Fondazione, carte tabù: chiesto un atto di fede. Curia
e Scaravaggi ignorano il “fiat lux” di Papa Francesco

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A sinistra, Beniamino Anselmi; a destra, Francesco Scaravaggi
A sinistra, Beniamino Anselmi; a destra, Francesco Scaravaggi

Beniamino Anselmi sta ancora nel Cda della Fondazione. Assieme a Giovanni Rebecchi anch’egli riconfermato, mentre Stefano Pareti, Franco Marenghi, Claudio Tagliaferri e Renzo De Candia sono di nuova nomina. Quest’ultimo per statuto è anche vicepresidente in rappresentanza della comunità vigevanese.

Il Consiglio d’amministrazione è stato quindi insediato e il bilancio 2012 firmato da Giacomo Marazzi è stato approvato con quindici voti favorevoli, due in più rispetto a quelli messi assieme da Scaravaggi per la nomina a presidente – il suo più quello di Pietro Galizzi rappresentante dell’Università Cattolica – sei contrari, due astenuti. Erano assenti Valter Alberici e Carlo Ghisoni. La maggioranza si è quindi consolidata nel segno della continuità più volte evocata dalla maggioranza trasversale Vigevano-Piacenza. A risultare più evidenti sono però i sei voti contrari di Sergio Giglio, Claudio Bassanetti, Pier Luigi Scrocchi, Alessandra Tampellini, Lucia Favari e Annalisa Fiorani.

Contrari perché  avevano chiesto di affidare l’analisi del bilancio ad un advisor condiviso che facesse chiarezza soprattutto sulla consistenza del portafoglio  e sul costo effettivo in termini di perdita di valore causato  da alcune improvvide operazioni. In semplici parole i “contrari” chiedono di vedere i contratti sottostanti le singole operazioni. Richiesta soddisfatta  perfino nelle assemblee di condominio. Nella Fondazione di Marazzi-Anselmi prima e Scaravaggi-Anselmi poi, con la benedizione della Curia piacentina e grazie anche al disinteresse giornalistico di Libertà,  non si riescono a vedere le carte.

Scaravaggi minimizza riferendo che i chiarimenti richiesti riguardano delibere molto vecchie, su temi che la Fondazione ha portato avanti dal 2007 e che si ritrovano in bilancio ogni anno. Come a dire che la frittata fu fatta allora, mangiamone un pezzo ogni anno, finirà: finalmente una velata ammissione che qualche problema si trascina dalla  gestione precedente. Beniamino Anselmi avrebbe  più volte ribadito di poter difendere le sue scelte, iniziativa comunque mai avviata pubblicamente, da quando è entrato nel Cda, marzo 2009. Marazzi lo aveva definito banchiere di alto livello, Libertà aggiungeva: pragmatico e di vasta esperienza, un aiuto affidabile nella gestione del patrimonio soprattutto in una stagione complessa per le Fondazioni che risentono delle spallate del mondo borsistico. Ma quante e di che entità sono le spallate sofferte dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano? E come Beniamino Anselmi ha cercato di porvi rimedio? Dai toni delle sue confidenze sembra abbia avuto poche alternative e che, a giudicare dalle indiscrezioni che circolano sui testi delle “carte”, alla fine avrebbe scelto di andare al trapezio per esibirsi in alcuni tecnicissimi salti mortali. L’esito? I piacentini stanno aspettando che qualcuno ne racconti i dettagli.  L’indicazione sembra essere quella di  rivolgersi a Giacomo Marazzi perché, per ora, le “carte” non le rendono disponibili.

A sinistra, il Vescovo di Piacenza Mons. Gianni Ambrosio; a destra, Papa Francesco
A sinistra, il Vescovo di Piacenza Mons. Gianni Ambrosio; a destra, Papa Francesco sembra dirgli: Ambrogio coraggio, accendi la luce sulla Fondazione. Ci vuole trasparenza, ricordi nel Vangelo di Matteo? Gesù invita i suoi discepoli alla chiarezza e a rifuggire dalle ambiguità e dai misteri del potere. Coraggio Ambrogio, ti sentirai meglio. Anzi, vi sentirete meglio

 

Mentre la Curia piacentina condivideva  la linea  Anselmi-Scaravaggi, Papa Francesco raccontava i segreti del Conclave iniziando un’operazione di trasparenza senza precedenti proponendo una nuova Chiesa, dove il Vaticano deve diventare la casa del popolo di Dio e cessare di essere quella dei misteri. Ricordiamo tutti la conferenza stampa, a Conclave appena concluso, del cardinale di New York Timothy Michael Dolan per rendere noti i dettagli dell’elezione di Bergoglio. L’idea del Papa è che una Curia trasparente sia la migliore risposta alle morbose attenzioni alimentate dalla eccessiva riservatezza. Nessuna ambiguità e misteri,  lo aveva annunciato al collegio dei cardinali: “Dobbiamo camminare sempre alla luce del Signore”. Trasparenza dunque, messaggio che la Curia piacentina evidentemente non ha ancora ricevuto.  Una maggiore trasparenza avrebbe evitato che l’opinione pubblica piacentina, soprattutto dopo gli articoli pubblicati dal Corriere della Sera, facesse un fascio tra Fondazione Monte dei Paschi di Siena e Fondazione di Piacenza e Vigevano minandone la credibilità e il prestigio. I rischi della riservatezza li coglie anche Carla Chiappini quando nel comunicato che segue le sue dimissioni, convinte ed inderogabili, dal Consiglio generale sottolinea come i motivi, in questo caso riservati e personali, possano “far pensare, interpretare, mormorare, ciascuno in piena libertà, assecondando la propria etica, la capacità critica e magari anche la creatività”. Ciò è quanto sta accadendo relativamente al rifiuto di Scaravaggi di mostrare i documenti richiesti dai sei consiglieri che hanno espresso voto contrario al bilancio 2012. Una Fondazione screditata agli occhi dell’opinione pubblica sarebbe una grave perdita per l’identità piacentina. Mostrare i documenti è ormai necessario, qualunque sia il racconto che ne uscirà i piacentini comprenderanno che la Fondazione è tornata loro, di tutto il popolo. Dopo la “glasnost” di Gorbaciov e il “fiat lux” di Bergoglio ci sia “diciamo le cose come stanno” di Francesco Scaravaggi.

Giuseppe De Petro

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