
A Piacenza i migranti rappresentano un elettorato giovane e non ideologizzato. Il loro sguardo tradizionalmente rivolto ad una sinistra percepita come più impegnata e dialogante nei loro confronti può cambiare davanti ad altre proposte.
Ed è ciò che sta succedendo nel “laboratorio politico” delle comunità immigrate dove, in sordina, la politica locale è penetrata. Destra, centro, sinistra, gli aspiranti consiglieri di origine straniera sono schierati su fronti diversi.
Tuttavia su 479 candidati consiglieri, distribuiti fra le 17 liste sostenitrici dei 6 candidati sindaco, solo 18 sono di origine straniera. Un dato che in sé non riflette la realtà piacentina, una città in cui più del 20% dell’intera popolazione è di origine estera.
Fra i consiglieri di origine straniera, 5 sono candidati con le liste collegate al sindaco uscente Patrizia Barbieri, 5 a quelle di Katia Tarasconi, 6 appartenenti alle liste di Stefano Cugini, 1 a capo di Corrado Sforza Fogliani e 1 per il movimento Piacenza Rinasce.
Abbiamo sentito alcuni dei 18 candidati. La comunità che ne esprime di più è quella macedone con ben 5 contendenti. Terza comunità di Piacenza con 1400 residenti, i macedoni sono presenti in ogni schieramento.
A destra, candidata con Fratelli d’Italia, c’è Vasca Koteva, un’odontoiatra che abita da più di 20 anni a Piacenza. E’ alla sua prima esperienza in politica: “Non ho mai fatto militanza, l’Onorevole Tommaso Foti mi ha chiesto di presentarmi e ho accettato con entusiasmo”.
Fra i suoi cavalli di battaglia c’è “un piano per favorire l’acquisto di case e immobili rivolto agli stranieri in regola. Affinché diventino proprietari”, spiega Koteva. Più in generale Vasca Koteva si riconosce nei valori tradizionali di patria e famiglia, ordine e sicurezza, e aggiunge:”Noi macedoni non siamo come gli africani o gli arabi: siamo europei e cristiani e meritiamo più considerazione”.
Ace Pojrasov, macedone di Piacenza, ha osservato da vicino le tendenze politiche della sua comunità. “Non esistono scissioni o spaccature interne, è un esercizio di democrazia. C’è ancora confusione rispetto ai programmi e alle proposte ma per noi sarà comunque un successo, una grande prova di maturità politica”. Per Pojrasov anche se la maggioranza dei candidati macedoni sono di centro-destra, la sensibilità della comunità è più incline a votare i partiti progressisti:”Molti di noi non si dimenticano degli slogan aggressivi della Lega e di Fratelli d’Italia contro gli stranieri”, nota Pojrasov secondo il quale saranno diverse centinaia gli elettori di origine macedone a recarsi alle urne. “Ma i numeri potrebbero essere più importanti – dice Ace – e arrivare a coinvolgere un migliaio di residenti, considerando che molti macedoni di Piacenza hanno il doppio passaporto bulgaro, e in quanto comunitari possono votare iscrivendosi alle liste elettorali aggiuntive (ndr: riservate ai cittadini Ue) senza dover ottenere la cittadinanza italiana, un processo caro, lungo e tortuoso”.
Queste elezioni comunali rappresentano per molte comunità le fondamenta sulle quali costruire una coscienza politica, un lavoro di prospettiva che pone le basi per una partecipazione sempre più crescente di piacentini di origine straniera alla vita pubblica.
La pensa così Nikola Hristov.
23 anni di origine macedone, laureando in Scienze Politiche e studioso di sfruttamento lavorativo, Hristov è candidato con ApP. “E’ necessario subito fissare delle priorità: il lavoro, le politiche sociali e l’accesso ai servizi”.
Nikola Hristov si riferisce al Polo logistico e propone di istituire un Tavolo per mediare fra operai e aziende. “Quasi tutti i lavoratori della logistica sono stranieri, molti parlano male l’italiano e non sanno leggere i contratti: è necessario tutelarli. Mia madre, per esempio, lavora nei magazzini da più di 5 anni e non ha ancora un contratto a tempo indeterminato”.
Il giovane aspirante consigliere chiede anche di rivedere gli orari dei trasporti pubblici affinché coincidano con i turni di lavoro: “Bisogna collegare il Polo logistico al resto della città con un sistema di navette notturno. Un operaio ha diritto di tornare a casa in sicurezza, senza per forza dover girare in bicicletta la notte, dopo 8 ore di lavoro pesante, rischiando di essere investito”. Altra proposta: quella di migliorare le condizioni di vita delle lavoratrici della logistica:”Con strutture di dopo-scuola e di asili-nido all’interno del Polo logistico”, precisa Nikola Hristov. Infine, secondo il candidato macedone di ApP, è necessario rafforzare lo Sportello InformaSociale e impiantare altri punti informativi nei vari quartieri della città per fornire indicazioni, orientamento e favorire l’accesso ai servizi sociali perché “molte famiglie non sanno quali sono i loro diritti”.
Negli ultimi 7 anni sono 2.819 i migranti che hanno ottenuto la cittadinanza italiana e hanno quindi diritto di voto. I tempi medi per ottenere la cittadinanza sono di 4 anni. Le regole, inasprite dalle leggi Salvini sulla sicurezza del 2018, sono diverse per i cittadini Ue e extra Ue. Questi ultimi, la maggioranza a Piacenza, devono dimostrare di risiedere nello stesso Comune italiano da almeno 10 anni e aver lavorato in modo consecutivo per gli ultimi 3 anni nella stessa azienda con un reddito non inferiore agli 8mila euro annui. I richiedenti devono inoltre esibire copia del casellario giudiziale, essere incensurati e non aver procedimenti penali in corso, sia in Italia che nel paese di origine. Coloro invece che sono nati in Italia, da genitori stranieri, possono fare richiesta per la cittadinanza al compimento dei 18 anni.
Fra nuovi cittadini italiani e cittadini Ue (come i rumeni) sono circa 4mila gli elettori piacentini di origine straniera.
Con 2687 residenti nel territorio comunale, i rumeni rappresentano la più grande comunità di migranti della nostra città.
Sono tre i candidati di origine rumena che si presentano alle elezioni: con Fratelli d’Italia c’è Lilica Pilaf mentre per le liste a sostegno di Katia Tarasconi ci sono Nicoleta Alina Suciu e Claudiu Cristea Viorel.
Viorel è un fedelissimo del Pd con una lunga storia di militanza alle spalle cominciata nel 2012. “Vogliamo rompere il tabù dell’immigrato indolente che si disinteressa della politica – dice – questa è la nostra occasione per entrare nelle istituzioni e lavorare per un vero cambiamento. Il nostro è un lavoro di prospettiva, un progetto di lungo respiro con al centro l’integrazione di quelle comunità storiche che hanno contribuito alla crescita della città”.
Viorel spiega che la comunità rumena non è soltanto occupata nell’edilizia come manodopera. “La società è cambiata, se i nostri padri facevano i muratori ora abbiamo una classe media emergente fatta di imprenditori: nella ristorazione, nei servizi, nei trasporti, nelle costruzioni”. Viorel si è quindi speso per lanciare un forum fra imprenditori rumeni piacentini ed esponenti importanti del Pd come l’onorevole Paola De Micheli. Claudiu è orgoglioso di correre insieme ad alcuni big della scena politica regionale e nazionale: “Sono loro il valore aggiunto della nostra coalizione, persone molto competenti che sanno come amministrare una città”.
Il lavoro più importante svolto dalla comunità rumena è stato quello di informare e promuovere la partecipazione al voto fra i “loro”. Benché cittadini Ue, molti rumeni non erano a conoscenza dei loro diritti. Per poter votare, devono dimostrare di risiedere a Piacenza da almeno 3 anni e fare richiesta per l’iscrizione alle liste aggiuntive elettorali riservate ai cittadini comunitari, almeno 40 giorni prima del voto. “Queste tempistiche sono penalizzanti. Sappiamo bene che in un’elezione tutto si gioca fino all’ultimo. Inoltre, la comunità non sapeva che ci fosse questa opportunità e spesso confondeva l’iscrizione alle liste aggiuntive all’affiliazione a un parte politica, ad una tessera di partito: è stata nostra premura orientare e spiegare quanto fosse importante votare, qui a Piacenza, nostra città di adozione”, dice Claudiu Viorel. Il lavoro di promozione ha pagato e sono circa 500 i cittadini di origine rumena che potranno votare il prossimo 12 giugno.
Cambiando continente, troviamo nella nutrita comunità latino-americana quattro candidate, tutte donne e schierate con la sinistra: l’argentina Maia Lihuen Seri, la cilena Daniela Silva e la colombiana Eliana Cruz a sostegno di Stefano Cugini; e Rosa Fernandez Coello con i Pensionati Piacentini, lista collegata a Katia Tarasconi.
“Come comunità siamo più portati a votare per un centro-sinistra moderato, siamo legati alle nostre radici e non potremmo mai scegliere un partito che non avesse fra i suoi valori fondanti la carità cristiana”, dichiara Walter Huanca della comunità ecuadoriana, un gruppo che si riunisce presso la Chiesa degli Scalabriniani in via Torta.
Gli ecuadoriani sono la prima comunità latino-americana e contano oltre 700 residenti nel Comune di Piacenza. Walter Huanca ricorda che il vero veicolo di integrazione dei latinos in città non è mai stata la politica ma la Chiesa. Tuttavia rimpiangono le amministrazioni di centro-sinistra. “C’era un riconoscimento anche formale – dice Huanca – e la giunta mandava sempre i propri rappresentanti durante le nostre ricorrenze. I rapporti erano cordiali”. Anche se il loro discorso è meno articolato rispetto alle altre comunità immigrate, gli ecuadoriani hanno le idee chiare su alcuni punti: ”Sarebbe già un successo parlare con le istituzioni, conoscere i candidati e le loro agende. Noi pretendiamo dignità, perché la nostra vita è fatta di lavoro e sacrifici, siamo tutti in regola con i permessi di soggiorno, non siamo una comunità di clandestini”. Huanca conferma che la retorica della destra italiana ferisce tutti i migranti: “La Lega e Fratelli d’Italia ci considerano incompatibili in quanto stranieri. Per noi è un’offesa poiché abbiamo sempre dimostrato di saperci adattare”.
Sono poco più di 200 i latinos con il diritto di voto ma sembra che la loro preferenza andrà tutta a sinistra perché “rappresenta il popolo e noi votiamo progressista per il futuro dei nostri figli: ci fa orrore l’idea che possano vivere in un paese e in una città che li discrimina”, dice Walter Huanca.
Infine ci sono gli africani. Circa 7mila residenti provenienti da oltre 20 paesi diversi. La maggioranza sono di religione islamica. I musulmani a Piacenza vengono dal Marocco, dall’Egitto, dal Senegal ma anche da paesi europei come la Bosnia e l’Albania. Come punto di riferimento hanno la struttura di via Caorsana, passata nel 2020 da associazione di promozione sociale a moschea, ovvero da centro culturale a luogo santo, riconosciuto dalle leggi dello Stato. La sua costituzione rappresenta uno sfregio per l’amministrazione uscente che aveva giurato di ostacolare la crescita dell’Islam a Piacenza.
La proposta del candidato leghista Massimo Polledri di indire un referendum cittadino per chiudere la moschea lascia i musulmani indifferenti. Molti preferiscono non commentare. Alcuni invece dicono: “E’ solo demagogia, la moschea è tutelata dalle leggi e l’Italia è uno Stato di diritto: buona fortuna a coloro che cercheranno di smantellare il nostro luogo santo”.
Significativa, per illustrate la confusione delle forze di centro destra in merito a un tema cosi delicato come la società interreligiosa, la visita formale appena due mesi fa dell’imam della comunità bosniaca di Piacenza Ahmed Tabakovic che si è fatto portavoce di un’esigenza dei bosniaci piacentini: fondare una propria comunità islamica in cui riunirsi e pregare stabilmente. Mentre la destra propone di smantellare il principale centro di culto musulmano in città, l’imam Tabakovic è stato ricevuto con tutte le attenzioni istituzionali in Comune dal sindaco Patrizia Barbieri.
Gli immigrati rappresentano a Piacenza più del 20% della popolazione cittadina. Ma solo una minima parte di essi possono votare. Se tutti potessero esprimere la propria preferenza, inciderebbero in modo determinante sull’esito elettorale poiché al 31/12/2021, sono 20.674 i cittadini stranieri iscritti all’anagrafe comunale.
A questo dato, in prospettiva, si aggiungono gli 8.985 studenti non italiani frequentanti le scuole piacentine, il 23% dell’intera popolazione studentesca (2019-2020). Un’incidenza che colloca Piacenza al secondo posto fra i comuni italiani con più immigrati in età scolare, dopo Prato.




