Assedio a Mariupol, oggi nuovi colloqui Ucraina-Russia. Aperta indagine su crimini di guerra

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Secondo il procuratore del tribunale con sede all’Aia, “ci sono ragionevoli motivi per credere che crimini che ricadono sotto la nostra giurisdizione sono stati commessi in Ucraina dal 2013 a oggi”

ROMA – Si dovrebbe tenere oggi il secondo round di negoziati tra Russia e Ucraina: i colloqui, annunciati per ieri, sono stati rinviati. Fonti russe avevano parlato di “difficoltà logistiche” della delegazione di Kiev a raggiungere il luogo dell’incontro. Ma i combattimenti non si fermano.

Uno dei fronti più caldi del conflitto in corso in Ucraina sembra essere quello meridionale, punto di apertura del Paese verso il Mar Nero e luogo di confine con la provincia della Crimea, unilateralmente annessa da Mosca nel 2014. Dopo una serie di iniziali smentite Igor Kolykhaev, sindaco di Kherson, 300mila abitanti a circa 80 chilometri dal Mar Nero, ha confermato la conquista della città da parte le forze armate russe annunciata ieri dal ministero della Difesa di Mosca.

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Combattimenti intensi si registrano anche a Mariupol, centro portuale situato nell’oblast del Donestk, sede di una auto proclamata repubblica indipendente riconosciuta e sostenuta da Mosca, circa 370 chilometri a est di Kherson. Il consiglio municipale della città, oltre 490mila abitanti, ha accusato le forze armate russe di di aver lasciato la popolazione dopo aver “deliberatamente colpito per sette giorni infrastrutture civili chiave”.

In un comunicato l’organismo municipale parla di “genocidio” degli ucraini. Stando a quanto riferiscono media internazionali, il sostanziale assedio della città è stato confermato anche da un consigliere del ministro degli Interni ucraino, Anton Herashchenko.
Dal canto suo Mosca ha accusato l’Ucraina di voler fare uso di scudi umani durante le ostilità, anche nel contesto dei combattimenti a Mariupol. “Ci sono molte informazioni sulle provocazioni che sta preparando Kiev, anche a Mariupol e in altri territori, dove gli ucraini stanno ora cercando di usare i cittadini come scudi umani”, ha detto il ministro degli Esteri Sergej Lavrov, citato dall’agenzia pubblica Tass.

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Le ostilità sono estese anche alla capitale Kiev, dove continuano le notizie di bombardamenti. Nel suo ultimo discorso televisivo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha affermato che l’esercito di Mosca “non sta mettendo a segno alcun successo dal punto di vista strategico” e che i continui attacchi aerei sono prova del fatto che “l’armata russa non riesce a ottenere nulla di significativo sulla terra” ucraina.

LAVROV: “TOGLIERE ARMI A KIEV UNICA STRADA PER LA PACE”

Qualsiasi accordo di pace con Kiev deve implicare la “completa rimozione dall’Ucraina delle infrastrutture belliche” che “minacciano” la Russia. Così il ministro degli Esteri di Mosca, Sergej Lavrov, citato dall’agenzia pubblica Tass nel giorno in cui è previsto il secondo round di negoziati tra i due Paesi. Il contesto è quello dell’operazione militare su larga scala lanciata dalla Russia in territorio ucraino la settimana scorsa.

“Siamo pronti a parlare, ma continueremo la nostra operazione, perché non possiamo permetterci di mantenere le infrastrutture in Ucraina che minacciano il nostro Paese”, ha ribadito il capo della diplomazia del Cremlino anche in riferimento all’incontro di oggi.
Lavrov ha poi indicato quelli che a suo dire sono gli obiettivi dell’operazione “speciale” lanciata dal presidente Vladimir Putin all’alba di giovedì scorso: “smilitarizzare l’Ucraina in modo da prevenire la presenza di armi che minacciano la Russia in qualsiasi momento; ‘denazificare’ il Paese vicino, perché nessuno ha cancellato il verdetto del Tribunale di Norimberga; fornire garanzie alla Russia senza che Kiev aderisca alla Nato”.

Il ministro degli Esteri russo ha sostenuto inoltre che l’obiettivo dell’Occidente non è quello di proteggere l’Ucraina, quanto piuttosto di “smantellare” la Russia. Stando alle ultime informazioni disponibili, l’incontro negoziale tra Kiev e Mosca si dovrebbe svolgere oggi pomeriggio in un luogo non precisato al confine tra Bielorussia e Polonia.

APERTA UN’INDAGINE PER CRIMINI DI GUERRA

E dopo la condanna dell’Onu all’attacco di Mosca, si muove anche la Corte Penale Internazionale. Il procuratore del tribunale con sede all’Aia, Karim A.A. Khan QC, ha annunciato che, dopo la segnalazione di 39 Paesi (tra cui l’Italia) aderenti allo Statuto di Roma, ha aperto un’inchiesta sulla situazione in Ucraina “a partire dal 21 novembre 2013 fino a oggi”. L’obiettivo dell’inchiesta, spiega il procuratore Khan, è scoprire se ci sono stati “crimini di guerra, crimini contro l’umanità o genocidi commessi in qualsiasi parte del territorio ucraino da qualsiasi persona”.

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Il procuratore ha fatto sapere di voler procedere immediatamente con “investigazioni attive” e di aver già iniziato a raccogliere prove. Secondo l’ufficio di Khan, ci sono “ragionevoli motivi per credere che crimini che ricadono sotto la giurisdizione della Cpi sono stati commessi“. Dall’Aia si assicura che l’inchiesta sarà condotta “oggettivamente e in maniera indipendente” e che saranno presi contatti con tutti gli stakeholders e con le parti in causa nel conflitto. Il procuratore della Cpi ha invitato queste ultime ad “aderire strettamente alle regole del diritto internazionale umanitario”.

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