Lavoro, Emilia Romagna in ripresa dopo il covid. Ma a Piacenza aumenta la disoccupazione

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I dati contenuti nella pubblicazione realizzata da Agenzia regionale per il lavoro e ART-ER su dati Isat mostrano, per la nostra provincia, un quadro tra luci ed ombre

Dopo lo shock covid il mercato del lavoro in Emilia Romagna è in ripresa. A dirlo sono una serie di indicatori messi in evidenza nel recente rapporto pubblicato dall’Agenzia regionale per il lavoro, realizzato con il supporto tecnico della Programmazione strategica e studi di ART-ER Attrattività Ricerca Territorio sulla base di dati Istat riferiti al periodo 2019-2022. A crescere sono infatti la popolazione attiva e il numero di persone occupate, mentre diminuiscono i disoccupati.

Nel dettaglio, il report evidenzia come nella media 2022 le forze di lavoro – ovvero l’insieme delle persone occupate e disoccupate – in Emilia Romagna siano stimate attorno a 2.106,6mila unità, in leggera crescita per il secondo anno consecutivo (14,4 mila attivi in più rispetto al 2021, corrispondenti ad una variazione del +0,7%), con un contributo positivo di entrambe le componenti di genere.

Nel medesimo periodo si contano in regione oltre 2 milioni di occupati, in crescita del +1,2% sul 2021 (22,8 mila occupati in più, di cui la maggioranza afferente alla componente femminile), ma ancora sotto al livello del 2019 (24,7 mila unità in meno, corrispondenti ad una variazione del -1,2%).

In regione – si legge nell’analisi sul mercato del lavoro – le persone in cerca di occupazione sono stimate nell’ultimo anno attorno a 105,3 mila, dato in diminuzione per il secondo anno consecutivo (- 8,9 mila persone nel 2021 e – 8,4 mila nel 2022) e che ha portato la platea di disoccupati ampiamente al di sotto del periodo pre-Covid (quando erano stimate attorno 118,4 mila unità). Nel 2022 in Emilia Romagna il tasso di disoccupazione (15-74 anni) si attesta attorno al 5,0%, dato che colloca la regione al quarto posto – dietro a Trentino Alto Adige (3,0%), Veneto (4,2%) e Lombardia (4,9%) – tra le più virtuose a livello nazionale e che risulta inferiore anche al tasso medio dell’UE 27 (6,2%).

Piacenza e il mercato del lavoro – E Piacenza? La nostra provincia si colloca nelle prime posizioni a livello nazionale – precisamente al 12esimo posto – per tasso di attività, ovvero il rapporto tra le persone in età da lavoro (15-64) anni occupate o alla ricerca di un impiego e la popolazione di riferimento. Per questo indicatore – che è sintomatico del livello di partecipazione al mercato del lavoro – In Emilia Romagna fanno meglio Parma (3° provincia italiana, dopo Firenze e Bolzano), Modena (4°), Bologna (6°) e Ravenna (7°). Piacenza perde posizioni quando invece si fa riferimento al tasso di occupazione, per cui si colloca al 22esimo posto in Italia, davanti solo a Reggio Emilia (32°), Ferrara (39°) e Rimini (57°) in Emilia Romagna. Va ancora peggio quando si parla di tasso di disoccupazione: Piacenza in questo caso è al 48esimo posto a livello nazionale, penultima in regione davanti a Ferrara (68°).

Se quindi da un lato si segnala una generale e diffusa ripresa rispetto al 2021, le criticità maggiori emergono nel raffronto con i numeri pre-covid. Nel 2019 a Piacenza Il tasso di attività era infatti del 74% (oggi del 73,6%, mentre nel 2021 del 72,5%); il tasso di occupazione era maggiore di quasi un punto percentuale (nel 2019 era al 69,7%; nel 2021 al 68%; nel 2022 al 68,8%); mentre il tasso di disoccupazione, addirittura, è in crescita non solo rispetto al 2019, ma anche al 2021 (nel 2022 è al 6,5%; l’anno prima al 6,1%; nel 2019 al 5,7%).

Disoccupati, in tre anni Parma “ribalta” Piacenza – Ne emerge quindi un quadro tra luci e ombre: se è pur vero, infatti, che rispetto alla media nazionale Piacenza appare una provincia virtuosa, quando si stringe il campo al contesto regionale si riscontra una maggiore fatica. Questo vale in particolare per la percentuale di occupati e disoccupati, due indicatori per cui la media tra le province in Emilia Romagna è sempre migliore. Se poi il confronto si fa con la vicina Parma, ciò che salta all’occhio è soprattutto la differenza in termini di tasso di occupazione. Stando al report, Piacenza nel 2022 è indietro di oltre due punti percentuali (71,1% contro 68,8%) dimostrando di aver accusato maggiormente gli effetti della pandemia: si pensi infatti che nel 2019 la situazione era invertita, con una percentuale di occupati – a Piacenza – superiore dell’1,2% rispetto a Parma (69,7% contro 68,5%).

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