
Un luogo di accoglienza, solidarietà e condivisione. Una casa aperta a tutti, soprattutto – parole dell’attuale direttore Mario Idda – “alle persone più deboli ed in difficoltà”. È la Caritas Diocesana di Piacenza Bobbio, da cinquant’anni punto di riferimento della comunità, nodo centrale per la coesione sociale e la lotta alle povertà e alle diseguaglianze. Un ruolo centrale nel welfare del territorio che ha spinto amministrazione comunale e Fondazione di Piacenza e Vigevano ad insignire l’organizzazione caritativa dell’edizione 2022 della benemerenza civica “Piacenza Primogenita d’Italia”. In occasione della cerimonia del conferimento del premio, svoltasi nella mattinata del 10 maggio nel salone monumentale di Palazzo Gotico, il sindaco Patrizia Barbieri ha consegnato l’onorificenza al vicario generale monsignor Luigi Chiesa – in rappresentanza del vescovo e presidente della Caritas Diocesana Adriano Cevolotto – e al direttore Idda. Incise sulla targa le motivazioni di tale riconoscimento. “Per averci insegnato ad ogni passo, in questi 50 anni di cammino, che non si può mai restare indifferenti a una richiesta di aiuto. Per l’umanità e il profondo, generoso impegno civile, nella costante adesione ai valori della solidarietà e della carità cristiana. Per la presenza viva, forte e attenta a sostegno della nostra comunità, capaci di ispirare e promuovere la coesione sociale”.
“Caritas ci richiama alle nostre coscienze” – “Non abbiamo avuto nessuna esitazione in merito al conferimento della benemerenza alla Caritas – ha spiegato il primo cittadino Barbieri -. Si tratta dell’abbraccio dell’intera cittadinanza a chi quotidianamente si spende con grande altruismo e generosità. Il percorso della Caritas in questi 50 anni si è sviluppato con necessità sempre nuove: se ripenso alla pandemia tutto ciò che è successo era inimmaginabile. Una situazione dove l’emergenza era minuto per minuto e che ha portato ad un contatto stretto tra amministrazione e Caritas. C’erano persone che avevano paura di chiedere aiuto, la Caritas ci ha aiutato ad intercettarle e a dare le giuste risposte. Tutte situazioni che rimangono nel cuore. Col covid sono nate nuove povertà: economiche, sociali, relazionali. La Caritas è stata sempre punto di riferimento essenziale in questo contesto e lo è anche oggi con l’emergenza Ucraina. La Caritas ci richiama alle nostre coscienze, a non essere mai indifferenti a chi chiede aiuto. Siamo una comunità che va insieme, che deve essere presente là dove c’è bisogno: Caritas ci ha aiutato a farlo, il nostro grazie arriva con questo riconoscimento commosso, partecipe e sentito”.
Tra le varie autorità civili, militari e religiose, era presente alla cerimonia anche il prefetto di Piacenza Daniela Lupo. “Caritas – ha evidenziato – ha portato un grande contributo in tempi di pandemia, oggi lo fa nell’accoglienza delle famiglie ucraine, nell’apporto che dà alle istituzioni e agli enti locali. Fare parte di una grande famiglia come la Caritas significa condividere sempre i suoi valori”
Tra gli ex volontari di Caritas – in tanti erano presenti alla cerimonia – c’è anche il presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano Roberto Reggi. “Circa quarant’anni fa – ha ricordato -, questa organizzazione è stata in grado di intercettare la profonda inquietudine di tanti giovani trasformandola in proposte concrete per la comunità, risultando decisiva per la nascita delle cooperative sociali”.
“Caritas ci insegna a vivere le situazioni difficili come opportunità” – Parola poi al vicario generale monsignor Luigi Chiesa. “Caritas – ha affermato – ci ha accompagnato in tutti questi anni, aiutandoci a vivere situazioni difficili, a volte drammatiche. Eppure questa organizzazione ci porta ad affrontare questi accadimenti come un’opportunità, facendoci capire che il potere che abbiamo non è tanto quello di cambiare le situazioni, ma il modo di affrontarle. In tanti potrebbero testimoniare che operando con Caritas hanno scoperto di essere capaci di solidarietà, di fare buone relazioni, di avere risorse inaspettate”.
“Caritas espressione della comunità piacentina” – Prima di ricevere il premio, è quindi intervenuto il direttore Mario Idda. “La Caritas è espressione della comunità piacentina – ha detto -. Dal 1972 è un pezzo importante del tessuto della comunità, patrimonio condiviso da tutelare e sviluppare: la Caritas è la casa di tutti. L’esperienza della Caritas è esperienza di condivisione, volontariato, in cui tanti oggi si riconoscono”. Poi uno sguardo alla stringente attualità, dall’emergenza covid, non ancora terminata, a quella della guerra in Ucraina, con le inevitabili ricadute sul tessuto socio-economico del territorio. “Il problema del lavoro si trascina sin dalla prima crisi economica del 2008 – ha rilevato -. Su quella crisi che non si è mai sanata completamente si sono inseriti i primi due anni di covid, generando una crisi che da economica è divenuta sociale. L’arrivo dei profughi dall’Ucraina – ha aggiunto – andrà ad accentuare ulteriormente il problema abitativo. Una questione sempre lì sulla soglia ma che secondo noi si porrà in maniera più significativa nei prossimi mesi. L’accoglienza nel tempo pensata dalla Caritas – ha concluso – deve coinvolge le intere comunità parrocchiali in cui i profughi si trovano in modo che non vengano lasciati soli”.




