
Scoperta in via Garibaldi 83, dove abitava la famiglia, alla presenza delle due figlie Maria Pia e Matilde e delle autorità comunali e provinciali
È stata scoperta sabato 22 aprile, in via Garibaldi al civico 83, la pietra d’inciampo dedicata a Francesco Daveri, avvocato antifascista piacentino e partigiano di fede cattolica, dove abitò con la famiglia. Daveri nacque a Piacenza nel 1903 e, dopo la caduta del regime fascista, fu tra i più attivi organizzatori della vita democratica a Piacenza. Era molto stimato professionalmente, ma i suoi concittadini ricordarono di lui soprattutto che, dopo l’arresto di Mussolini, ne aveva bruciato pubblicamente un ritratto. Nel suo studio legale, dopo l’armistizio, si tennero le prime riunioni clandestine del Comitato di Liberazione locale, dove lui rappresentava la nascente Democrazia cristiana. I fascisti non dimenticarono il gesto clamoroso dell’avvocato e, nel marzo 1944, Daveri fu processato da un tribunale straordinario, che lo condannò a cinque anni di reclusione. Per sfuggire alla cattura, l’avvocato espatriò in Svizzera, dove prese contatto con una delegazione del CLN dell’Alta Italia, per il quale organizzò una rete informativa collegata ai servizi degli Alleati. Un mese dopo, Daveri rientrò in Italia, a Milano, sotto falso nome e, d’intesa col Corpo Volontari della Libertà, mise in atto un piano che, oltre a mantenere i collegamenti tra le formazioni partigiane e gli Alleati, ne dirigeva anche gli aviolanci. L’attività di Daveri e del suo gruppo si sviluppò con successo sino al 18 novembre 1944, quando cadde nelle mani della polizia tedesca. Sottoposto a estenuanti interrogatori, seppe far ricadere su di sé ogni responsabilità, consentendo così la liberazione di altri arrestati. Tradotto con altri detenuti dal carcere di San Vittore a Bolzano, Daveri, dopo due settimane di permanenza nel campo di Bolzano-Gries, fu deportato il 4 febbraio 1945 nel lager di Mauthausen e da qui al campo di Gusen. Vi morì dopo due mesi, il 13 aprile 1945, stroncato dalle sofferenze fisiche. A Piacenza, in memoria di Daveri, il Comune, oltre ad intitolargli una strada (la stessa dove sorgeva lo studio) vicino Piazza Duomo, ha fatto apporre al civico 4 una lapide che ne ricorda il sacrificio. All’inaugurazione della pietra in via Garibaldi, preceduta da una cerimonia nel Consiglio provinciale, erano presenti le uniche due figlie viventi dei sei di Daveri, Maria Pia e Matilde, coi rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni (ANPI, ISREC, Associazione partigiani cristiani, Nastro azzurro e Associazione dei combattenti e degli internati militari), oltre che di alcuni consiglieri comunali di Piacenza. La pietra d’inciampo portata da Berlino dagli studenti del Viaggio della memoria di ISREC è stata ufficialmente presentata alla cittadinanza. “Per me è una grande emozione – ha spiegato Maria Pia Daveri – ero una bambina, avevo solo nove anni, ma ricordo bene mio papà”. La sorella Matilde invece non lo ha mai conosciuto: “Sono nata nel 1944 – ha detto – ma lui venne arrestato e poi deportato. Non ho ricordi diretti di lui, ma è davvero emozionante trovarsi qui oggi”. A fare gli onori di casa è stata la vicepresidente della Provincia Patrizia Calza: “Cerimonie come quelle di oggi possono essere fondamentali per ricordare che la democrazia che viviamo ci è stata consegnata da persone come Daveri”. L’assessora comunale Serena Groppelli ha sottolineato “l’insegnamento di Daveri e di chi si è dedicato alla lotta al regime nazifascista”, alla quale si è unito il presidente dei partigiani cristiani Matteo Spezia: “Gli uomini possono essere uccisi, ma le loro idee non possono essere cancellate, la celebrazione di Daveri è una delle occasioni più significative di avvicinamento al 25 Aprile che è la festa di tutti. Chi non lo accetta e soprattutto chi non accetta questa Costituzione non può essere cittadino di questo Paese: soprattutto per i rappresentanti delle istituzioni rinnegare questo significa non essere uomini d’onore”. In mattinata è stato poi dato spazio agli storici e ricercatori che hanno scritto su Daveri, come il recente saggio di Claudio Oltremonti ‘Francesco Daveri’, ‘L’avvocato di Dio’ di Leili Kalamian e ‘Un cristiano per la libertà’ di Alessandro Forlani. A chiudere la cerimonia è stato Tommaso Groppi, che ha ricordato il bisnonno Daveri attraverso l’immagine della chiesa di Peli (Coli) dove si diede inizio alla Resistenza nel Piacenino




