
Giancarlo Bianchi si è spento all’età di 91 anni, ma nel Progetto Vita batte il suo cuore. Fu tra i fondatori dell’associazione che ha reso Piacenza la città più cardio protetta d’Europa.
Il Progetto Vita nasce nel 1998, con lo scopo di installare sul territorio piacentino una rete di defibrillatori ed un defibrillatore per ogni pattuglia della polizia municipale, rendendo accessibili, nei momenti di bisogno, questi strumenti salvavita. L’associazione vide, insieme a Bianchi, fra i fondatori l’attuale presidente Daniela Aschieri, Alessandro Capucci, Maurizio Garioni, Silvana Passera, Giampiero Baldini e Andrea Santarelli.
Nominato “Cavaliere del cuore” lo scorso giugno, Bianchi, per 24 anni ha creduto in questo progetto, Aschieri ricorda come «In tutti questi anni non ha mai mancato a un consiglio, nonostante la stanchezza dell’età, ed è stato sempre al mio fianco ogni volta che abbiamo preso una decisione importante. Aveva due figlie e lui mi considerava come se fossi la terza. Provava per me un affetto paterno, un sentimento che mi ha sempre commossa. Era protettivo e mi ammoniva quando vedeva che mi facevo troppo assorbire dal lavoro, diceva che c’è una vita da spendere a cui non si può rinunciare».
Un tassello fondamentale nella sua vita è stata la famiglia. Aveva conosciuto sua moglie Carmen nel 1957, nella chiesa del Belvedere. La descriveva come «una ragazza bellissima che mi sopportò tutta la vita».
Ma la vita di Bianchi fu carica di progetti e di passioni, come il suo amore per il calcio. Da giovane giocava per la squadra sponsorizzata dalla Safta, l’azienda per la quale lavorava la moglie. Dopo un’ultima stagione nella PRO Casale, nacquero le sue figlie Simona e Cinzia, ma la sua passione per il calcio lo ispirò a vivere i ruoli istituzionali acquisiti anche come opportunità di convivialità. Durante il mandato Grandi, da assessore all’anagrafe e ai servizi tributari del Comune di Piacenza, infatti, aveva organizzato una partita a calcio con i consiglieri contro il Comune di Cremona. Fece parte del Partito Repubblicano Italiano, fu componente del consiglio d’amministrazione dell’Orchestra Sinfonica dell’Emilia-Romagna e dell’Ente Fiera, oltre che presidente della società mista Sintra.
Ma il suo lavoro era quello di grossista di prodotti per la panificazione, un venditore. A metà degli anni Sessanta, con alcuni amici aveva inventato il laboratorio “Arte 6 “, con base in Piazza Cavalli, raccontava «Partivamo il giovedì alla ricerca di mobili e oggetti e quello che si guadagnava lo usavamo il sabato per andare tutti insieme a cena con le mogli nei ristoranti belli del Piacentino». Era uno spirito imprenditoriale il suo, come si descrisse in un’intervista rilasciata all’età di 85 anni «Se c’è una cosa che non ho mai perso io è la lingua. Sono stato un venditore per una vita: pensate che ho venduto fin le calze ai carmelitani scalzi. Sembra una barzelletta, ma è vero: quando vanno a dormire, indossano le calze».
Positività e buonumore erano caratteristiche del suo modo di relazionarsi con gli altri e col mondo, la figlia Cinzia ne condivide il ricordo «Pur tra mille impegni, papà è stato un marito e un padre sempre presente e gioioso. Con la sua semplicità spesso disarmante ha saputo rendere più leggeri anche quei momenti in cui la vita ti mette alla prova, riuscendo sempre a guardare oltre l’orizzonte, oltre l’evidente. Ci mancherà, questo è sicuro, ma conoscendolo siamo sicuri che troverà il modo di farsi sentire».
La sua presenza non passava inosservata, ha saputo trasformare piccoli gesti in grandi azioni e ha colto più di un’occasione per salvare delle vite. Il suo amico, nonché consigliere del Progetto Vita e presidente di CNA, Dario Costantini ricorda che «Negli incontri con Giancarlo non mancavano mai alcune liturgie: il sorriso per farti sentire accolto, la battuta per farti stare bene, un complimento per farti sentire importante. E faceva così con tutti, perché era un uomo di grande stile.».
Lo stesso Bianchi racconta in un’intervista che da bambino, mentre stava portando il frumento a macinare, incontrò lungo la strada dei fascisti che si dirigevano verso Magnano. Dentro l’osteria quattro partigiani stavano giocando a carte e Bianchi decise di avvisarli dell’arrivo dei nemici, dandogli il tempo di fuggire «Mi sentii di avere salvato delle persone, la stessa sensazione che ho provato sessant’anni dopo con Progetto Vita».
Costantini lo racconta come un grande uomo, ma che sapeva stare un passo indietro rispetto agli altri «un uomo felice perché aveva accanto la famiglia solida di cui andava giustamente fiero, un uomo buono perché si è speso per gli altri senza sosta fino alla fine».
Il Progetto Vita di Giancarlo, però, non si ferma, nei fine settimana fino a domenica 27 novembre, è possibile trovare gli stand con i volontari del progetto intenti nella promozione di un corretto stile di vita per la salute cardiovascolare, con la campagna “Noci del Cuore”.
Margherita Simonte





