Per idea progettuale in Corso Europa, attenzione benevola? I progettisti:”Avrà un cuore verde e sociale”

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Riqualificazione, “vuoto urbano”, zona da bonificare per la presenza di amianto e da valorizzare dal punto di vista ambientale per la presenza di un bosco urbano naturale.

Sono termini e concetti (fanno pensare ad un accoglimento benevolo) espressi più volte sulle due aree oggetto di degli accordi operativi proposti da Panthom Srl al Comune che riguardano la zona di corso Europa durante il primo incontro al Sant’Ilario (un altro è previsto per questa settimana e investirà altre due proposte di accordo). Sono due dei cinque accordi operativi privati su cui dal Consiglio comunale dovrà uscire una decisione entro dicembre e che già da settimane non mancano di suscitare polemiche e contrapposizione.

Una questione spinosa, soprattutto se legata all’impegno per un futuro in cui dovrebbero limitarsi l’espansione del cemento e il consumo di suolo. Ma il tema della riqualificazione, della restituzione al pubblico di una quota consistente della superficie in questione (in termini di strade, ciclabili, parcheggi e anche una rotonda) oltre alla scelta di residenze “sociali” sono elementi che fanno pensare che, in nome della riqualificazione di un’area oggi abbandonata, si scelga di dare il via libera: “meglio riqualificarla che lasciarla abbandonata” è la considerazione.

Il Comune si trova quindi di fronte a una domanda semplice ma impegnativa: che fare?

Stretti al bivio tra bloccare o dare il via alla trasformazione come aree polifunzioni così come sono definite nel progetto. Per farlo è necessario che entrambe le parti – il privato proponente e il Comune titolato a decidere – abbiano un beneficio che, se per il primo è la remunerazione della sua proprietà, il  Comune ha di fronte una maggiore complessità di valutazioni che comprendono,  oltre alla rispondenza alle norme, anche il grado di interesse pubblico che intorno a queste aree si può generare per la collettività. È questa la valutazione più importante che gli amministratori si troveranno di fronte. Ma se questo progetto arriverà a una conclusione positiva lo si vedrà al momento del voto in consiglio comunale che dovrà essere entro dicembre 2023. Un momento in cui si metteranno in evidenza – se ci saranno – i dissensi interni alla coalizione di maggioranza. La discussione su queste nuove espansioni urbanistiche intercetta direttamente anche un altro fronte: la fase di costruzione del Piano urbanistico generale (Pug) ispirato appunto alla nuova legge regionale varata nel 2017 e che tra gli obiettivi strategici pone il raggiungimento dello stop al consumo di suolo entro il 2050.

Idea progettuale con il vento in poppa?

Tornando ai progetti presentati qualche giorno fa, stando al tono della discussione che si è sviluppata per Corso Europa  (interessano anche via Rigolli e via Goitre) si è colto un atteggiamento positivo da parte di Adriana Fantini, assessora all’urbanistica e unica rappresentante della giunta comunale presente. Lo si  è capito dalle sue stesse sottolineature riguardo alla nuova legge regionale sull’urbanistica. Ha infatti affermato come l’intervento risulti coerente con quei contenuti in quanto non si tratterebbe di consumo di suolo (una definizione che si riferisce al terreno agricolo) ma di recupero di area dismessa che l’assessora all’urbanistica ha definito appunto “vuoto urbano”. Ed  è su questo che la nuova legge ci chiede di lavorare. Ha rimarcato.

Il progetto è stato illustrato dall’architetto Alessandro Maestri di fronte a un pubblico molto ristretto formato in gran parte da addetti ai lavori e da rappresentanti di Legambiente che si è espressa contro le ipotesi realizzative contenute nei progetti.

Le misure del progetto

Il primo step dell’esame pubblico ha riguardato circa 100mila metri quadrati (suddivisi in 68mila e 35mila metri quadrati comprendenti un bosco urbano vincolato).

Il progetto che insiste sull’attuale ex area Camuzzi servita per i depositi del gas e oggi abbandonata: “necessita di bonifica essendo copiosa la presenza di amianto” e di un’area chiamata Germoglio che però non ha a che vedere con l’omonima cooperativa sociale che si trova nella stessa zona che interessa questi spazi. L’ipotesi di trasformazione riguarda la realizzazione di un centro polifunzionale che comprenda residenza (9mila metri quadrati in un lotto e 2.300 nell’altro), commercio (complessivamente sono previsti 6.800 metri quadrati per tre strutture separate tra loro che potranno accogliere anche negozi di vicinato di cui una sarà di 1.500 metri quadrati di alimentare), servizi e terziario (10mila metri quadrati).

Residenze, commercio e terziario ma dal “cuore verde”. È questo un po’ il messaggio che è stato dato durante l’esposizione del progettista; si è molto insistito su una visione “verde” del progetto annunciando che tra alberi e arbusti che saranno messi a dimora ex novo o come sostituzione di quelli da estirpare si arriverà a 550 piantumazioni. Alberi che saranno anche sui parcheggi a servizio dell’area commerciale e terziaria-direzionale di cui non è stata ancora specificata a che settore apparterrà. Sportiva, sanitaria? Si vedrà.

La controversia su nuove aree per supermercati

È emersa, come si diceva, un’attenzione positiva verso questo intervento che, tra l’altro prevede la realizzazione di spazi pubblici che saranno ceduti al comune tra cui le aree verdi (compreso il bosco urbano già esistente e su cui successivamente dovrà essere redatto un progetto specifico che tenga conto anche dei grandi alberi pregiati che contiene), le ciclabili e una rotonda per la razionalizzazione del traffico di penetrazione dell’area stessa. 

Attenzione positiva nonostante la proposta contenga un’altra superficie di commercio alimentare di 1.500 metri quadrati in una città che di supermercati ne conta già tanti e molti proprio realizzati negli ultimi anni, senza tra l’altro tenere conto della necessità di dotarli di parcheggi alberati, come invece sarebbe prescritto.

Quello dei tanti supermercati piacentini, 31 con una densità per abitanti che fa svettare Piacenza nelle classifiche regionali, è stato ed è tema di opposizione non solo di alcune parti politiche, ma anche da parte dei cittadini ed è possibile che un certo malumore su questo argomento serpeggi anche nella stessa maggioranza comunale.

L’opposizione nasce da considerazioni che partono dalla fotografia di una città che invecchia, non attrae nuovi abitanti e che presenta un sistema di vendita al dettaglio in sofferenza soprattutto nel centro storico sempre più come un circo di vetrine vuote senza utilizzo. Ecco, tutto questo porta a dire che la scelta più corretta dovrebbe essere la riqualificazione di quello che non si utilizza, siano negozi (piccoli negozi al servizio della residenza), siano alloggi vuoti e non utilizzati o che, seguendo la moda del momento,  vengono trasformati in B&B per un turismo da una nottata e vai. Fenomeno presente (anche se in misura minore) rispetto ad altre città più grandi e più frequentate e che porta di fatto a uno snaturamento della stessa presenza commerciale che già ha subito una trasformazione evidente. Tra le ragioni portate dai proponenti il progetto va rimarcato il fatto che l’area commerciale prevista sull’area – soprattutto per quella alimentare – va considerata come l’effetto di una trasformazione che da anni è in atto nel settore. Non più grandi centri commerciali ma “piccoli nuclei di vendita al servizio di chi abita la zona”. Tra l’altro, in merito ai rischi per i negozi di vicinato – è stato sottolineato – chi realizza una superficie di vendita di medie dimensioni (come quelle qui indicate) è tenuto a pagare una tassa che incamera il Comune e che verrà utilizzata a sostegno del piccolo commercio con progetti che sarà il comune ad elaborare.

Riguardo al tema della residenza uno degli aspetti che ha colpito – messo in evidenza nell’illustrazione del progetto ex Camuzzi – è la natura sociale che avranno una parte dei nuovi alloggi (circa il 20%). Saranno rivolti a un’utenza di anziani, giovani coppie e studenti. E di questo – ha sottolineato l’assessora Fantini – abbiamo bisogno come del pane.

Mobilità e traffico: il trasporto pubblico questo negletto?

Ma c’è un aspetto che dovrebbe entrare come dote necessaria e indispensabile per ogni progetto di trasformazione e riguarda la mobilità sostenibile all’interno della quale non ci stanno solo ciclabili, auto elettriche, servizi necessari per la ricarica, ma anche l’attenzione a modernizzazione e incremento del trasporto pubblico. Non alle viste.

È un aspetto che interpella soprattutto l’ente pubblico. Sono anni ormai che non si centra più l’attenzione sul trasporto pubblico che dovrebbe essere essenziale per correggere i dati negativi sulle emissioni da traffico in città, un’insidia dal punto di vista ambientale e di salute oltre che di qualità della vita.

Tra i temi controversi sottoposti all’attenzione per l’eventuale via libera alla realizzazione dei progetti anche quello del traffico che si potrebbe generare una volta realizzato l’intervento.

E le domande si sommano: quanta massa di traffico le attività terziarie e commerciali sposteranno in questo tratto di corso Europa che già assorbe una gran mole di passaggio di auto che arrivano dalle valli? E ancora: è stato considerato il potenziale traffico che su questa zona si concentrerà una volta realizzato l’ospedale nuovo che – dopo la scelta di un’area diversa da quella indicata dalla precedente amministrazione – insisterà in questo quadrante? Traffico. Giusto pensarci.

L’attenzione è stata alta e si è parlato di traffico automobilistico che potrebbe concentrarsi su quest’area con una massiccia presenza di transiti quotidiani. Ma ci si è fermati qui. Alle automobili come se fosse inevitabile nel prossimo futuro concentrare la mobilità delle persone esclusivamente sull’auto.

E viene alla mente un’altra possibilità perché se trasformazione della città dovrà essere è necessario che comprenda ogni sua componente e una riqualificazione del trasporto pubblico urbano diventerà indispensabile per incentivarne l’utilizzo, per rendere le strade meno trafficate e quindi più “amiche della bici”.

Finché la riqualificazione sostenibile degli spazi urbani relega il tema della mobilità urbana non solo privata a un corollario che si sviluppa (o si analizza soltanto) su un altro fronte, non si può parlare di vera e propria riqualificazione dell’insieme della città. Quello che emerge, alla fine, è ancora un approccio parcellizzato a problemi che dovrebbero essere visti nel suo insieme per intraprendere una strada nuova. Una speranza la cui concretizzazione sembra lontana anni luce.

Antonella Lenti

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