CSI, Stefano Magnaschi:”Il covid ha cambiato il modo di fare sport. Ora l’obiettivo è combattere il “drop out” sportivo”

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Educare attraverso lo sport. Una sfida che il Csi (Centro Sportivo Italiano) porta avanti da oltre mezzo secolo
e che si presenta particolarmente complessa nell’epoca del post covid. L’associazione, che agisce a livello
nazionale senza scopo di lucro e si ispira – si legge nella pagina web ufficiale – “alla visione cristiana
dell’uomo e della storia nel servizio alle persone e al territorio”, a Piacenza conta circa cinquemila associati
per un’ottantina di società sportive affiliate. Da circa un biennio a guidare questo “movimento”
intergenerazionale di appassionati di sport a forte trazione giovanile – il 30% degli associati ha meno di 16
anni di età – c’è Stefano Magnaschi, subentrato ad inizio 2021 allo storico presidente Piergiorgio Visentin.
“Abbiamo passato un periodo finanziariamente difficile, aggravato dalla concomitanza di un cambio di sede
inaspettato e dall’avvento della pandemia – il suo bilancio di metà mandato -: come talvolta succede, le
difficoltà hanno però generato e moltiplicato uno spirito di servizio e collaborazione fra persone già
impegnate, permettendo di costruire un team affiatato e motivato, che pubblicamente ringrazio”.
“Col covid si sono sciolte società amatoriali storiche” – Il biennio pandemico ha di fatto congelato l’attività
sportiva a tutti i livelli, ed anche la ripartenza è stata lenta e faticosa. “Ci siamo trovati a fronteggiare
incombenze di carattere medico, legale, fiscale ed organizzativo che, come dovrebbe essere intuitivo a
chiunque, legislatore compreso, hanno un enorme impatto sulla spontaneità e la partecipazione delle
società sportive meno strutturate, le quali si sono ritrovate a dover gestire, al posto di vittorie o sconfitte,
sorrisi o delusioni, pratiche burocratiche ben lontane dalla vocazione originaria delle società stesse.
Abbiamo registrato lo scioglimento di società amatoriali “storiche” e la nascita di tante nuove attività –
racconta -, l’abbandono di attività strutturate e l’inizio di innumerevoli percorsi sportivi da praticare
all’aperto o in solitudine, a riprova che la voglia delle persone di mettersi in gioco ha solo subito una
trasformazione nella forma, non nella sostanza: come associazione stiamo cercando continuamente di
intercettare ed assecondare questi nuovi stimoli che provengono dal territorio, fornendo un aiuto
organizzativo ai tanti che hanno un’idea ma non sanno ancora come attuarla”.
“Abbiamo incrementato le iniziative all’aria aperta” – Ancora una volta, la vera forza è stata quella del
volontariato. “L’impegno dei volontari che collaborano quotidianamente col comitato e con le società
sportive, sacrificando il proprio tempo libero per permettere ad altri di partecipare ad attività che
accrescono il benessere generale della comunità, è determinante. Nel pieno della pandemia, siamo riusciti
a mantenere un contatto con le società e le persone impegnate sul territorio, fornendo attraverso la rete
Csi regionale e nazionale una serie di servizi e informazioni utili ad un tessuto sportivo in difficoltà”. Poco a
poco la macchina si è rimessa in moto. “Oltre a proseguire le nostre attività “storiche”, ovvero i campionati
di sport di squadra, stiamo incrementando le iniziative all’aria aperta, come ginnastica e camminate per la
Terza età, in collaborazione con il Comune di Piacenza, ma anche le camminate non competitive,
l’escursionismo, la pesca sportiva, il padel, il tennis e tanto altro: il tutto con un buon ritorno in termini di
numeri ed entusiasmo dei partecipanti. E poi c’è il nuoto, la ginnastica artistica e ritmica, la danza, il fitness
in palestra e all’aperto, la ginnastica col passeggino, il ciclismo; oltre ad iniziative come i centri estivi per
bambini e i circoli parrocchiali”.
“Combattere il «drop out» sportivo” – “Insomma, l’obiettivo per il futuro è consolidare il pregresso
sperimentando nuove discipline – specifica -. In tal senso, siamo molto fieri del nostro progetto “Centri
estivi e Grest: viaggio del mondo in 80 sport” perché valorizza il concetto della multidisciplinarietà nella
proposta sportiva, giovanile e non, ed ha l’ambizione di erodere la percentuale di “drop out” – l’abbandono
di ogni attività fisica, senza sperimentare alternative – riscontrato tipicamente nelle fasce d’età 13-18 e 29-
40 anni. Vogliamo collaborare con le società sportive più virtuose, nella consapevolezza che un giovane non
deve essere abbandonato al primo tentativo. L’ambizione del prossimo biennio – conclude – è attrarre
quanti più simpatizzanti possibili per organizzare attività sportive, nella certezza che il servizio svolto a
favore del divertimento educativo altrui sia in gran parte ripagato dalla soddisfazione e dalla gratitudine di
chi lo svolge; allo stesso tempo vogliamo enfatizzare l’importanza dello “sport inclusivo” aumentando
ulteriormente il nostro impegno nel sostegno dell’attività per diversamente abili”.

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