti che vanno aiutati, la
società si è trasformata. Abbandoniamo le presunzioni e l’idea di un cristianesimo esclusivo”. Il
vescovo ha anche auspicato una maggior presenza dei cattolici di origine straniera nei consigli
pastorali.

A Piacenza sono gli scalabriniani a garantire la continuità di culto ai cattolici di origine straniera.
Lo scalabriniano padre Mario Toffari, responsabile della Migrantes diocesana conduce insieme a
padre Salvatore Mazzitelli la “Missio cum cura animarum” che nella chiesa di San Carlo in via
Torta ospita ogni domenica le celebrazioni delle diverse tradizioni linguistiche. E’ qui che si

ritrovano Rosa e Teofilo della comunità filippina per la Santa Messa che si svolge alle ore 10.45 in
italiano con apporti in lingua inglese. La maggioranza dei Filippini è infatti anglofona. Alle 16
Hector – ecuadoriano – e Felicia – peruviana- si danno appuntamento invece per la liturgia in
spagnolo dedicata ai latinoamericani. Una volta al mese è in programma anche la messa in lingua
cingalese per le persone provenienti dallo Sri Lanka.

Gli ecuadoriani rappresentano la maggioranza dei migranti cattolici residenti a Piacenza.
Nell’intera provincia abitano circa 5000 ecuadoriani di cui 2200 in città. E’ la quinta
comunità immigrata più numerosa del nostro territorio ed è molto legata alle proprie origini
cattoliche.
Storicamente, l’immigrazione ecuadoriana è caratterizzata da una catena migratoria di
stampo regionale, legata al territorio della provincia di El Oro, nel sud del paese. “Povertà,
corruzione, malgoverno: siamo arrivati in Italia per motivazioni economiche. La prima
ondata di immigrati è giunta alla metà degli anni ’90 ma è nei primi 2000 che il movimento
si intensifica e si organizza”, racconta Hector, ecuadoriano, residente da oltre 20 anni a
Piacenza.

A partire per prime verso l’Europa sono state le donne impiegate come badanti e
domestiche:”In seguito – osserva Hector – sono venuti i nostri mariti e i nostri figli grazie ai
ricongiungimenti familiari”.

Gli ecuadoriani di Piacenza hanno fondato nel 1994 l’associazione cattolica “Virgen del Cisme”, in
onore alla Santa Protettrice del paese latinoamericano. L’associazione è gemella con un’altra
comunità di immigrati sudamericani, quella dei peruviani del “Senor de los Milagros”,
un’organizzazione cattolica istituita nel 1997 in seno alla parrocchia dei migranti di San Carlo. Il
presidente, Siles Cruz, è un operaio giunto a Piacenza agli inizi degli anni 2000.

Entrambe le associazioni sono di ispirazione religiosa tanto da portare il nome delle grandi
ricorrenze cattoliche dei due paesi. Le celebrazioni si tengono annualmente anche a Piacenza: la
prima ogni 15 di agosto, l’altra durante la seconda domenica del mese di ottobre. Si tratta di feste
dal sapore antico a cui partecipano migliaia di latinoamericani che sfilano in processione solenne
per le vie del centro storico con il carro del Santo sulle spalle.

A differenza degli ecuadoriani, i motivi che hanno spinto i peruviani a migrare sono anche di natura
umanitaria e politica. “La maggioranza è scappata dal subcontinente americano negli anni ’90,
durante la cosiddetta “Guerra interna” in cui morirono 70mila persone, in gran parte civili”, precisa
Cruz.

A pregare in San Carlo ci sono anche i filippini. Con circa 500 residenti fra città e provincia
i filippini sono la terza comunità asiatica più numerosa del territorio, dietro agli indiani e ai
cinesi. Più della metà dei filippini di Piacenza sono donne, arrivate dall’Estremo Oriente e
pioniere di un mondo distante 11mila chilometri da casa, pari a 15 ore di volo. Nel tempo i
migranti asiatici si ritagliano una nicchia di lavoro, si specializzano nella cura della
persona, soprattutto degli anziani. “I filippini sono arrivati in città durante gli anni ’90, una
decade di forte crisi economica e instabilità politica per il nostro paese”, spiega Francisca,
una colf di 50 anni con gli occhi a mandorla che parla con l’accento emiliano.

La maggior parte dei filippini di Piacenza sono originari di Luzon, la regione dove sorge la
capitale Manila. Così anche Francisca, fra le fondatrici della comunità filippino-cattolica di
Piacenza, un gruppo nato nel 1997 che si riunisce ogni domenica presso la chiesa di San
Carlo. Le messe della domenica vengono celebrate in inglese mentre per i canti liturgici si
usa la lingua indigena filippina, il tagalog.

Francisca risiede da oltre 20 anni a Piacenza. Laureata in chimica nel ’95 all’università di
Manila, oggi fa la domestica. Come molti filippini ha dovuto accettare il declassamento
professionale:”Le nostre lauree non vengono riconosciute in Italia, ma poco male: oggi
sono più esperta in detersivi che in formule chimiche”, dice ridendo. Molti dei primi
immigrati erano in possesso di un diploma, in alcuni casi una laurea, che non hanno
potuto sfruttare in Italia. “Le donne fanno le pulizie e gli uomini fanno gli operai”, semplifica
Francisca.

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