Seguire i riti del Ramadan in un paese non musulmano, le difficoltà per un credente

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Il 2 aprile i musulmani di tutto il mondo, a Piacenza e Provincia circa 22mila residenti, sono entrati nel mese sacro del calendario islamico: il Ramadan. Rispettare i precetti ad esso collegato, ovvero il digiuno e la preghiera, non è un’opzione ma un obbligo per ogni musulmano in grado di compierlo. Ci sono deroghe che riguardano l’età e la salute, lo stato interessante e il tipo di lavoro svolto. Un muratore o un ammalato sono, per esempio, dispensati dal compierlo. Poiché come riporta il Corano: “Allah vuole da voi quello che vi è facile, non quello che vi è duro”.

I momenti culminanti durante la giornata sono due: quando si saluta l’alba in preghiera e al tramonto quando invece si interrompe il digiuno quotidiano con un rito chiamato “Iftar” che significa in arabo “sospensione” (dal digiuno).

Preservare le proprie tradizioni religiose in un paese di cultura diversa è sempre una sfida. Ma i musulmani piacentini si adeguano e adattano i loro riti in base alle circostante della quotidianità. In una città araba, i ritmi di vita e di lavoro rallentano. E pazienza per il profitto: la precedenza è quella di onorare le prescrizioni del mese di Ramadan: digiuno, preghiera e meditazione.

In Occidente e in Italia tale attenzione è meno scontata. I “nostri” musulmani, provenienti da più di 20 paesi diversi (dai Balcani al Bangladesh), sono spesso impiegati in lavori di fatica, nei magazzini della logistica o nelle campagne del nostro territorio. Senza acqua né cibo, nelle ore diurne, il ritmo di lavoro dei musulmani durante il Ramadan ne è inevitabilmente condizionato.

Nessuna legge o regolamento obbliga le aziende italiane ad accettare una variazione di produttività in base alla religione dei propri lavoratori, siamo un paese laico. Di solito però si trovano accordi interni con il datore di lavoro che in alcuni magazzini si trova a gestire una manodopera al 90 % composta da lavoratori di religione islamica.

Predisporre le preghiere in azienda e regolare i tempi di lavoro in base alla rottura del digiuno rimangono i punti essenziali, da concordare ogni anno con i padroni. Molti musulmani trovano un compromesso lavorando durante la pausa pranzo, per timbrare il cartellino un po’ prima e rompere il digiuno in famiglia. Altri prendono le ferie soprattutto in concomitanza con la grande festa finale del Ramadan, l’Eid el Fitr che dura ben 3 giorni.

Ci sono tuttavia 3 regole, che tutti i musulmani, ovunque essi si trovino, possono e devono rispettare.

Osservare il “Suhoor”, ovvero consumare l’ultimo pasto prima dell’inizio del digiuno quotidiano. All’alba, ogni buon musulmano si sveglia e mangia un pasto completo per poi compiere la prima orazione quotidiana e affrontare la giornata lavorativa.

L’”Iftar” è sicuramente il rito più importante del mese di Ramadan. Si tratta della rottura del digiuno quotidiano, dopo il tramonto. Non si esagera mai con il cibo dopo una giornata di digiuno, non sarebbe salutare. Il Corano raccomanda moderazione. Tuttavia è un momento di festa quotidiano che si rinnova ogni sera del mese di Ramadan da vivere in famiglia o in comunità. Il rito dell’interruzione del digiuno prevede un primo piccolo pasto a base di datteri e di latte di capra. Altre portate vengono poi preparate nel corso della notte: dal cous-cous allo spezzatino “tajine”, dalle salsicce magrebine “merguez” agli spiedini di montone piccante. Immancabile il thé alla menta fresca e il leben, il latte fermentato.

Infine, c’è il Tarawih, la preghiera supplementare notturna che viene eseguita dopo le 5 orazioni canoniche e che può durare tutta la notte, in base alla spiritualità del credente.

Periodo di raccoglimento, di purificazione e di meditazione, la ricorrenza culminerà il 1 maggio con la grande preghiera finale che determina la fine del mese di privazioni. L’Eid el Fitr, la festa di fine Ramadan, dura 3 giorni nei paesi islamici. Per l’occasione le città musulmane si ornano di addobbi colorati e i fedeli si scambiano calorosi saluti e regali per celebrare l’adempimento di uno dei precetti fondamentali del Corano: il digiuno rituale, “Pilastro” dell’Islam.

Cos’è il Ramadan? Chi è obbligato e chi è esentato?

“Ramadan” è il nome con il quale i musulmani chiamano il nono mese del loro calendario. Secondo i musulmani è il mese nel quale Allah, attraverso l’Arcangelo Gabriele, avrebbe rivelato il suo messaggio al profeta Mohamed. E’ considerato il mese della rivelazione coranica e per commemorare quest’evento fondativo della religione islamica venne istituito sin dai tempi del Profeta (nel VII secolo dopo Cristo) il digiuno rituale, il “Sawm” in arabo. Il digiuno costituisce il quarto dei cinque Pilastri dell’Islam (“Arkan al-Islam”), ovvero gli obblighi inderogabili di ogni musulmano.

Alcune categorie di persone sono esentate dal seguire la pratica religiosa: le donne incinta, i bambini, gli anziani, gli ammalati, le persone in viaggio, coloro che eseguono mestieri usuranti, persino gli studenti che devono superare le prove degli esami.

Per gli osservanti, il Ramadan è un mese interamente dedicato a Dio. E’ un periodo di preghiera e di privazioni mondane in cui il fedele, dall’alba al tramonto, si astiene dal cibo, dalle bevande, dal fumo e dai rapporti sessuali. Lo scopo spirituale è quello di riuscire a controllare il proprio comportamento al fine di superare l’aspetto più terreno della natura umana, finalizzando l’attenzione solo sul ricordo e sul primato di Dio.

Dall’Indonesia al Marocco sono quasi due miliardi i musulmani coinvolti nella celebrazione del Ramadan iniziato, alle nostre latitudini, all’alba di sabato 2 aprile. In Italia vivono 1 milione e seicentomila musulmani, a Piacenza e provincia sono circa 22mila i credenti nell’Islam. Una comunità multinazionale etnicamente composita che orbita intorno ai quattro centri islamici presenti sul nostro territorio, di cui uno è una vera e propria moschea con sede in via Caorsana.

Autocontrollo e rigore durante il giorno, festa e preghiera di notte. Il mese di Ramadan si vive dopo il tramonto: è un periodo molto vivace di socializzazione e condivisione, spesso un’occasione per ritrovarsi in famiglia o fra amici con grandi cene comunitarie consumate fino a notte fonda.

Fatica e devozione crescono di intensità negli ultimi 10 giorni con le giornate che si allungano, il caldo che incombe e la fame e la sete che mordono. In quest’ultimo periodo viene celebrata la cosiddetta “Notte del destino”, interamente dedicata alla preghiera, che precede di qualche giorno la grande festa di fine Ramadan, prevista per il 1 maggio. L’Eid el-Fitr è una delle ricorrenze più sentite nel mondo islamico, un vero raduno religioso di massa. A Piacenza, la cerimonia di fine Ramadan si svolge presso la palestra del Polisportivo, struttura capace di accogliere la popolosa comunità islamica locale.

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